Eritrea: segnali positivi nella risoluzione del conflitto con l’Etiopia

Pubblicato il 20 giugno 2018 alle 16:45 in Eritrea Etiopia

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Il presidente eritreo, Isaias Afwerki, ha annunciato che manderà una delegazione in Etiopia per confrontarsi con il premier Abiy Ahmed sulle mosse da intraprendere in vista della risoluzione dello storico conflitto tra i due Paesi e per “tracciare un piano d’azione comune”. Le recenti aperture del primo ministro etiope “hanno dato segnali positivi”, ha riferito Afwerki mercoledì 20 giugno, accrescendo la speranza di imprimere una svolta alle relazioni tra i due Stati rivali. Questa è la prima volta che il presidente eritreo si esprime sulla questione, da quando il premier Abiy ha reso noto, mercoledì 6 giugno, che rispetterà pienamente i termini dell’accordo di pace stipulato il 12 dicembre 2000 al termine di una guerra iniziata nel 1998. Si stima che nel conflitto siano state uccise in totale circa 80.000 persone.

Con la dichiarazione del 6 giugno, Abiy aveva affermato che sarebbe pronto ad accogliere anche le sentenze della Commissione per la delimitazione dei confini, istituita ad hoc nel 2000, la quale aveva stabilito che la città di Badme, al confine tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea. L’Etiopia si è sempre rifiutata di accettare questa condizione e le dispute di confine non sono mai cessate.    

Il presidente Afwerki ha rivelato che la concessione è nata dal desiderio di entrambi i Paesi di raggiungere “pace e armonia a lungo termine”, pur facendo notare che probabilmente la decisione incontrerà l’opposizione degli estremisti nella coalizione al potere in Etiopia, il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo etiope (EPRDF). “I segnali positivi emessi in questi ultimi giorni sono espressione di una scelta popolare. Invieremo una delegazione ad Addis Abeba per valutare gli sviluppi attuali in modo diretto e approfondito e per delineare un piano comune in vista di un’azione futura continua”, ha riferito con un discorso sulla televisione statale EriTV il presidente eritreo, mercoledì 20 giugno. Nessun altro dettaglio è stato rivelato da Afwerki riguardo alla missione, né la data né il mandato, ma l’ambasciatore eritreo in Giappone, Estifanos Afeworki, ha scritto su Twitter che si tratterà di un “impegno costruttivo”. L’Eritrea non ha relazioni diplomatiche con l’Etiopia, sebbene abbia un’ambasciata ad Addis Abeba in quanto membro dell’Unione Africana, il cui quartier generale si trova proprio nella capitale etiope.

Benché accolta con favore sia dai Paesi dell’Africa orientale sia dalla comunità internazionale, la decisione di Abiy ha incontrato l’opposizione dei veterani di guerra che vivono ancora a Badme e degli abitanti della Regione dei Tigrè, che si trova lungo il confine eritreo. Molti di questi sono preoccupati che i loro interessi vengano minacciati se Badme venisse consegnata all’Eritrea. Nei giorni scorsi, diverse proteste si sono svolte nel distretto di Irob, dove i manifestanti hanno sostenuto che la decisione rischia di dividere le comunità e mettere in pericolo la popolazione. Dopo l’annuncio sulla cessione di Badme, il Fronte di Popolare di Liberazione del Tigrè, uno dei partiti della coalizione di governo, ha dichiarato di opporsi a qualsiasi concessione nei confronti di Asmara. Inoltre, la maggior parte dei residenti di Badme sostiene di non essere stata consultata dal governo prima che venisse adottata la decisione, così importante per il loro status. Gli abitanti hanno dichiarato di aver sentito per la prima volta alla radio e alla televisione che, in base all’accordo, la città doveva essere ceduta e, per questo, hanno minacciato di ricorrere alla violenza.

L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si è costituita come Stato indipendente. Tuttavia, i due vicini cominciarono presto una guerra per la demarcazione del loro confine condiviso e, negli anni successivi al 2000, periodici scontri si sono verificati in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini sostenuta dall’ONU. Quando Abiy Ahmed è stato installato come primo ministro etiope, il 2 aprile 2018, nel suo discorso inaugurale aveva menzionato la necessità di riconciliarsi con l’aspra rivale, alimentando le speranze di pace. “Siamo pienamente impegnati a riavvicinarci ai nostri fratelli e sorelle eritrei e a estendere un invito al governo eritreo per avviare il dialogo e stabilire un rapporto”, aveva affermato nel suo discorso al Parlamento.

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Chiara Gentili

di Redazione

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