Libia: continuano scontri nei porti petroliferi, anche Italia sotto accusa

Pubblicato il 18 giugno 2018 alle 13:00 in Africa Libia

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La National Oil Corporation (NOC) ha richiesto il ritiro “immediato e incondizionato” dei combattenti fedeli al leader rivoluzionario Ibrahim Jodran, secondo il generale Khalifa Haftar formalmente allineati al governo di Tripoli, i quali, giovedì 14 giugno, avevano compiuto un attacco a sorpresa nei porti petroliferi di Ras Lanuf e Sidra. I due stabilimenti sono stati costretti a bloccare le esportazioni, con i militanti che hanno provocato danni consistenti alle infrastrutture. “Il NOC chiede il ritiro incondizionato e immediato della milizia che opera sotto il comando di Ibrahim Jodran, al fine di prevenire un disastro ambientale e un’ulteriore distruzione di questi porti petroliferi, fondamentali per il Paese”, si legge in una dichiarazione della compagnia nazionale libica, rilasciata sabato 16 giugno. La NOC ha poi aggiunto: “Maggiori danni a questi siti potrebbero avere un impatto enorme sul settore petrolifero e sull’economia della Libia”.

Domenica 17 giugno, anche i combattenti delle Benghazi Defense Brigades hanno lanciato un assalto nella regione della cosiddetta “mezzaluna petrolifera”, un’area centro-settentrionale adiacente alla costa, presieduta dalle forze dell’esercito nazionale libico (LNA), la milizia fedele al generale Khalifa Haftar. Jodran aveva dichiarato che l’obiettivo dell’offensiva era “ribaltare l’ingiusto dominio dell’LNA nella regione”, dopo che il comandante libico l’aveva conquistata nel 2016. Dopo essersi impadroniti dei principali porti petroliferi del Paese, i combattenti di Jodran mirano a liberare Bengasi, anch’essa sotto il controllo di Haftar dal dicembre 2016.

Pesanti scontri si sono verificati nella regione petrolifera da giovedì 14 giugno, con le forze dell’esercito nazionale libico che hanno risposto all’assalto con attacchi aerei che avrebbero colpito i rinforzi dei “gruppi terroristici guidati da Ibrahim Jodran”, secondo quanto dichiarato da un portavoce dell’LNA.

Il capo del Comitato della Difesa e della Sicurezza della Camera dei Rappresentanti, Tariq Al-Jaroushi, ha sostenuto che l’attacco alla mezzaluna petrolifera da parte delle forze di Jodran sarebbe stato pianificato da servizi segreti stranieri che mirano a mantenere la Libia un Paese instabile. Tariq, che è il figlio di Saqir, capo della Dignity Operation, la missione lanciata nel maggio 2014 dal generale Haftar per cacciare i militanti islamici dal Paese, ha specificato che ci sono Stati della comunità internazionale che ostacolano il processo di pace in Libia e ha accusato Turchia, Qatar e Italia di favorire l’attacco per rovinare i progressi che sono stati fatti con l’incontro di Parigi del 29 maggio 2018. Secondo quanto riportato dal capo del Comitato, il Consiglio presidenziale di Tripoli avrebbe concordato con l’Italia, dopo la riunione nella capitale francese, di inviare navi da guerra italiane nelle acque libiche. Al-Jaroushi, che è fedele ad Haftar, ha dichiarato che i contratti delle compagnie italiane in Libia potrebbero essere messi a rischio a causa del sostegno mostrato nei confronti del Consiglio presidenziale.

Le Petroleum Facilities Guards, forze della Libia orientale ufficialmente sotto il comando di Ibrahim Jodran fino al 2016, sono formalmente controllate dal Ministero della Difesa, anche se in realtà le varie unità locali operano secondo le proprie leggi. Le relazioni con la National Oil Corporation sono state tese per diversi anni. Nel 2013, il PFG di Jodran aveva preso il controllo dei principali porti petroliferi, tendando successivamente di vendere petrolio. Tuttavia, nel 2016, l’esercito di Haftar aveva ripreso il possesso di tutta l’area della mezzaluna petrolifera. Jodran mantiene dal 2016 un basso profilo, ma giovedì 14 giugno è apparso in un video sui social media dichiarando di aver formato una coalizione per conquistare i siti petroliferi.

Haftar controlla la maggior parte della Libia orientale. La produzione di petrolio continua ancora nel Paese, ma gli scontri alimentano la possibilità che le esportazioni di greggio si fermino, portando a ulteriori difficoltà per la Libia. Le esportazioni di petrolio da Sidra sono pari a 300.000 barili al giorno, mentre per Ras Lanuf sono di circa 110.000 barili, secondo quanto riferito da Reuters. Il Paese produce in totale circa 1 milione di barili al giorno, ma questa cifra è molto al di sotto del precedente tasso di 1,5 milioni, registrato quando l’ex dittatore, Muammar Gheddafi, governava il territorio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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