USA: Trump firma decreto esecutivo per fermare le separazioni familiari

Pubblicato il 21 giugno 2018 alle 11:00 in Immigrazione USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato, il 20 giugno, un decreto esecutivo per tenere unite le famiglie di migranti al confine con il Messico e non separare i bambini dai genitori entrati illegalmente negli Stati Uniti. La decisione rappresenta una significativa inversione di tendenza del presidente americano, in seguito alle critiche numerose che la politica delle separazioni familiari ha attirato, non ultimo dalla First Lady, Melania Trump, e da Papa Francesco.

Trump ha ordinato al Dipartimento di Giustizia di accelerare il giudizio, quando possibile, sui casi che coinvolgono famiglie e al Pentagono di prendere tutte le misure possibili per fornire ogni struttura disponibile per ospitare e prendersi cura dei migranti o di “costruire strutture del genere se necessario e nel rispetto delle leggi”. Questo consentirà alle famiglie, colte ad entrare illegalmente negli Stati Uniti, di essere trattenute insieme dal Dipartimento per la Sicurezza Nazionale per tutto il periodo in cui si svolgono i procedimenti penali. I bambini saranno, quindi, separati dai genitori solo se la loro sicurezza è a rischio. Per il momento, tuttavia, i funzionari americani non sono in grado di stabilire se le separazioni familiari verranno interrotte immediatamente, né se le famiglie attualmente separate saranno subito riunite.

La politica della “tolleranza zero”, tuttavia, andrà avanti. Gli immigrati che entrano illegalmente nel Paese, pertanto, continueranno a essere perseguiti penalmente. “Si tratta di tenere insieme le famiglie e allo stesso tempo assicurarci di avere un confine molto potente e molto forte. E la sicurezza delle frontiere sarà uguale se non maggiore di prima”, ha dichiarato Trump. Rimangono, inoltre, problemi legali, per esempio, il rischio che i minori rimangano in custodia per un tempo indeterminato. Il decreto esecutivo invita il procuratore generale, Jeff Sessions, a considerare la modifica dell’accordo di Flores del 1997, che stabilisce che le autorità di immigrazione possono trattenere i minorenni per un tempo massimo di 20 giorni. Modificare l’accordo, tuttavia, non sarà semplice. “Devono esserci dei cambiamenti sostanziali in circostanze che meritano un cambiamento nell’accordo”, ha affermato Pratheepan Gulasekaram, professore di diritto all’immigrazione presso l’Università di Santa Clara. Un problema ulteriore riguarda dove detenere le famiglie, dal momento che trattenere i bambini in carcere non costituirebbe una soluzione politicamente accettabile della questione. Fino ad oggi, gli oltre 2.000 bambini separati dai loro genitori tra il 5 maggio e il 9 giugno sono rimasti sotto la custodia delle autorità doganali e di protezione delle frontiere o dell’Ufficio per il Reinsediamento dei Rifugiati, mentre i loro genitori sono stati detenuti nelle prigioni federali.

Il Congresso, intanto, è al lavoro per individuare una soluzione legislativa alla questione e la Camera dovrebbe votare il 21 giugno su due progetti di legge relativi all’immigrazione. In particolare, una delle due proposte è più moderata e prevede l’interruzione della politica delle separazioni familiari e un percorso di naturalizzazione per gli immigrati che ricadono sotto il Deferred Action for Childwood Arrivals. L’altra proposta, invece, si basa sulla limitazione della migrazione, il finanziamento della costruzione del muro proposto da Trump e l’introduzione di ulteriori agenti di frontiera.  

I governi dell’America Centrale, e il Messico in modo particolare, hanno accolto con favore la decisione di Washington ma hanno avvisato che continueranno a monitorare la condizione dei loro cittadini negli Stati Uniti.

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di Redazione

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