Afghanistan: prolungata tregua con i talebani

Pubblicato il 17 giugno 2018 alle 12:08 in Afghanistan Asia

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I militanti talebani fanno rientro nelle città afghane per continuare le celebrazioni con i civili, in seguito al prolungamento del cessate-il-fuoco unilaterale governativo e all’esortazione del presidente afghano, rivolta al gruppo talebano, a fare altrettanto.

Nella serata di sabato 16 giugno, il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, ha ufficialmente esteso il cessate-il-fuoco unilaterale del governo nei confronti dei talebani, guadagnandosi l’appoggio internazionale e gli encomi dei concittadini; tuttavia i critici hanno affermato che una simile apertura delle autorità mostra debolezza, in quanto ha permesso ai talebani di entrare nelle città senza essere sorvegliati strettamente, e così il gruppo ha potenzialmente in pugno il Paese. Ghani, in un appello rivolto all’intera nazione, ha esortato i talebani a estendere anch’essi a loro volta il cessate-il-fuoco – la tregua unilaterale annunciata dai talebani era iniziata venerdì 15 giugno e sarebbe dovuta terminare domenica 17 – e avviare i negoziati di pace con il governo. Il presidente ha altresì affermato di voler discutere “tematiche di mutuo interesse con i Paesi vicini e alla presenza di forze internazionali”. Il gabinetto di Ghani ha annunciato, domenica 17 giugno, l’estensione della tregua unilaterale con i talebani per altri 10 giorni .

I membri dell’Alto Consiglio di Pace del Paese (Afghanistan High Peace Council, in sigla HPC) hanno appoggiato la decisione del presidente, e si sono uniti al suo appello affinché anche i talebani estendano la loro tregua. Il presidente dell’organizzazione, Karim Khalili, ha commentato: “Sono stati intrapresi dei passi in avanti verso la pace, ma ora ce ne vogliono altri”. Un alto funzionario occidentale presente a Kabul ha affermato che la mossa di Ghani è molto coraggiosa, ma si è detto preoccupato che i talebani possano non prolungare a loro volta il cessate-il-fuoco, sostenendo che in quel caso “le conseguenze potrebbero essere disastrose”. Egli ha altresì raccontato che i membri del Parlamento che si oppongono alla decisione di Ghani si sono lamentati, in quanto il presidente non si sarebbe consigliato con i restanti uomini politici del Paese, e avrebbe fatto una mossa azzardata senza pensare alle conseguenze di un eventuale rifiuto da parte del gruppo talebano. Amarullah Saleh, politico e ex presidente della Direzione Nazionale della Sicurezza afghana (NDS), sostiene che Ghani abbia fatto un grave errore a permettere ai talebani l’accesso nelle aree controllate dal governo. “Non disponiamo di meccanismi di sicurezza per contrastare eventuali violazioni della tregua da parte dei talebani”, ha spiegato Saleh.

Il segretario di stato americano, Mike Pompeo, ha appoggiato la mossa di Ghani, affermando però che i negoziati di pace dovrebbero includere una discussione sul ruolo di attori e forze internazionali. “Ghani ha la piena benedizione dell’amministrazione statunitense, ed è cruciale per i funzionari americani dimostrare che le politiche di Trump stanno funzionando e che i negoziati con i talebani afghani sono imminenti”, ha commentato un funzionario di alto rango, il quale ha incontrato e dialogato con i funzionari afghani, domenica 17 giugno.

L’unica volta in cui vi sono stati negoziati diretti tra il governo del Paese e i talebani è stata nel 2015, e in tale occasione il gruppo militante ha rotto la tregua quasi immediatamente.

Nella giornata di domenica 17 giugno, i talebani si spostano liberamente nelle città afghane con le loro bandiere, e incontrano i civili in un clima festoso, nonostante alcune restrizioni imposte al gruppo dopo che i militanti dello Stato Islamico hanno guastato il clima pacifico del raduno con un attentato, nella giornata precedente. “Per evitare che i nostri concittadini vengano feriti, e che i nostri possano essere giudicati responsabili… tutti i nostri ufficiali dovrebbero impedire a tutti i mujahideen (i combattenti talebani) sotto il loro comando di partecipare a simili raduni e incontri”, ha tuttavia dichiarato il portavoce del gruppo talebano, Zabihullah Mujahid, in via preventiva.

Sabato 16 giugno, un’autobomba dell’ISIS è esplosa causando la morte di 36 persone presenti a un raduno celebrativo tra talebani e forze di sicurezza afghane nella città orientale di Nangarhar, mentre nel resto del Paese soldati e militanti talebani festeggiavano insieme un cessate-il-fuoco senza precedenti.

Ad agosto il presidente americano, Donald Trump, ha avviato un approccio militare più aggressivo nei confronti dell’Afghanistan, intensificando i raid aerei, volti a costringere i talebani a sedersi al tavolo negoziale con le autorità governative del Paese. Gli Stati Uniti vorrebbero che il Pakistan, da loro accusato di fornire rifugio ai comandanti dei talebani afghani, esercitasse una maggiore influenza sul gruppo, al fine di costringerlo alla resa e alla conseguente stipulazione di un accordo.

I talebani hanno si sono già spostati su enormi porzioni di territorio afghano e, con il decremento delle truppe straniere sul posto, che constano al momento di circa 15.600 unità, a fronte delle 140mila unità operative nel Paese nel 2014, sembra vi siano poche speranze che il governo riporti una vittoria totale e definitiva contro il gruppo.
I talebani, i quali esigono una più severa applicazione della legge islamica, la Sharia, dal 2001, anno in cui sono state respinte dal territorio dalle forze americane, combattono attivamente contro le truppe della NATO a guida statunitense. Queste ultime si coordinano con la missione Resolute Support e con il governo afghano, che gode dell’appoggio di Washington.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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