Libia: NOC stima perdite di miliardi di dollari per scontri nei porti petroliferi

Pubblicato il 21 giugno 2018 alle 6:10 in Africa Libia

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La National Oil Corporation (NOC), compagnia petrolifera della Libia, ha annunciato che i combattimenti, scoppiati giovedì 14 giugno nei porti petroliferi di Ras Lanuf e Sidra, costeranno alle entrate del Paese perdite pari a diversi miliardi di dollari. Gli assalti armati compiuti dalle milizie di Ibrahim Jodran, ex comandante delle Petroleum Facilities Guards (PFG), hanno distrutto i serbatoi di stoccaggio numero 2 e 12, appartenenti alla Harouge Oil Company di Ras Lanuf, diffondendo nella comunità internazionale il timore di un disastro ambientale, oltre che di ingenti perdite economiche.

Le forze dell’esercito nazionale libico, guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno risposto agli attacchi e, al momento, un grave conflitto è in corso nella regione della mezzaluna petrolifera, a nord-est della Libia. Gli scontri hanno comportato una riduzione di 400.000 barili della capacità di stoccaggio del greggio, passata da 950.000 a soli 550.000 barili al giorno. Prima dell’assalto, Ras Lanuf gestiva cinque serbatoi di stoccaggio di petrolio greggio. La NOC ha specificato che la distruzione del serbatoio numero 2 mette in pericolo anche i serbatoi 1, 6 e 3, a causa della propagazione dell’incendio.

La compagnia petrolifera ha inoltre confermato che durante l’assalto è stato ucciso un dipendente dello stabilimento, mentre altri sono stati derubati da un gruppo di “mercenari africani armati che combattevano a fianco della milizia di Jodran”. La NOC ha ribadito il suo appello, già lanciato sabato 16 giugno, per l’immediato ritiro dei miliziani dai porti, la cessazione delle operazioni militari e la fornitura di supporto e assistenza alle squadre di pompieri che stanno cercando di raggiungere i serbatoi ancora in fiamme.

Questo incidente, secondo quanto stimato dalla compagnia petrolifera, si tradurrà nella perdita di centinaia di milioni di dollari in costi di costruzione e di miliardi di dollari in opportunità di vendita perse. La ricostruzione dei serbatoi può richiedere anni, soprattutto nelle attuali circostanze di sicurezza. Nel frattempo, il numero delle vittime degli scontri è arrivato a 28.

Il braccio operativo centrale delle Petroleum Facilities Guards ha sostenuto che sono gli aerei da guerra dell’esercito nazionale libico, guidato da Haftar, che continuano senza sosta gli attacchi con mortai ed esplosivi, impedendo lo spegnimento degli incendi nell’area di Ras Lanuf. Le PFG dichiarano che i bombardamenti aerei effettuati dalle truppe rivali violano la promessa del presidente della NOC, Mustafa Sanallah, di proteggere il porto con l’istituzione di una no-fly zone.

La distruzione degli impianti nella regione della mezzaluna petrolifera è piuttosto ingente e su 13 serbatoi che erano stati costruiti inizialmente, 8 sono stati danneggiati dalla rivoluzione del 2011, mentre 2 dei 5 rimanenti sono stati colpiti dai nuovi combattimenti. “Se anche questi serbatoi crollassero, il porto di Ras Lanuf non sarebbe più operativo e la sua raffineria non funzionerebbe più”, ha spiegato la NOC.

Le Petroleum Facilities Guards, forze della Libia orientale ufficialmente sotto il comando di Ibrahim Jodran fino al 2016, sono formalmente controllate dal Ministero della Difesa, anche se in realtà le varie unità locali operano secondo le proprie leggi. Le relazioni con la National Oil Corporation sono state tese per diversi anni. Nel 2013, il PFG di Jodran aveva preso il controllo dei principali porti petroliferi, tendando successivamente di vendere petrolio. Tuttavia, nel 2016, l’esercito di Haftar aveva ripreso il possesso di tutta l’area della mezzaluna petrolifera. Jodran mantiene dal 2016 un basso profilo, ma giovedì 14 giugno è apparso in un video sui social media dichiarando di aver formato una coalizione per conquistare i siti petroliferi.

La Libia versa in uno stato di caos da quando la guerra, iniziata il 17 febbraio 2011, ha rovesciato il regime del colonnello Muammar Gheddafi, che governava la Libia dal 1969. In seguito alla sua uccisione, avvenuta il 20 ottobre 2011, il Paese vive una guerra civile che non si è ancora conclusa. Attualmente, si contendono il controllo due governi rivali. Il primo, sostenuto da Stati Uniti e Italia, si trova a Tripoli ed è stato creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015. Il secondo ha sede a Tobruk ed è protetto da Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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