Libia: Guardia Costiera accusata di maltrattamenti sui migranti

Pubblicato il 22 giugno 2018 alle 14:03 in Immigrazione Libia

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Il portavoce libico della Marina Militare, Ayoub Qassim, ha rilasciato una dichiarazione in cui nega tutte le accuse rivolte dal quotidiano britannico Daily Mail riguardo ai maltrattamenti che le guardie costiere del Paese avrebbero inflitto ai migranti africani che intendono imbarcarsi e lasciare il continente. Le denunce sarebbero supportate da filmati in cui si sostiene vengano ripresi i militari libici mentre picchiano i migranti vicino alla costa.

Qassim ha dichiarato, giovedì 21 giugno, che le affermazioni del Daily Mail sono un’invenzione volontaria che non regge su alcuna prova certa e ha aggiunto che le testimonianze secondo cui l’Unione Europea, Gran Bretagna inclusa, spenderebbe 160 milioni di sterline in Libia per addestrare le guardie costiere e fornire loro le barche e le attrezzature necessarie sarebbero false e infondate.

“Il video in cui si mostrano i migranti africani che vengono picchiati su un gommone vicino alla costa libica sono stati presi da un report della British Sky News due anni fa. Il rapporto faceva il nome di un uomo della Guardia Costiera libica, Abdelrahman Milad, che è stato accusato di crimine e lavoro illegale. Il militare sarà punito dalla giustizia, come richiesto dal mandato di un procuratore generale. È stato anche sospeso dalla Guardia Costiera fino alla fine delle indagini”, ha spiegato Qassim.

Il portavoce della Marina Militare ha anche invitato tutti coloro che hanno prove a sostegno delle affermazioni del Daily Mail di presentarle ai tribunali libici, in modo tale che la Marina possa adottare le giuste misure necessarie a punire i responsabili degli eventuali maltrattamenti e di altre violazioni.

Secondo quanto pubblicato dal quotidiano britannico il 17 giugno, le guardie costiere libiche e i trafficanti di esseri umani commetterebbero gravi e inumane violenze sui migranti africani arrivati nei pressi della costa libica. I video raccolti riprendono i migranti mentre vengono colpiti con fruste improvvisate al momento di imbarcarsi su un gommone pericolosamente carico. La scena rivela gli abusi commessi dai trafficati di esseri umani, che contrabbandano i migranti verso l’Europa, e, secondo il filmato, i capibanda sarebbero funzionari della Guardia Costiera pagati dalla Gran Bretagna per fermare i movimenti illegali. I migranti verrebbero così scoraggiati a imbarcarsi, grazie ai 160 milioni di sterline che alcuni Stati dell’UE invierebbero alla Libia. I soldi sono usati per reclutare e addestrare le guardie costiere e per fornire mezzi di comunicazione e di soccorso, come barche e veicoli.

Un’indagine dell’ONU ha accusato Abd Al Rahman al-Milad, capo dell’unità della Guardia Costiera di Zawiya, a circa 20 miglia da Tripoli, di essere un boss del traffico di esseri umani e di avere legami con altri criminali, molti dei quali sono membri del suo equipaggio. L’uomo, che nel 2011 aveva combattuto al fianco dei ribelli per rovesciare il regime del dittatore Muammar Gheddafi, userebbe navi di pattuglia acquistate con soldi europei per inseguire le barche dei suoi rivali piene di migranti, sparare contro di loro e affondarle. Si ritiene che abbiano anche attaccato navi di soccorso internazionali. L’8 giugno 2018, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha stabilito sanzioni finanziarie e restrizioni di viaggio contro al-Milad e altri 5 individui che gestiscono i traffici di esseri umani in Libia, utilizzando per la prima volta questo tipo di misure nei confronti di persone accusate di tali crimini. Un altro è Mohamd Kachlaf, multimilionario libico che è accusato di maltrattare i migranti e vendere donne provenienti dall’Africa sub-sahariana e dal Marocco come schiave del sesso presso i mercati di schiavi locali. L’uomo è a capo della milizia armata Suhada al Nasr, che opera a Zawiya. Gli uomini armati di Al-Nasr gestiscono un centro di detenzione illegale per i migranti catturati in mare. L’inchiesta delle Nazioni Unite ha denunciato l’esistenza di condizioni disumane con donne e bambini che vivono in uno stato “critico”. Molti dei migranti sono spesso picchiati, gli uomini vengono messi all’asta come schiavi nei mercati aperti e le donne vendute per sesso. Ci sono rapporti di innumerevoli stupri, abusi e uccisioni sommarie. Il quotidiano Daily Mail sostiene che le attività di al-Milad, e di altri, siano finanziate con soldi europei.

Il Segretario generale delle nazioni Unite, Antonio Guterres, ha accolto con favore le sanzioni, affermando: “Deve esserci responsabilità per lo sfruttamento e le violazioni dei diritti umani”. Anche gli Stati Uniti sono intervenuti nella question, con il Sottosegretario per il Terrorismo e l’Intelligence finanziaria, Sigal Mandelker, che ha dichiarato: “Questi gruppi torturano, rapinano e riducono in schiavitù i migranti che cercano una vita migliore. Al-Milad e gli altri membri della Guardia Costiera sono stati direttamente coinvolti nell’affondamento di imbarcazioni piene di migranti per mezzo di armi da fuoco, spesso nel tentativo di indebolire l’attività di contrabbando dei suoi rivali”.

Il budget di 160 milioni che dovrebbe proteggere i migranti e i rifugiati, è supportato dall’operazione Sophia, un’iniziativa navale lanciata nel luglio 2015 con l’obiettivo di fermare la tratta di esseri umani nel Mediterraneo e al contempo formare la Guardia Costiera libica. Gli Stati membri supportano l’operazione a proprie spese. La Gran Bretagna ha fornito, da parte sua, un cacciatorpediniere e un vascello militare, e attualmente schiera la nave da ricognizione HMS Echo come parte della flotta. I Royal Marines hanno inoltre addestrato reclute della Guardia Costiera.

Dal 2014, oltre 1,6 milioni di migranti sono arrivati in Europa dopo il passaggio dalla Libia, secondo i dati dell’Organizzazione internazionale per i migranti (IOM). Di quel numero, 16.328 sono annegati o non si trovano. Solo nel 2018, finora sono morte in mare circa 1000 persone. Nel 2015, secondo le stime delle Nazioni Unite, i network dei trafficanti di esseri umani hanno guadagnato tra i 4,7 e i 5,7 miliardi di euro. Nel 2016 è stata registrata una diminuzione di circa 2 miliardi rispetto all’anno precedente.

In seguito allo sbarco di quasi 355.000 migranti in Europa nel 2016, di cui 181.000 in Italia, i governi dell’Unione Europea hanno dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori. L’Italia, in particolare, dall’inizio del 2017, ha concluso una serie di accordi con le autorità di Tripoli, che hanno portato a una significativa diminuzione degli sbarchi dalla Libia. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 7 giugno 2018, sono giunti nel nostro Paese 13.808 migranti, di cui 9.372 provenienti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione pari al 77,5% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017.

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Chiara Gentili

di Redazione

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