Afghanistan: i talebani riavviano le offensive, gli USA rifiutano i colloqui diretti

Pubblicato il 22 giugno 2018 alle 14:30 in Afghanistan Asia

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Dopo i tre giorni di cessate il fuoco, i talebani hanno annunciato il riavvio delle offensive nonostante l’estensione della tregua annunciata dal presidente afghano, Ashraf Ghani. Alla luce di tale comunicazione, il gruppo ha ricominciato a condurre i consueti attacchi per tutto il Paese, nelle province di Farah, Faryab, Helmand, Ghazni, Badghes e Kuduz. Assumendosi la responsabilità per tali offensive, il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahed, ha twittato che almeno 27 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi nel corso delle aggressioni parte dell’annuale offensiva primaverile, “al-Khandaq”. Oltre agli attacchi rivendicati ufficialmente, il gruppo è accusato di aver violato il proprio cessate il fuoco, durato per i 3 giorni della festività di Eid-al-Fitr. Secondo una dichiarazione rilasciata dall’ufficio del governatore di Ghazni, gli insorti avrebbero violato la tregua rapendo 6 soldati nel distretto di Andar e sequestrando un Humvee nel distretto di Sultan Bagh, domenica 17 giugno.

Dal canto suo, il Ministero della Difesa afghano, giovedì 21 giugno, ha dichiarato che i talebani hanno aumentato gli attacchi in almeno 7 province, dopo la fine del cessate il fuoco. Secondo quanto riferito, oltre 90 membri delle forze di sicurezza afghane sono stati uccisi negli scontri nelle province di Badghis, Farah, Faryab e Ghazni. Il comandante della polizia di Badghis, il generale Fahim Qaeem, ha affermato: “Loro (i talebani) hanno abusato della misericordia delle forze governative, tuttavia le forze di sicurezza hanno insegnato loro una lezione che non avevano mai immaginato di imparare”.

Il governo non solo ha esteso la tregua di altri 10 giorni, ma ha anche rilasciato 46 prigionieri talebani al fine di mostrare la predisposizione ad un processo di pace. Nonostante ciò, il gruppo insurrezionale insiste nel sostenere che parteciperà ai colloqui di pace solo attraverso negoziati diretti con gli Stati Uniti e non con il governo afghano. Il leader supremo del gruppo sostiene altresì che la controparte americana deovrà comprendere la realtà della situazione, dialogando direttamente con l’Emirato Islamico per trovare una soluzione e ritirare le forze di occupazione dal Paese.

Il presidente Ghani e il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, hanno discusso telefonicamente circa l’iniziativa di cessate il fuoco in Afghanistan, riepilogando gli sforzi in corso per la pace e la riconciliazione, la sera del 21 giugno. Secondo l’ufficio del presidente, ARG Palace, il vicepresidente statunitense avrebbe riaffermato il sostegno di Washington per il processo di pace afghano, congratulandosi con Ghani e il governo per l’estensione della tregua. Pence ha inoltre confermato il sostegno americano per le prossime elezioni, sottolineando l’importanza di sforzi congiunti nella lotta al terrorismo. Il presidente Ghani ha ringraziato gli Stati Uniti per il sostegno, enfatizzando che la Nazione afghana sta vivendo un momento critico per un processo di pace e riconciliazione.

Allo stesso tempo, proprio alla luce della richiesta talebana di colloqui diretti con gli Stati Uniti, l’ambasciatrice Alice Wells, alta funzionaria del South and Central Asia Affairs, ha affermato che gli USA sono pronti a sostenere, facilitare e supportare i negoziati diretti tra il governo afghano e i talebani, ma non solamente con il gruppo. In una testimonianza ufficiale di fronte al House of Foreign Affairs Committee, il 20 giugno, l’ambasciatrice Wells ha dichiarato: “I risultati desiderati per il processo di pace sono chiari e non sono cambiati. I talebani devono rinunciare alla violenza, rompere i legami con al-Qaida e accettare la Costituzione afghana, comprese le protezioni per le donne e le minoranze. Ci sono stati segnali secondo i quali i leader talebani in Pakistan starebbero considerando di aderire ad un processo di pace; tuttavia, il gruppo non ha risposto all’offerta di colloqui incondizionati offerta dal presidente Ghani”.

Da decenni ormai, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. Secondo quanto riporta ToloNews, almeno 13 dipendenti di una società di costruzioni sono stati rapiti dopo che un gruppo di uomini armati ha attaccato il loro ufficio nella provincia di Kandahar, il 22 giugno. Secondo una dichiarazione della polizia provinciale, gli attentatori si sono scontrati con le forze governative nel corso del rapimento, causando la morte di 4 membri delle forze dell’ordine.  In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, i talebani si sono affermati come gruppo dominante nel Paese e, alla fine di una sanguinosa guerra civile, hanno governato gran parte del Paese dal 1996 al 2001. Dopo essere stati deposti in seguito all’invasione statunitense del 2001 e all’intervento NATO del 2003, il gruppo ha iniziato a compiere offensive per destabilizzare il Paese e riacquisire il potere. Tuttavia, i talebani non sono l’unico gruppo insurrezionale presente in Afghanistan. Dal 2015, è presente anche Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione, che compie attentati contro le forze di sicurezza e le minoranze sciite locali.

Con le progressive sconfitte dell’ISIS in Siria e in Iraq, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei per colpire sia i talebani, sia i militanti affiliati allo Stato Islamico attivi nel Paese asiatico. Il 21 agosto, il presidente statunitense, Donald Trump, ha annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan volta ad eliminare definitivamente la minaccia terroristica. Secondo tale piano strategico, sono stati introdotti altri 4.000 soldati americani e sono state approvate alcune politiche più aggressive contro i talebani. In primo luogo, i generali del Pentagono hanno l’autorità di aumentare o diminuire il numero delle truppe, senza tuttavia rendere noti i provvedimenti definitivi. In secondo luogo, i comandanti militari hanno la possibilità di prendere decisioni autonome circa le missioni, in tempo reale e in base alla situazione corrente. In terzo luogo, Trump ha dichiarato che non avrebbe più annunciato più le operazioni militari.

Il tenente generale statunitense, Scott Miller, nominato per occuparsi delle operazioni militari statunitensi in Afghanistan, ha avvertito i senatori che nel caso in cui l’America ritirasse troppo velocemente le proprie truppe dal Paese asiatico, l’ISIS potrebbe decidere di unirsi ad al-Qaeda per pianificare attacchi contro gli USA o i suoi alleati. A detta del tenente, ogni brusco ritiro potrebbe innescare conseguenze simili a quanto accaduto in Iraq dal 2015, quando l’esercito iracheno è crollato e molte forze si sono unite o arrese all’ISIS. Miller ha inoltre sollevato la questione del Pakistan, riaffermando la necessità di eliminare i rifugi dei terroristi per sconfiggere definitivamente la minaccia. Secondo il tenente, i rifugi sicuri in questione rendono “infinitamente più difficile” proteggere gli interessi nazionali. Secondo quanto riporta ToloNews, si prevede che Miller sostituirà il generale John Nicholson come comandate degli Stati Uniti e della NATO in Afghanistan.

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Alice Bellante

di abellante

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