USA si ritirano dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu

Pubblicato il 20 giugno 2018 alle 11:04 in USA e Canada

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Gli Stati Uniti si ritirano dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU. Lo ha dichiarato ufficialmente l’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, Nikki Haley, martedì 19 giugno. La decisione, minacciata dagli USA per mesi, è stata presa in seguito alle ultime critiche mosse a Washington dal Consiglio dei diritti umani delle Naizoni Unite, che ha definito “irragionevoli” le separazioni dei bambini dai loro genitori che l’amministrazione Trump sta effettuando lungo il confine tra gli Stati Uniti e il Messico.

Washington ha giustificato il ritiro, accusando l’organismo di incapacità nel far valere la responsabilità degli Stati che violano i diritti umani, molti dei quali, secondo l’ambasciatrice Haley, continuano ad essere eletti nel Consiglio e a sfruttare la loro membership per eludere le loro responsabilità. Mentre “i regimi più disumani del mondo continuano a sfuggire al controllo”, il Consiglio continua a catalizzare l’attenzione su Paesi virtuosi, per distoglierla dai veri colpevoli. “Quando un cosiddetto Consiglio per i diritti umani non è in grado di affrontare i massicci abusi in Venezuela e in Iran e accoglie con favore la Repubblica Democratica del Congo come nuovo membro cessa di essere degno del suo nome”, ha spiegato l’ambasciatrice americana che ha concluso che “un simile organo danneggia la causa dei diritti umani”. Ecco perché, ritirandosi dall’organismo, “gli Stati Uniti hanno preso posizione contro alcuni dei peggiori trasgressori di diritti umani al mondo”, ha spiegato, in un tweet, il vicepresidente Mike Pence.

L’ambasciatrice Haley ha inoltre sottolineato l’impegno degli Stati Uniti per migliorare il Consiglio dall’interno, avanzando proposte di riforma che, tuttavia, non sono state prese in considerazione. In particolare, gli Stati Uniti avevano ipotizzato l’adozione di criteri di appartenenza più stringenti e l’espulsione di Stati che abusano sistematicamente dei diritti umani. L’ambasciatrice americana ha accusato Paesi come la Russia, la Cina, Cuba e l’Egitto di aver ostacolato gli sforzi di Washington per riformare l’organismo e ha indicato che altri Stati, pur condividendo i valori americani, “non erano disposti a sfidare seriamente lo status quo”.

Washington, inoltre, accusa il Consiglio dei diritti umani di ostilità cronica e pregiudizi sproporzionati nei confronti di Israele. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ringraziato Washington per la mossa, descrivendo il Consiglio come “un’organizzazione ostile antiisraeliana che ha tradito la sua missione di difesa dei diritti umani”. L’ONU, al contrario, ha espresso rammarico per il ritiro degli Stati Uniti. “L’architettura delle Nazioni Unite sui diritti umani svolge un ruolo molto importante nella promozione e protezione dei diritti umani in tutto il mondo”, ha sottolineato Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. Secondo l’ONU, gli Stati Uniti dovrebbero, al contrario, intensificare il loro impegno a tutela dei diritti umani, date le frequenti violazioni a livello globale.

Anche alcuni enti caritatevoli hanno condannato la decisione dell’amministrazione Trump, evidenziando che il ritiro renderà più difficile la tutela dei diritti umani nel mondo e avrà effetti negativi anche sulla sicurezza nazionale e la politica estera americane. “Ancora una volta il presidente Trump sta mostrando il suo completo disprezzo per i diritti e le libertà fondamentali che gli Stati Uniti sostengono di sostenere. Il Consiglio dei diritti umani non è affatto perfetto e la sua appartenenza è spesso sotto esame, ma rimane una forza importante per la responsabilità e la giustizia”, ha affermato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, mentre Human Rights Watch ha sottolineato che, ritirandosi dal Consiglio, gli Stati Uniti stanno voltando le spalle non solo alle Nazioni Unite, ma anche a tutte le vittime di violazioni dei diritti umani nel mondo.

Dal Regno Unito, il Segretario di Stato per gli Affari Esteri, Boris Johnson, ha riferito che la decisione degli Stati Uniti è “deplorevole”. Anche il Regno Unito ritiene necessario riformare l’organismo, ha specificato il Segretario di Stato britannico, ma dall’interno. La portavoce dell’Unione Europea per la politica estera e di sicurezza, Maja Kocijancic, ha affermato che la decisione “rischia di indebolire il ruolo degli Stati Uniti come paladino e sostenitore della democrazia sulla scena mondiale” e che “l’Unione Europea continuerà a difendere i diritti umani e le libertà fondamentali, nei consessi multilaterali e nel mondo, anche cooperando con gli Stati Uniti ogniqualvolta possibile”.

Il Consiglio dei diritti umani, istituito nel 2006 e con sede a Ginevra, si compone di 47 Stati facenti parte delle Nazioni Unite e si occupa di sostenere i diritti umani nel mondo, conducendo indagini sui sospetti abusi di tali diritti. Tuttavia, ha rassicurato l’ambasciatrice Haley, gli Stati Uniti, che saranno il primo membro a lasciare volontariamente il Consiglio, continueranno a promuovere i diritti umani al di fuori del Consiglio e prenderanno in considerazione la possibilità di rientrarvi in futuro, nel caso in cui l’organismo implementi riforme significative. Proprio l’impegno sul fronte dei diritti umani, ha spiegato l’ambasciatrice statunitense, non consente agli Stati Uniti di restare parti di un “organismo ipocrita che deride i diritti umani”.

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di Redazione

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