Turchia: raid aereo colpisce militanti curdi in Iraq

Pubblicato il 17 giugno 2018 alle 10:23 in Iraq Turchia

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Gli aerei da guerra della Turchia hanno condotto un raid contro una riunione del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), nella zona montagnosa di Qandil, in Iraq. Lo ha riferito il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il quale sostiene che i principali militanti del gruppo siano stati colpiti.

Nella giornata di sabato 16 giugno, durante un’intervista per Kanal 7 dell’emittente televisiva nazionale turca, il presidente Erdogan ha dichiarato che alcuni aerei da guerra del Paese hanno condotto un raid aereo tra le montagne di Qandil, catena montuosa della regione curda irachena al confine con l’Iran. In tale zona, ha spiegato Erdogan, si erano riuniti i più importanti membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), messo fuori legge dalla Turchia. “L’esercito annuncerà l’esito dei raid aerei nelle prossime ore”, ha affermato il presidente turco. “Con le ultime operazioni, abbiamo attaccato un punto d’incontro molto importante dei militanti curdi. Non abbiamo ancora ricevuto i risultati, ma abbiamo la certezza di averli colpiti”, ha concluso Erdogan.

L’esercito turco ha recentemente intensificato i propri raid aerei nel nord dell’Iraq, bersagliando in particolare le basi militari del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, situate principalmente tra le montagne di Qandil. Il governo ha altresì dispiegato numerose truppe per circa 30 chilometri nell’entroterra iracheno settentrionale, non lontano da Qandil.

Ultimamente, Ankara ha messo in guardia i Paesi limitrofi circa una propria eventuale offensiva di terra lungo la catena montuosa di Qadil. Erdogan ha affermato di aver discusso la questione con il presidente iraniano, Hassan Rouhani, e ha concluso che entrambi hanno convenuto sulla necessità di mettere in sicurezza la regione. Teheran gode di una vasta influenza sul governo centrale iracheno, con sede a Baghdad.

La Turchia intrattiene inoltre un dialogo diplomatico con l’Iraq circa la possibile offensiva, tuttavia Erdogan, nella giornata di sabato 16 giugno, ha affermato che Ankara farà sfoggio di prudenza, e aspetterà di vedere come procederà la formazione di un nuovo governo a Baghdad, in seguito alle elezioni di maggio 2018, per eventualmente riprendere le trattative.

Se l’operazione militare turca in Qandil, contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, avrà effettivamente luogo, rappresenterà il terzo sconfinamento bellico di Ankara a partire dal 2016. I primi due sono stati indirizzati contro i combattenti curdi nella Siria settentrionale. Il primo risale al 20 gennaio 2018, quando le forze armate turche hanno iniziato un’operazione militare, detta Ramo d’Ulivo, nel cantone a maggioranza curda di Afrin e nell’area di Tel Rifaat del governatorato di Aleppo. L’offensiva mira a contrastare il Partito dell’Unione Democratica curdo in Siria (PYD) e la sua ala armata, l’Unità di Protezione Popolare (YPG), oltre alle posizioni delle Forze Democratiche Siriane (SDF), le quali circondano la città di Afrin. Secondo Ankara, le People’s Protection Units (YPG) sarebbero parte del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), di conseguenza sono ritenute illegali dalla Turchia.

Il secondo sconfinamento è correlato a una seconda operazione militare, annunciata da Erdogan, avente come obiettivo la città di Mambij, sottratta all’ISIS nel 2016 dai curdi appoggiati dagli Stati Uniti, la quale all’inizio dell’operazione su Afrin ospita ancora una guarnigione americana composta da circa 2000 marines, per la maggior parte impegnati ad addestrare i combattenti delle Forze Democratiche Siriane (SDF). Le forze turche, nel quadro delle operazioni in Siria, hanno messo in sicurezza ampie porzioni di territorio lungo il confine sud-orientale della Turchia.

Il conflitto tra la Turchia e i curdi risale al 1978. Da allora, i curdi chiedono la creazione dello Stato de Kurdistan indipendente e la possibilità di avere maggiori diritti politici e culturali all’interno della Turchia. Il principale gruppo dei ribelli curdi è rappresentato dal PKK, fondato nel 1978, il quale ha compiuto numerosi attacchi, nel corso degli anni, soprattutto nel sud-est della Turchia. La presenza dei suoi combattenti in Siria e nel Kurdistan iracheno ha portato Ankara a compiere diverse incursioni e attacchi contro i territori siriani e dell’Iraq.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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