Afghanistan: il governo prolunga la tregua e i talebani attaccano

Pubblicato il 19 giugno 2018 alle 11:16 in Afghanistan Asia

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I talebani hanno attaccato alcuni posti di controllo delle forze di sicurezza afghane, nella provincia di Kunduz, il 18 giugno. Secondo i funzionari dell’ufficio stampa provinciale, l’attacco è avvenuto nei pressi del bazar di Dasht-e-Archi, causando la morte di 7 combattenti talebani, 2 membri dell’Esercito Nazionale afghano, 2 poliziotti e 5 feriti. L’incidente è stato il primo scontro a Kunduz dalla fine del cessate il fuoco talebano del 17 giugno.

Durante la tregua, corrispondente ai 3 giorni della festività di Eid-al-Fitr, circa 35.000 talebani sono entrati nelle città di tutto l’Afghanistan scattando “selfie” con le forze di sicurezza. I leader del gruppo di insorti non hanno reagito bene a tale iniziativa, annunciando che avrebbero preso dei provvedimenti disciplinari a riguardo. A dispetto di ciò, il 16 giugno, il presidente Ashraf Ghani ha ufficialmente esteso il cessate il fuoco unilaterale del governo nei confronti dei talebani, guadagnandosi l’appoggio internazionale e gli encomi dei cittadini. In seguito a tale decisione, il gruppo talebano ha comunque dichiarato conclusa la tregua di tre giorni, domenica 17 giugno, ordinando ai combattenti di tornare alle trincee. Nonostante la decisione del gruppo, il governo spera di riavviare i colloqui di pace. Il Ministero della Difesa afghano ha dichiarato che i talebani, il 18 giugno, hanno lasciato le città dopo che le celebrazioni di Eid-ul-Fitr. Durante tale festività, le forze dell’ordine e i ribelli hanno festeggiato insieme.

Il segretario di stato americano, Mike Pompeo, ha appoggiato l’estensione del cessate il fuoco promosso dal presidente Ghani, affermando però che i negoziati dovrebbero includere un dialogo sul ruolo degli attori e delle forze internazionali presenti nel Paese. “Ghani ha la piena benedizione dell’amministrazione statunitense, ed è cruciale per i funzionari americani dimostrare che le politiche di Trump stanno funzionando e che i negoziati con i talebani afghani sono imminenti”, ha commentato un funzionario di alto rango, domenica 17 giugno.

L’unica volta in cui ci sono stati negoziati diretti tra il governo afghano e i talebani è stata nel 2015. In tale occasione, il gruppo militante ha rotto la tregua quasi immediatamente.

Sabato 16 giugno, un’autobomba dell’ISIS è esplosa causando la morte di 36 persone presso un raduno celebrativo tra talebani e forze di sicurezza, nella città orientale di Nangarhar. Nel resto del Paese, soldati e militanti talebani festeggiavano insieme un cessate-il-fuoco senza precedenti. Nella giornata seguente, i talebani si sono spostati liberamente per il Paese con le loro bandiere, incontrando i civili in un clima festoso, nonostante alcune restrizioni imposte al gruppo alla luce degli eventi del giorno precedente. “Per evitare che i nostri concittadini vengano feriti, e che i nostri possano essere giudicati responsabili… tutti i nostri ufficiali dovrebbero impedire a tutti i mujahideen (i combattenti talebani) sotto il loro comando di partecipare a simili raduni e incontri”, aveva altresì dichiarato il portavoce del gruppo talebano, Zabihullah Mujahid.

Il 21 agosto, il presidente americano, Donald Trump, ha annunciato l’avvio di un approccio militare più aggressivo nei confronti dell’Afghanistan, intensificando i raid aerei, volti a costringere i talebani a sedersi al tavolo negoziale con le autorità governative del Paese. Gli Stati Uniti vorrebbero che il Pakistan, da loro accusato di fornire rifugio ai comandanti dei talebani afghani, esercitasse una maggiore influenza sul gruppo, costringendolo alla resa e alla conseguente stipulazione di un accordo.

I talebani si sono affermati come gruppo dominante in Afghanistan dopo il crollo dell’Unione Sovietica, alla fine di una guerra civile che ha afflitto il Paese dal 30 aprile 1992 al 27 settembre 1996. Dopo tale conflitto, è stato stabilito il cosiddetto Emirato Islamico, grazie al quale i talebani controllavano circa il 90% del territorio, mentre le rimanenti aree a nord-est del Paese erano sotto il controllo dell’Alleanza del Nord, poi riconosciuta come il governo afghano. In seguito all’invasione statunitense del 2001 e all’intervento NATO del 2003, il gruppo estremista è stato estromesso dal potere ed ha poi iniziato a lanciare offensive al fine di destabilizzare il Paese e ottenere un’applicazione più severa della legge islamica, la Sharia. Le forze americane e le truppe della NATO a guida statunitense si coordinano tutt’oggi con la missione Resolute Support e con il governo afghano per contrastare le offensive del gruppo.

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Alice Bellante

di abellante

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