Etiopia: premier Abiy dichiara che l’era della tortura di Stato è finita

Pubblicato il 19 giugno 2018 alle 12:25 in Africa Etiopia

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Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha denunciato pubblicamente l’uso della tortura sui prigionieri politici, definendola incostituzionale. Il premier ha presentato, lunedì 18 giugno, una breve relazione al Parlamento in cui ha esposto la situazione degli affari correnti nel Paese, tra cui la recente decisione di privatizzare la compagnia di telecomunicazioni statale e quella aerea nazionale. Rispondendo alle domande dei parlamentari, presentate al termine della relazione, Abiy è stato interrogato da un membro dell’assemblea sulla costituzionalità della decisione di rilasciare prigionieri incarcerati per crimini come corruzione e terrorismo. Migliaia di condannati, infatti, sono stati liberati da gennaio 2018 dopo essere stati accusati di terrorismo o incitamento alla rivoluzione e aver rischiato, in diversi casi, pene capitali. La risposta del primo ministro è stata diretta: “Neanche la tortura, che abbiamo più volte commesso, è costituzionale”. L’uomo ha poi aggiunto che si può parlare di terrorismo anche quando si usa incostituzionalmente la forza per rimanere al potere. “La costituzione dice che chiunque sia stato condannato da un tribunale può essere torturato e chiuso in una stanza buia? Non è così. Torturare è il nostro atto di terrorismo”, ha riferito Abiy ai parlamentari.

Da quando è stato eletto, il 27 marzo di quest’anno, il primo ministro ha dichiarato di voler intraprendere riforme radicali. Il 29 maggio ha decretato la scarcerazione di 575 detenuti, molti dei quali erano oppositori politici che le autorità avevano etichettato come terroristi. Nel contesto di nuove iniziative in campo politico ed economico, Abiy ha deciso, all’inizio di giugno, di sostituire i servizi segreti e i capi della sicurezza del Paese e ha nominato un nuovo governatore della Banca centrale. Il 3 giugno è stata poi approvata la revoca dello stato di emergenza in Etiopia, due mesi prima di quanto previsto dal vecchio governo.

Il nuovo primo ministro è stato anche fautore di uno storico accordo di pace con l’Eritrea. Mercoledì 6 giugno, il governo ha dichiarato di accettare pienamente i termini dell’accordo di pace stipulato il 12 dicembre 2000 con la vicina Eritrea, segnando un grande passo in avanti verso un allentamento delle tensioni con il suo storico rivale. Difendendo la decisione di porre fine alla lunga disputa di confine con l’Eritrea, Abiy ha riferito al Parlamento, durante l’intervento di lunedì 18 giugno, che è nell’interesse di entrambi i Paesi porre fine a questa situazione di stallo e concentrarsi sullo sviluppo delle aree colpite. La Commissione per la delimitazione dei confini, autorizzata dall’accordo firmato alla fine della guerra, durata dal 1998 al 2000, aveva stabilito che la città di Badme e altri territori contesi sarebbero appartenuti all’Eritrea. Dopo anni di dura opposizione da parte del governo etiope, l’annuncio di Abiy di voler rispettare quella sentenza ha scatenato diverse proteste a Badme e nella Regione dei Tigrè, dove la maggior parte dei residenti contesta duramente l’accordo di pace e intende restare sotto l’amministrazione etiope.

Dal novembre 2015, l’Etiopia è stata colpita da una serie di disordini scoppiati in seguito all’approvazione di un piano di sviluppo urbano per Addis Abeba, il quale, secondo i critici, avrebbe portato a sequestri di terre nella circostante regione dell’Oromia. Anche in seguito alla cancellazione del progetto, noto con il nome di Master Plan, nel gennaio 2016, le proteste sono continuate, diffondendosi nel resto del Paese e trasformandosi in manifestazioni sui diritti politici, che hanno costretto alle dimissioni il primo ministro Hailemariam Desalegn, il 15 febbraio 2018. Il giorno seguente, la coalizione governativa ha dichiarato lo stato di emergenza della durata di 6 mesi, che ha comportato una serie di restrizioni alla popolazione per mantenere l’ordine pubblico e garantire la sicurezza, tra cui il divieto di sciopero, di manifestare e di organizzare o partecipare a riunioni non autorizzate.

Il nuovo premier Abiy Ahmed, ex tenente-colonnello dell’esercito, è stato eletto il 27 marzo 2018. Da quando ha assunto la carica di primo ministro, il 2 aprile, ha promesso “un nuovo inizio politico” per il Paese, che includerebbe l’avvio di riforme democratiche e la fine delle proteste attraverso varie riforme in materia di sicurezza.

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Chiara Gentili

di Redazione

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