Afghanistan: ISIS e talebani, gli ultimi avvenimenti, il sostegno italiano e il commento russo

Pubblicato il 19 giugno 2018 alle 13:40 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le Forze Speciali dell’Intelligence afghana e la Direzione della Sicurezza Nazionale hanno ucciso 7 militanti della branca dell’ISIS attiva nella regione, eliminando inoltre 2 nascondigli che erano stati usati come punti di appoggio per gli attacchi condotti durante la festività di Eid-al-Fitr nella provincia di Nangarhar. L’ufficio stampa del governo provinciale ha dichiarato che le forze speciali della Direzione della Sicurezza Nazionale hanno effettuato delle incursioni nei nascondigli in questione, nella zona di Ganji, nel distretto di Haska Mina, durante la notte tra il 18 e il 19 giugno, distruggendo alcune armi pesanti presenti nel rifugio. Sempre la stessa notte, è scoppiato uno scontro tra le forze di polizia di frontiera e i talebani nell’area di Kaligho, nel distretto di Khogyani, causando la morte di 7 persone, 5 talebani e 2 poliziotti, oltre a 5 feriti. Nessuno dei due gruppi ha commentato i fatti.

In occasione della festività islamica di Eid-al-Fitr, i talebani e il governo afghano avevano annunciato due cessate il fuoco separati. La tregua governativa aveva una durata di 8 giorni, dal 12 giugno al 19, mentre il cessate il fuoco talebani aveva una durata limitata ai 3 giorni della festività, dalla sera del 14 giugno al 17. Durante la sospensione delle offensive, i talebani si sono spostati liberamente per il Paese, sventolando le loro bandiere, incontrando i civili in un clima festoso e scattando selfie con le forze armate. Alla luce di ciò, il giorno precedente alla fine del cessate il fuoco talebano, il 16 giugno, il presidente Ashraf Ghani ha ufficialmente esteso la tregua governativa, per altri 10 giorni, guadagnando l’appoggio internazionale e gli encomi dei cittadini. In seguito a tale decisione, il gruppo talebano ha comunque dichiarato conclusa la tregua di tre giorni, ordinando ai combattenti di tornare alle trincee. Nonostante la decisione del gruppo, il governo spera di riavviare i colloqui di pace

In seguito agli avvenimenti in questione, l’Italia ha riaffermato il supporto per l’Afghanistan e per le forze di difesa e sicurezza del Paese, nel quadro della Resolute Support Mission guidata dalla NATO. Il ministro della Difesa italiano, Elisabetta Trenta, ha sostenuto questa posizione durante un incontro con il capo dell’esecutivo del governo di unità afghana, Abdullah Abdullah. Trenta ha definito l’Afghanistan come un amico e un alleato dello stivale, mentre Abdullah ha ringraziato sia il ministro per la presenza, sia le forze armate italiane per il loro contributo e i sacrifici fatti in Afghanistan. Il capo dell’esecutivo ha inoltre sottolineato la speranza che l’Italia continui a sostenere il Paese asiatico. Lunedi 18 giugno, Abdullah si è recato a Roma in occasione della sessione annuale dei direttori esecutivi del World Food Programme, dove sarà annunciato il piano strategico per l’Afghanistan 2017-2022.

Sempre alla luce degli ultimi sviluppi, anche la Russia ha espresso la propria posizione riguardo all’Afghanistan, definendo il conflitto in corso una “guerra fratricida”. Il Ministero degli Esteri russo ha affermato di accogliere di buon grado l’estensione del cessate il fuoco annunciata dal presidente Ashraf Ghani. Tuttavia, ha inoltre sottolineato l’importanza “che la decisione non si applichi ai gruppi terroristici internazionali che operano in Afghanistan, principalmente l’ISIS”. Nella dichiarazione del Ministero degli Esteri russo si legge: “Esprimiamo la speranza che la nuova iniziativa di Kabul dia slancio alla fine della guerra fratricida, in corso nella sofferente terra afghana, e che tale iniziativa contribuisca all’avvio di un dialogo pacifico e di un processo di riconciliazione internazionale”.

Da decenni ormai, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, i talebani si sono affermati come gruppo dominante nel Paese e, alla fine di una sanguinosa guerra civile, hanno governato gran parte del Paese dal 1996 al 2001. Dopo essere stati deposti in seguito all’invasione statunitense del 2001 e all’intervento NATO del 2003, il gruppo ha iniziato a compiere offensive per destabilizzare il Paese e riacquisire il potere. Tuttavia, i talebani non sono l’unico gruppo insurrezionale presente in Afghanistan. Dal 2015, è presente anche Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nella regione, che compie attentati contro le forze di sicurezza e le minoranze sciite locali.

Alla luce di tale instabilità politica e della presenza di gruppi terroristici, diversi attori internazionali sono presenti in Afghanistan. Tra cui, gli Stati Uniti che, in seguito alle progressive sconfitte dell’ISIS in Siria e in Iraq, con l’annuncio della nuova strategia dell’amministrazione Trump, il 21 agosto, hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei per colpire sia i talebani, sia i militanti affiliati allo Stato Islamico.

L’Italia, invece, partecipa alla missione della NATO in Afghanistan Resolute Support, iniziata il primo gennaio 2015. Per il 2018, secondo quanto approvato dalla Camera dei Deputati, il 17 gennaio, le truppe italiane continueranno a essere presenti nel Paese asiatico con 900 militari, 148 mezzi terrestri e 8 mezzi aerei, per effettuare attività di formazione, consulenza e assistenza alle forze di difesa e di sicurezza afghane e alle istituzioni governative. I soldati sono suddivisi tra personale con sede a Kabul, e contingente militare italiano dislocato ad Herat presso il TAAC-W. Oltre a offrire supporto militare, l’Italia è attiva in Afghanistan anche sul piano dell’assistenza umanitaria. Il 21 luglio 2017, il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, ha reso noto che l’Italia avrebbe destinato alle autorità di Kabul un finanziamento dal valore di 2 milioni di euro per garantire la fornitura di generi umanitari a famiglie vulnerabili nel nord del Paese, e attività di medicina ostetrica di urgenza in favore delle donne rifugiate e sfollate. Infine, il 30 maggio, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha annunciato che donerà 1 milione di euro all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), per supportare l’assistenza umanitaria nelle province afghane di Herat e Nimroz, al confine con l’Iran.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Alice Bellante

di abellante

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.