Grecia: polizia lancia lacrimogeni ai manifestanti per questione macedone

Pubblicato il 17 giugno 2018 alle 9:28 in Grecia Macedonia

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La polizia greca ha lanciato lacrimogeni contro i manifestanti che protestavano fuori dal Parlamento, mentre dentro l’edificio i deputati erano riuniti per discutere una mozione di sfiducia al governo Tsipras a causa della disputa sorta dall’accordo di nomenclatura con la Macedonia.

Nella giornata di sabato 16 giugno, le forze dell’ordine greche hanno lanciato almeno per due volte consecutive vari lacrimogeni contro la folla che tentava di salire le scale fuori dal Parlamento, nella capitale del Paese, Atene. Le persone che hanno preso parte a tale manifestazione sono arrabbiate con il governo per via di un accordo stipulato dalla Grecia con la Macedonia pochi giorni prima, giovedì 14 giugno. Più tardi, nella medesima giornata, si attendevano i risultati della votazione di sfiducia. “Traditori, traditori”, urlavano i circa 5mila manifestanti riuniti nella piazza centrale della città, Syntagma.

“Sono furibonda. Quella persona, che risponde al nome di Tsipras, non sta lavorando nell’interesse della nazione né del comune sentire nazionale dei greci”, ha spiegato una donna tra i manifestanti, Sophia Constantinidou, 45enne.

Molti greci vedono la questione del nome della Macedonia come un tentativo, da parte di Skopje, di appropriarsi illecitamente dell’eredità culturale e della tradizione greca. Una volta che il trattato sarà ratificato, la Grecia ha reso altresì noto che incoraggerà l’inizio delle trattive tra la futura Repubblica della Macedonia del Nord, l’Unione Europea e la NATO.

Il Parlamento greco ha iniziato a discutere una mozione di sfiducia al governo Tsipras, giovedì 14 giugno. I parlamentari dell’opposizione contestano l’accordo voluto dal primo ministro, Alexis Tsipras, e volto a risolvere una controversia con la vicina Macedonia, sul suo nome. Sia Tsipras sia il primo ministro macedone, Zoran Zaev, sono stati accusati nei loro rispettivi Paesi di origine di “capitolazione nazionale”. Il problema ha provocato proteste di massa sia a Skopje che ad Atene, nei mesi scorsi. Il presidente macedone ha dichiarato che cercherà di bloccare l’accordo, e in Grecia l’opposizione ha avviato una mozione di sfiducia contro il governo, una prima volta che Tsipras è salito al potere nel 2015.

Giovedì 14 giugno, Tsipras e la sua controparte macedone, Zaev, avevano reso noto di aver raggiunto un accordo sulla modifica del nome della Macedonia in Repubblica della Macedonia del Nord (Republic of North Macedonia). Tale accordo risolverebbe una disputa lunga e complessa, iniziata dalla proclamazione di indipendenza da parte dell’Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia nel 1991, e che ha caratterizzato le relazioni tra Atene e Skopje. L’accordo permetterebbe inoltre alla Macedonia di accelerare il processo di adesione all’Unione Europea ed alla NATO, i cui prossimi incontri sono fissati rispettivamente il 28-29 giugno e a metà luglio. Oltre al cambio del nome, la Grecia si impegna a riconoscere l’esistenza della lingua e della cittadinanza macedone.

Atene ha a lungo domandato al Paese vicino di modificare il proprio nome in modo da evitare qualsiasi richiamo e rivendicazione di territorio rispetto all’antica Macedonia. Tuttavia, fino ad ora, i dialoghi non avevano portato alcun risultato. L’accordo dovrà essere ratificato dai Parlamenti dei due Paesi interessati. Zaev aveva dichiarato che il documento sarebbe stato firmato nel fine settimana e che, entro il termine dell’anno, si sarebbe organizzato un referendum sulla questione. Il presidente della Grecia, Prokopis Pavlopoulos, si è detto soddisfatto del raggiungimento dell’accordo, evidenziando come questo risponda a tutte le richieste greche. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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