Nicaragua: sparatoria interrompe tregua, 8 morti

Pubblicato il 17 giugno 2018 alle 11:10 in America Latina America centrale e Caraibi

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Otto persone sono morte, sabato 16 giugno, in una sparatoria con le forze dell’ordine, poi sfociata in incendio, la quale ha spezzato la tregua sancita nelle ore precedenti tra il presidente nicaraguense, Daniel Ortega, e i cittadini manifestanti.

Michael Healy, presidente dell’Unione dei produttori agricoli locali, ha incolpato il governo e le forze dell’ordine della morte di 6 persone, tra cui 2 bambini, quando la loro casa è andata in fiamme a Managua, dopo uno scontro con la polizia. Altri due cittadini sono morti durante la medesima sparatoria. “Siamo andati a dormire in pace e in tranquillità, e ciò che è veramente triste è che quando ci siamo svegliati abbiamo appreso la notizia della morte di questa famiglia, di come essa è stata bruciata”, ha affermato Healy, in conclusione del dialogo tra cittadini e governo, mediato dalla chiesa cattolica del Paese. “Il governo vuole che abbandoniamo il tavolo delle trattative, ma noi non lasceremo che ciò accada… è l’unico modo per porre fine a tutto questo”, ha aggiunto Healy.

“È un massacro. Una barbarie. Questi poliziotti hanno circondato la casa e hanno appiccato il fuoco deliberatamente, dopo che mio nipote si è rifiutato di far loro piazzare cecchini sul tetto”, ha riferito a Reuters Jose Maria Hernandez, lo zio 63enne di uno dei proprietari della casa morto nell’incendio.

La polizia nazionale ha rilasciato una dichiarazione in cui attribuisce la colpa dello scontro a fuoco di sabato ai manifestanti, e rende noto che 2 uomini sono morti in tale colluttazione. I media locali hanno riferito che la polizia e alcuni uomini armati favorevoli a Ortega, mascherati per non risultare riconoscibili, hanno aperto il fuoco contro i manifestanti che pattugliavano i posti di blocco lungo la strada. Le forze dell’ordine hanno altresì reso noto che i vigili del fuoco intervenuti sul posto sono stati presi d’assalto da alcuni “delinquenti mascherati”, e che indagheranno sulla causa dell’incendio. Il governo non ha risposto alle richieste, avanzate dai giornalisti, di un commento pubblico in merito all’accaduto.

Il presidente dell’Organizzazione degli Stati americani, Luis Almagro, ha pubblicato un messaggio sul suo profilo Twitter in cui, a nome dell’intera organizzazione internazionale, la quale comprende i 35 stati indipendenti delle Americhe, condanna questo “atto di terrore” che a suo dire rappresenta un crimine contro l’umanità.

Il dialogo tra le parti, però, nonostante l’incidente, sta proseguendo come da agenda, e il governo, insieme ai rappresentanti del volere civico, sta discutendo la possibilità di creare gruppi di lavoro volti a proporre soluzioni pacifiche al problema, quali riforme democratiche. Lo hanno reso noto i mediatori coinvolti, con un comunicato rilasciato nella giornata di domenica 17 giugno.  Il dibattito riprenderà regolarmente lunedì 18 giugno.

Le agitazioni di sabato mattina hanno fatto seguito a una tregua sancita tra Ortega e i manifestanti per porre fine alle ostilità, pulire e sgomberare le strade, e permettere un’indagine internazionale sul posto.

Le proteste erano cominciate nel Paese il 18 aprile, dopo che Ortega aveva deciso di tagliare i trattamenti pensionistici per coprire alcune carenze nel settore della sicurezza sociale. I manifestanti si sono riversati nelle strade chiedendo che il presidente si dimetta, accusandolo di essere corrotto, di avere uno stile autocratico e di avere opzioni limitate per il cambiamento della politica del Nicaragua attraverso le elezioni. Inoltre, i cittadini accusano le autorità di utilizzare la violenza per reprimere i dimostranti e lamentano l’eccessivo controllo presidenziale su Congresso, tribunali e comitati militari ed elettorali.

In seguito all’inizio delle manifestazioni, il presidente aveva velocemente abbandonato i piani di taglio della spesa, ma il violento giro di vite sui partecipanti alle proteste aveva alimentato le dimostrazioni a livello nazionale, provocando la morte di 170 persone, lasciando centinaia di cittadini feriti e rallentando l’economia del Nicaragua, Paese già impoverito. La maggior parte delle vittime erano manifestanti anti-governo che avevano chiesto le dimissioni di Ortega, che è al potere da più di 10 anni e che concluderà il suo mandato nel 2021. Il presidente, che accusa gli Stati Uniti di sostenere la protesta con fini imperialistici, ha cercato in Washington una sponda per uscire dalla crisi, che la continua violenta repressione non fa che acuire.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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