Nicaragua: accordo per porre fine alle violenze nel Paese

Pubblicato il 16 giugno 2018 alle 10:01 in America Latina America centrale e Caraibi

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Il governo del Nicaragua e i gruppi della società civile si sono accordati, venerdì 15 giugno, per porre fine alle violenze che imperversano nel Paese, in un tentativo di far cessare le tensioni politiche che hanno provocato 170 morti e hanno scosso la leadership dell’attuale presidente, Daniel Ortega.

Il ministro degli Esteri del Nicaragua, Denis Moncada, che è il negoziatore capo del governo, ha spiegato che la fine delle violenze è una necessità base e che i cittadini del Paese non hanno bisogno di altre tensioni. Le trattative fra le parti riprenderanno sabato 16 giugno, per discutere la proposta della Chiesa di anticipare le elezioni generali e attuare le riforme politiche.

I leader della società civile, inoltre, hanno spiegato che l’accordo include altresì l’istituzione di una task force internazionale per indagare sulle uccisioni avvenute durante le manifestazioni. Inoltre, è stata approvata la rimozione graduale, sotto la supervisione delle organizzazioni internazionali, delle barricate di fortuna che hanno provocato ingorghi stradali e frenato i commerci. Juan Sebastian Chamorro, leader di una delle organizzazioni per la società civile, ha spiegato che se tali condizioni non verranno rispettate, le proteste pacifiche ricominceranno.

Le proteste erano cominciate nel Paese il 18 aprile, dopo che Ortega aveva deciso, a sorpresa, di tagliare i trattamenti pensionistici per coprire alcune carenze nel settore della sicurezza sociale. I manifestanti si sono riversati nelle strade chiedendo che il presidente si dimetta, accusandolo di essere corrotto, di avere uno stile autocratico e di avere opzioni limitate per il cambiamento della politica del Nicaragua attraverso le elezioni. Inoltre, i cittadini accusano le autorità di utilizzare “forza bruta” per reprimere i dimostranti e lamentano altresì l’eccessivo controllo presidenziale su Congresso, tribunali e comitati militari ed elettorali.

In seguito all’inizio delle manifestazioni, il presidente aveva velocemente abbandonato i piani di taglio della spesa, ma il violento giro di vite sui partecipanti alle proteste aveva alimentato le dimostrazioni a livello nazionale, provocando la morte di 170 persone, lasciando centinaia di cittadini feriti e rallentando l’economia del già impoverito Nicaragua. La maggior parte delle vittime erano manifestanti anti-governo che avevano chiesto le dimissioni di Ortega, che è al potere da più di 10 anni e che concluderà il suo mandato nel 2021. Il presidente, che accusa gli Stati Uniti di sostenere la protesta con fini imperialistici, ha cercato in Washington una sponda per uscire dalla crisi, che la continua violenta repressione non fa che acuire.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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