La Giordania e il terrorismo

Pubblicato il 17 giugno 2018 alle 6:01 in Approfondimenti Giordania

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La Giordania ha sempre svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro l’ISIS, collaborando con la coalizione internazionale a guida americana che bombarda il gruppo terroristico in Siria e in Iraq. Ciò ha fatto sì che il territorio giordano, vicino alle terre dove sono attivi i terroristi, sia stato bersaglio dei gruppi estremisti, che hanno più volte tentato di colpire, in particolare, i presidi di sicurezza. Nel febbraio 2015, l’ISIS diffuse un video in cui il pilota giordano, Moaz al-Kassesbeh, catturato dai miliziani nel dicembre 2014, veniva bruciato vivo in una gabbia. L’attentato più grave rivendicato dall’ISIS si è verificato il 18 dicembre 2016 nella città turistica di Karak, quando 14 persone, tra cui civili, sono morte negli scontri tra alcuni uomini armati e le forze della sicurezza.

L’8 gennaio 2018, l’agenzia di stampa nazionale giordana Petra ha rivelato che Amman aveva sventato un complotto dell’ISIS che, nel mese di novembre 2017, avrebbe dovuto compiere una serie di attacchi in tutto il Paese contro presidi di sicurezza, i centri commerciali e i personaggi religiosi moderati. Occorre tenere presente che la Giordania per più di 370 km con la Siria, motivo per cui, fin dallo scoppio della guerra civile, iniziata il 15 marzo 2017, i cittadini siriani fuggiti dal conflitto si sono rifugiati nel Regno Hashemita. Secondo le stime delle Nazioni Unite aggiornate al 24 maggio 2018, la Giordania ospita più di 666.113 rifugiati siriani registrati, mentre le autorità di Amman hanno affermato che il numero reale si aggiri intorno all’1,3 milioni.

Gli Stati Uniti nutrono un interesse strategico nei confronti della Giordania, in quanto il Paese mediorientale, rispetto ai vicini, è politicamente stabile ed è collocato in una posizione chiave nella regione. Confinando a nord con la Siria, a est con l’Iraq, a sud-est e a sud con l’Arabia Saudita, e a ovest con Israele e la Cisgiordania, la Giordania costituisce un centro logistico e strategico fondamentale per gli USA. Come si evince dallo US Military Strenght Index del 2017, la Giordania, oltre alle minacce esterne, subisce minacce interne costituite dagli estremisti islamisti locali che erano partiti per unirsi all’ISIS in Siria e in Iraq o legati ad al-Qaeda. Le forze di terra giordane ammontano a 74.000 soldati e da 390 carri armati di manifattura inglese Challenger 1. Lo scheletro dell’aviazione è costituito da 44 jet da guerra F-16 Fighting Falcons. Nonostante gli USA non abbiano una base militare in Giordania, nel Paese mediorientale sono stati schierati 1.500 soldati americani, uno squadrone di F-16, una batteria di missili Patriot e il sistema di razzi M142 High Mobility Artillery Rocket System. Nel mese di febbraio 2018, gli Stati Uniti hanno altresì impegnato 1,2 miliardi di dollari in aiuti annuali alla Giordania per il periodo compreso tra il 2018 e il 2022. Si è trattato del primo accordo di questo genere tra i due Paesi da quando il presidente Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2017. Il patto prevede che Washington fornisca annualmente almeno 750 milioni di dollari per l’assistenza economica e 350 milioni di dollari in aiuti militari. Il 22 marzo scorso, i due Stati hanno annunciato la nascita di un nuovo centro di formazione per l’antiterrorismo nel territorio meridionale di Amman. La struttura è stata creata con l’obiettivo di potenziare le capacità delle forze locali in una regione colpita dai conflitti.

