Trump e Putin valutano un possibile incontro bilaterale

Pubblicato il 15 giugno 2018 alle 16:30 in Russia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin, stanno considerando la possibilità di incontrarsi in un summit bilaterale. È quanto dichiarato da alcuni funzionari statunitensi e dai media russi. In particolare, una fonte anonima ha riferito alla CNN che Trump ha da lungo tempo espresso il desiderio di lavorare più a stretto contatto con la Russia. “Non penso che siano state prese decisioni, o che siano stati elaborati dettagli, ma credo che entrambe le parti stiano esplorando un’opportunità per provare a farlo”, ha detto, il 13 giugno, Richard Hooker, assistente speciale del presidente e senior director per l’Europa e la Russia nel Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, all’agenzia di stampa russa TASS. Il funzionario americano ha aggiunto che l’Austria sarebbe una delle possibili sedi dell’incontro. Secondo il Wall Street Journal, Putin avrebbe discusso di un possibile incontro con Trump, a Vienna, con il cancelliere austriaco, Sebastian Kurtz. La Casa Bianca, in seguito, ha riferito che l’Austria ha confermato a Washington la sua disponibilità a ospitare il summit. Un’altra fonte del Consiglio di sicurezza nazionale ha dichiarato che un incontro “è in corso di elaborazione” e una fonte diplomatica ha aggiunto che è probabile che si verifichi presto. Tuttavia, secondo la CNN, alcuni alti funzionari americani hanno espresso scetticismo in merito ad una più ampia cooperazione con la Russia dal momento che l’amministrazione Trump continua ad avere un atteggiamento ambivalente nei confronti di Mosca.

Dal Cremlino, all’inizio di giugno, Putin ha informato di parlare regolarmente con Trump e di averlo incontrato di persona due volte, in Germania e in Vietnam, da quando il tycoon newyorkese si è insediato alla Casa Bianca. Un funzionario americano ha riferito alla CNN che il Cremlino sta spingendo per un meeting tra i due leader e il 10 giugno, il presidente russo ha confermato di essere pronto a incontrare Trump non appena Washington fosse stata pronta.

Negli ultimi mesi, peraltro, molti funzionari governativi americani hanno incontrato i loro corrispettivi russi, per discutere questioni di interesse comune. Il generale Joseph Dunford, alto ufficiale militare americano e presidente del Joint Chiefs of Staff, è stato recentemente impegnato con il suo omologo russo, il generale Valery Gerasimov, che ha incontrato a Helsinki, in Finlandia, la settimana scorsa, e con il quale, da marzo, intrattiene conversazioni telefoniche inerenti, principalmente, alla Siria, allo scopo di mantenere una linea di comunicazione militare fra Mosca, Washington e gli altri alleati NATO. Il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, John Bolton, invece, ha incontrato l’ambasciatore russo negli Stati Uniti, Anatoly Antonov, ad aprile, in un momento in cui i rapporti tra Washington e Mosca erano tesi a causa dell’avvelenamento di un’ex spia russa nel Regno Unito, della questione ucraina e siriana e dell’interferenza del Cremlino nelle elezioni presidenziali americane del 2016. In quell’occasione, la Casa Bianca aveva dichiarato che “è nell’interesse sia degli Stati Uniti sia della Russia avere migliori relazioni”. Bolton prevede di incontrare funzionari russi alla fine di giugno, in quello che alcuni funzionari americani hanno descritto come un “incontro pre-NATO”, i cui vertici dovrebbero incontrarsi a Bruxelles, all’inizio di luglio.

Nonostante tali frequenti contatti di funzionari americani e russi, i leader della Casa Bianca e del Cremlino si sono incontrati recentemente solo al margine di summit multilaterali. La possibilità di un loro incontro bilaterale arriva, peraltro, in un momento in cui le relazioni fra Washington e Mosca sono quanto mai complesse, anche a causa del recente invito da parte della Norvegia, di 400 marines americani. L’ambasciata russa in Norvegia ha dichiarato che Mosca considera tale decisione di Oslo come un “passo ostile che non può non avere conseguenze”. L’ambasciata ha spiegato che l’annuncio fatto dal governo di Oslo contrasta con la decisione presa nel 1949 di non avere basi militari straniere sul territorio nazionale finché la Norvegia non fosse sotto attacco o minaccia di attacco e indica la scarsa affidabilità di Oslo, che può destabilizzare l’intero Nord Europa. Da Mosca mettono in guardia anche sulla giustificazione fornita dal governo norvegese, secondo il quale la presenza delle truppe statunitensi non sarà permanente, dal momento che i soldati americani si trovano sul suolo norvegese per finalità di addestramento rotazionale. Le truppe cambieranno, avverte l’ambasciata russa in Norvegia, ma la presenza militare sarà permanente.

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di Redazione

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