Israele-Palestina: raid israeliani a Gaza contro razzi e aquiloni incendiari

Pubblicato il 20 giugno 2018 alle 11:31 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Una serie di raid aerei israeliani hanno colpito 3 postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza, nella notte tra il 19 e il 20 giugno, in risposta a una serie di attacchi provenienti dalla Striscia nel sud di Israele. 

Secondo quanto riportato da The Times of Israel, 45 razzi e colpi di mortaio, di cui alcuni poco fuori da una scuola materna, sono stati la causa dei 3 round di attacchi aerei israeliani sui siti militari di Hamas nella Striscia di Gaza. Secondo l’agenzia palestinese Wafa, invece, i palestinesi di Gaza hanno lanciato 45 missili contro obiettivi nel sud di Israele per rappresaglia contro i raid aerei israeliani. L’attacco da parte di Israele sarebbe avvenuto in risposta a una serie di attacchi con aquiloni incendiari, lanciati nelle ultime settimane dalla Striscia verso il territorio israeliano e che hanno causato gravi danni e incendi nei campi confinanti. Nessuno è stato ferito dagli incendi, ma circa 1.235 acri di campi sono stati bruciati dalle fiamme alimentate dai venti del Mediterraneo, causando circa 2 milioni di dollari di danni, ha affermato il governo di Israele.

Gli aquiloni incendiari, e più di recente i palloncini, sono diventati il simbolo dell’ondata di proteste palestinesi degli ultimi mesi contro il blocco di Gaza. Dall’inizio delle proteste in Palestina, il 30 maggio, definite come Marcia del Ritorno, sono stati uccisi 129 palestinesi, inclusi 15 bambini, e sono state ferite più di 12.000 persone. Gli scontri al confine hanno raggiunto il picco il 15 maggio, quando 40.000 abitanti di Gaza hanno protestato lungo la recinzione, risultando nella morte di almeno 60 palestinesi. Tali accadimenti si sono verificati il giorno dell’apertura dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme. L’obiettivo della protesta era il ritorno dei rifugiati palestinesi nei territori in cui adesso sorge Israele, una delle questioni discusse nei negoziati di pace tra le due parti. Il popolo palestinese considera il ritorno nei territori israeliani un diritto, che dovrebbe essere garantito dal diritto internazionale. Al contrario, Israele considera la questione una richiesta politica che dovrebbe essere discussa nel processo di pace. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, Israele avrebbe rifiutato la possibilità del ritorno dei palestinesi poiché teme che l’afflusso di un numero così alto di palestinesi possa ridurre la maggioranza ebraica nel territorio e avrebbe proposto che i palestinesi si stabiliscano nel futuro Stato di Palestina, che includerebbe la Striscia di Gaza e la Cisgiordania, i territori che erano stati occupati nella guerra del 1967.

Il 15 giugno, un palloncino con proiettili esplosivi era stato liberato in aria verso il territorio israeliano dalla Striscia, atterrando su un’autostrada nella regione di Sha’ar Hanegev. Gli artificieri sono stati convocati sulla scena, hanno distrutto il palloncino e il dispositivo esplosivo ad esso collegato, tramite un’esplosione controllata. Giovedì 14 giugno, Hamas aveva minacciato di inviare 5.000 aquiloni e palloncini esplosivi nel territorio israeliano. Il gruppo terroristico palestinese, de facto governante la Striscia di Gaza, ha dichiarato in una conferenza stampa che i dispositivi incendiari saranno lanciati da varie località durante le proteste di venerdì, che segneranno inoltre l’inizio della festività di Eid-al-Fitr. “L’unità aquiloni” di Hamas ha dichiarato che se Gerusalemme non approfitta dell’opportunità offerta per porre fine all’assedio di Gaza, le comunità israeliane vicine all’enclave vivranno “sotto un assedio di aquiloni”, lanciati fino a 40km all’interno di Israele. Secondo quanto riportato da Times of Israel, il commento sembra fare riferimento ad alcuni colloqui indiretti tra Israele e Hamas, che prevedrebbero un cessate il fuoco a lungo termine, in cambio della fine del blocco su Gaza. 

In tale contesto, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 13 giugno, ha adottato una Risoluzione per condannare l’uccisione di oltre 100 palestinesi a Gaza da parte di Israele. La Risoluzione è stata presentata dall’Algeria e dalla Turchia, a nome dei Paesi arabi musulmani, ed ha ottenuto dai 193 Paesi: 120 voti in favore, 8 contrari e 45 astenuti. Gli Stati Uniti hanno presentato un emendamento volto a condannare Hamas per “incitamento alla violenza” lungo il confine di Gaza, tuttavia tale provvedimento non ha ottenuto la maggioranza di 2/3 necessaria per l’adozione. A seguito di tale risoluzione, gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi dal Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, poiché Washington ritiene che l’atteggiamento dell’ente sia contro Israele. L’amministrazione Trump e le Nazioni Unite non dimostrano di essere in buoni rapporti. L’agenzia palestinese delle Nazioni Unite per i rifugiati ha denunciato di trovarsi di fronte a una grave carenza di finanziamenti, a causa del taglio agli aiuti attuato dagli Stati Uniti, pari a 250 milioni di dollari. L’agenzia prevede, quindi, di rinviare il pagamento degli stipendi e sospendere alcune delle sue operazioni a Gaza, secondo quanto ha affermato un funzionario.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.