Per quanto riguarda la legislazione antiterrorismo, il Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, riferisce che la State Security Court (SSC) è il principale apparato legale con giurisdizione sui reati che riguardano la sicurezza nazionale, compresi i casi di terrorismo. Gli emendamenti alla legge SSC, adottati nel 2014, hanno tentato di limitare la giurisdizione della Corte a 5 reati, quali tradimento, spionaggio, terrorismo, casi legati alla droga e alla falsificazione valutaria. Nel corso del 2016 le autorità giordane hanno intrapreso azioni legali contro numerose persone accusate di terrorismo ai sensi della legge giordana. Il governo di Amman ha adottato la sua prima legge antiterrorismo nel 2006, sulla scia degli attentati contro gli alberghi della capitale che si verificarono nel 2005. Tale legge è stata successivamente modificata nel 2014 in risposta alle crescenti minacce da parte di organizzazioni estremiste violente, che operano a livello nazionale e transfrontaliero in Iraq e in Siria. I nuovi emendamenti hanno stabilito pene più severe nei casi di terrorismo, ampliando altresì la portata e la definizione di attività considerate terroristiche per facilitare la capacità del governo di perseguire il sostegno materiale e ideologico al terrorismo. In seguito al passaggio degli emendamenti del 2014, la tale legge ha definito il terrorismo in modo esteso, includendo reati legati ritenuti “dannosi alle relazioni con uno Stato straniero”. Le ONG focalizzate sui diritti umani hanno criticato l’attuazione della legge, sostenendo che limita la libertà di espressione e il pacifico dissenso contro il governo. Da quando le modifiche sono entrate in vigore nel 2014, le autorità hanno arrestato diversi giornalisti e leader religiosi per reati legati alla parola. Il GID è l’agenzia governativa responsabile per l’antiterrorismo e opera con il supporto di vari elementi di diverse agenzie. Sebbene tali agenzie di sicurezza civile e militare giordane siano più professionali ed efficaci di altre nella regione, nel 2016 le maggiori minacce terroristiche hanno messo a dura prova le capacità di risposta agli incidenti e i meccanismi di coordinamento. Il governo della Giordania sta implementando misure per migliorare il coordinamento tra agenzie di sicurezza. In particolare, durante gli attacchi del mese di dicembre 2016 a Karak, il governo di Amman ha attivato il Centro nazionale per la sicurezza e la gestione delle crisi sotto la direzione del re Abdullah II. La Giordania conduce screening ufficiali a tutti i viaggiatori presso negli aeroporti e utilizza sistemi biometrici in linea con gli standard internazionali. Le autorità giordane forniscono regolarmente informazioni avanzate sui passeggeri alle nazioni partner e condividono i nomi con le watchlist e i database dell’INTERPOL.

In merito al contrasto al finanziamento del terrorismo, la Giordania è un membro del Middle East and North Africa Financial Action Task Force (MENAFATF), ed è anche membro del gruppo finanziario Counter-ISIS della Coalizione internazionale a guida americana. L’unità di informazione finanziaria della Giordania, l’Unità di finanziamento contro il riciclaggio di denaro e antiterrorismo (AMLU Jordan), è membro del gruppo Egmont di unità di intelligenza finanziaria dal 2012. AMLU Jordan riceve e risponde regolarmente alle richieste di informazioni da parte delle unità di contropartita. In base agli obblighi del regime di sanzioni ISIL (Da’esh) e al-Qa’ida del Consiglio di sicurezza dell’ONU, vengono comunicati regolarmente i nomi delle persone e delle entità designate alle istituzioni finanziarie. Il numero di segnalazioni di transazioni sospette ricevute da AMLU Giordania nel 2016 è quasi raddoppiato a partire dal 2015. In relazione al contrasto dell’estremismo violento, Re Abdullah II ha continuano a promuovere la “Dichiarazione di Amman” del 2004, chiedendo tolleranza e pace all’interno della comunità islamica e respingendo “aggressioni e terrorismo sfrenati”. Il re ha ripetutamente espresso l’impegno del proprio Paese a contrastare la messaggistica e la retorica estremista violenta. La Giordania ha collaborato con il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite per elaborare una strategia nazionale olistica per prevenire e contrastare l’estremismo violento, che dovrebbe stabilire ruoli e responsabilità per le entità governative e promuovere il coinvolgimento delle organizzazioni non governative, della società civile e del settore privato in CVE iniziative. Infine, nell’ambito della cooperazione regionale e internazionale, la Giordania è uno dei membri fondatori del Global Counterterrorism Forum, dell’Arab League, dell’Organization for Islamic Cooperation, della Global Initiative to Combat Nuclear Terrorism e della Proliferation Security Inititative.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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