Arabia Saudita e Iran: tensioni nell’OPEC

Pubblicato il 22 giugno 2018 alle 6:10 in Arabia Saudita Iran

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L’Arabia Saudita ha dichiarato che farà tutto il necessario per evitare una carenza di rifornimenti petroliferi, dal momento che il Paese si dichiara sempre più pronto ad una resa dei conti con l’Iran, principale rivale in Medio Oriente e collega nell’OPEC. Il ministro per gli Affari Energetici, principe ereditario dell’Arabia Saudita, Abdulaziz bin Salman, ha chiaramente affermato: “Faremo tutto il necessario per mantenere la stabilità del mercato e assicurare che non ci siano carenze nell’approvvigionamento di petrolio”. Tali affermazioni sono arrivate durante la conferenza sul petrolio a Vienna, tra il 20 e il 21 giugno.

L’Arabia Saudita, insieme alla Russia, la quale non è membro dell’OPEC, sta facendo pressioni per diminuire il tetto di produzione petrolifera, dal momento che i prezzi sono arrivati a circa 70$ al barile, dal 2016. Washington, al contrario, ha fatto pressioni su Riyadh per aumentare la produzione in modo da far scendere i costi. Alla luce di ciò, il ministro iraniano del Petrolio, Namdar Zanganeh, ha ribadito la resistenza del Paese nei confronti dell’aumento della produzione, accusando Trump di politicizzare l’OPEC.

Negli ultimi mesi, gli USA hanno incolpato ripetutamente l’OPEC di alzare i prezzi del petrolio, tuttavia Zanganeh ha ribattuto che sono state proprio le sanzioni degli Stati Uniti su Iran e Venezuela ad alimentare i timori di una crisi dell’offerta, mettendo sotto pressione i prezzi. Alla luce di ciò, il ministro iraniano ha dichiarato: “Non si possono imporre sanzioni commerciali unilaterali nei confronti di 2 membri fondatori dell’OPEC […] e allo stesso tempo aspettarsi che il mercato petrolifero globale non mostri tensioni”.

L’OPEC discuterà le possibili modifiche al contratto di fornitura nella capitale austriaca entro la settimana corrente. La Russia, insieme ad altri 10 Stati non-membri, si unirà ai colloqui, sabato 23 giugno. L’Iran, aveva già di chiarato in precedenza che al dialogo si sarebbero uniti anche Venezuela ed Iraq, così da bloccare l’iniziativa per aumentare la produzione di petrolio di un milione e mezzo di barili al giorno in tutto il mondo. In tale contesto, è importante evidenziare che, a differenza dell’Arabia Saudita e della Russia, le quali hanno la capacità per aumentare la produzione, molti Paesi dell’OPEC non possiedono i mezzi.

Per di più, un calo dei prezzi del petrolio implicherebbe una concomitante diminuzione delle entrate statali di per l’Iran e per altri Stati petroliferi del Medio Oriente. Allo stesso tempo, anche le nuove sanzioni americane contro Teheran, annunciate dopo che il presidente Donald Trump ha ritirato Washington dall’accordo nucleare del 2015, dovrebbero includere un taglio alla produzione petrolifera del 2019 di quasi il 30%.

Il capo della Guardia Rivoluzionaria iraniana ha criticato alcuni attivisti del Paese per aver firmato una lettera, nella quale si richiedeva ai leader del Paese di prendere parte ai colloqui diretti con Washington. Tale richiesta è stata accolta negativamente dai vertici governativi, i quali hanno accusato i richiedenti di essersi schierati con gli Stati Uniti, “il nemico del popolo”. In tale documento, si afferma che dialogare con gli Stati Uniti potrebbe proteggere gli interessi nazionali dell’Iran, risolvendo alcuni problemi del Paese. Tra i firmatari, vi erano: l’ex sindaco di Teheran, leader della fazione riformista, il Construction Party, Gholamhossein Karbaschi; l’ex portavoce del Ministero degli Esteri, Hamid Assefi; il critico di regime detenuto, Ahmed Montazeri; e l’ex giornalista Jamila Kadivar.

L’Iran è il principale rivale degli Stati Uniti in Medio Oriente e il nemico storico dell’Arabia Saudita. Il governo americano ha inserito l’Iran nella lista degli Stati sponsor del terrorismo nel 1984. Tale lista è stata introdotta dagli Stati Uniti nel 1979 per elencare quei Paesi che “avevano ripetutamente supportato atti di terrorismo internazionale”. L’inserimento al suo interno prevede una serie di misure unilaterali, tra cui un embargo sull’esportazione e l’acquisto di armi e altre iniziative punitive. La lista è regolata da tre leggi, quali la Sezione 6 dell’Export Administration Act, la Sezione 40 dell’Export Control Act e la Sezione 620 del Foreign Assistance Act.

In linea con tale posizione, martedì 22 maggio, il Dipartimento del Tesoro americano ha imposto nuove sanzioni contro 5 individui iraniani legati alla Quds Force, accusati di aver fornito supporto ai ribelli sciiti Houthi nell’ambito del conflitto in Yemen.

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Alice Bellante

di abellante

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