Afghanistan: talebani tra attentati e gelati

Pubblicato il 20 giugno 2018 alle 10:48 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno ucciso 30 membri delle forze di sicurezza afghane in un’imboscata nei pressi di 2 posti di blocco nella provincia di Badghis, nelle prime ore del 20 giugno. Tale offensiva corrisponde al secondo attacco dopo il cessate il fuoco dei talebani, durato per i 3 giorni della festività di Eid-al-Fitr.

Nonostante ciò, in occasione della festività islamica di Eid-al-Fitr e dei 2 cessate il fuoco dei talebani e del governo afghano, oltre 30.000 combattenti del gruppo insurrezionale si sono spostati liberamente per il Paese, sventolando le loro bandiere, incontrando i civili in un clima festoso, scattando selfie con le forze armate e mangiando gelati. Alla luce di tali avvenimenti, in un dialogo tra alti funzionari governativi e talebani, è emerso che il gruppo è stanco della guerra e vuole la pace.  Il giorno precedente alla fine del cessate il fuoco talebano, il 16 giugno, il presidente Ashraf Ghani aveva ufficialmente esteso la tregua governativa, per altri 10 giorni, guadagnando l’appoggio internazionale e gli encomi dei cittadini. In seguito a tale decisione, il gruppo talebano ha comunque dichiarato conclusa la tregua di tre giorni, ordinando ai combattenti di tornare alle trincee. 

Gli anziani e i leader talebani che hanno partecipato al raduno si sono definiti stanchi della guerra e speranzosi per una pace duratura. Secondo quanto riportato dal capo della polizia di Herat, Aminullah Amarkhail, è stata istituita una commissione con scopi pacifici che starebbe mettendo in contatto leader talebani e governativi. “Siamo molto stanchi. Che sia la jihad, il servizio alla patria o la lotta contro gli stranieri, noi siamo stanchi” ha dichiarato Hazratullah, uno dei comandanti talebani. Secondo il Ministero della Difesa, anche se il gruppo ha ripreso la lotta in alcune province, il livello di violenza sarebbe comunque diminuito rispetto alle settimane precedenti ad Eid-al-Fitr.

Secondo quanto riportato da ToloNews, il Consiglio della Sicurezza Nazionale ha tenuto diverse riunioni, impartendo istruzioni sul cessate il fuoco e su come comportarsi quando un talebano torna a casa, fa una passeggiata o mangia un gelato. Il capo della polizia di Kandahar, il generale Abdul Raziq, il 20 giugno, ha dichiarato che il 50% del Quetta Shura, il consiglio dei capi talebani, ha intenzione di supportare un processo di pace. A tal proposito, il generale ha sottolineato che il gruppo è parte integrante dell’Afghanistan e, in quanto tale, non desidera rifiutare il coinvolgimento nel governo, come negli ultimi 13 anni, ma è pronto ad unirsi al processo “con onore”.

Oltre ai maggiori esponenti governativi, anche la società civile ha accolto di buon grado l’eventualità di un processo di pace. Shams Kamran, un’attivista della società civile ha dichiarato: “La pace è la domanda di ogni afghano. Siamo ottimisti riguardo agli sforzi per questo processo, a livello individuale, nazionale e internazionale”.

Da decenni ormai, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, i talebani si sono affermati come gruppo dominante nel Paese e, alla fine di una sanguinosa guerra civile, hanno governato gran parte del Paese dal 1996 al 2001. Dopo essere stati deposti in seguito all’invasione statunitense del 2001 e all’intervento NATO del 2003, il gruppo ha iniziato a compiere offensive per destabilizzare il Paese e riacquisire il potere. Tuttavia, i talebani non sono l’unico gruppo insurrezionale presente in Afghanistan. Dal 2015, è presente anche Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione, che compie attentati contro le forze di sicurezza e le minoranze sciite locali.

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Alice Bellante

di Redazione

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