Trump approva dazi su prodotti cinesi per 50 miliardi di dollari

Pubblicato il 15 giugno 2018 alle 12:21 in Cina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha approvato dazi su prodotti cinesi per un valore di 50 miliardi di dollari. La decisione è stata presa dal presidente americano in seguito a una riunione con alti funzionari economici, il 14 giugno. Secondo un funzionario statunitense e un’altra fonte anonima , le categorie di prodotti colpite dal provvedimento restrittivo saranno circa 800, invece delle 1.300 inizialmente previste.

L’amministrazione Trump ha preso questa decisione, annunciata già a marzo, come ritorsione nei confronti di Pechino, accusata di violare i diritti sulla proprietà intellettuale e di sottrarre il know how delle imprese americane. La scelta della Casa Bianca arriva in seguito ai negoziati commerciali relativi al taglio del deficit commerciale degli Stati Uniti nei confronti della Cina, svoltisi tra i due paesi tra maggio e giugno. Nel corso di quelle trattative, la Cina aveva dichiarato che avrebbe “aumentato in modo significativo” gli acquisti di prodotti agricoli ed energetici statunitensi per ridurre il deficit. Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, aveva replicato che lo squilibrio era ancora elevato, ma che i funzionari di Washington e Pechino avevano avuto conversazioni positive e aveva sottolineato l’importanza di correggere lo status quo in modo da rendere il commercio “più equilibrato, più reciproco e più giusto”.

L’imposizione delle tariffe sarà annunciata ufficialmente a breve, ma non è ancora stata stabilita la sua entrata in vigore. Non è ancora chiaro quale sarà la reazione di Pechino, che aveva avvisato Washington che non avrebbe onorato il suo impegno ad aumentare gli acquisti di beni statunitensi se le tariffe fossero state imposte e che sarebbe stata pronta a rispondere all’eventuale misura restrittiva.  È probabile che la Cina adotterà tariffe sulle importazioni statunitensi di soia, automobili, prodotti chimici e aerei, secondo l’elenco pubblicato all’inizio di aprile. In occasione della visita in Cina del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, aveva dichiarato che la Cina sarebbe stata pronta a rispondere se Trump avesse imposto le tariffe. Quando si sono incontrati a Pechino il 14 giugno, il leader cinese, Xi Jinping, ha detto al segretario statunitense che sperava che gli Stati Uniti potessero gestire le delicate questioni per i rapporti sino-americani “con cautela e appropriatezza” per evitare di danneggiare le relazioni, sottolineando che la Cina e gli Stati Uniti condividono ampi interessi comuni e importanti responsabilità nella salvaguardia della pace e della stabilità mondiale e nella promozione dello sviluppo e della prosperità globali.

Secondo quanto dichiarato a Reuters da un funzionario americano, Trump non avrebbe più esitato nell’imposizione della misura tariffaria contro Pechino, non avendo più bisogno dell’influenza di Xi Jinping sulla Corea del Nord, in seguito ai risultati positivi del summit di Singapore del 12 giugno.

Nel corso della sua visita a Pechino, il 14 giugno, Pompeo ha affermato che gli Stati Uniti apprezzano il ruolo vitale della Cina nella soluzione politica della questione del nucleare nordcoreano, aggiungendo che Washington è disposto a collaborare con Pechino per conseguire l’obiettivo della denuclearizzazione e la pace duratura nella penisola coreana. Xi ha risposto congratulandosi con Washington e Pyongyang per l’esito positivo del summit e auspicando la collaborazione per il perseguimento dell’obiettivo. Anche Trump si era congratulato con la Cina per il suo contributo al summit che ha garantito la denuclearizzazione, ribadendo la rilevanza del risultato anche per Pechino. “Non posso immaginare che la Cina sia felice che qualcuno abbia armi nucleari così vicine”, aveva detto Trump ai giornalisti, a Singapore, dopo l’incontro con il leader nordcoreano, Kim Jong Un. 

I dazi contro la Cina non sono il primo segnale della svolta protezionistica nella politica commerciale dell’amministrazione Trump, che ha imposto dazi su acciaio e alluminio anche a Unione Europea, Canada e Messico, giustificati per motivi di sicurezza nazionale. Parallelamente al ricorso promosso in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio, gli Stati membri dell’Unione Europea hanno appoggiato all’unanimità un piano per l’imposizione di dazi sulle importazioni di prodotti statunitensi per un valore di 2,8 miliardi di euro, in seguito ai dazi su acciaio e alluminio imposti da Washington all’Unione Europea, che a marzo era stata temporaneamente esentata, all’inizio di giugno. Le misure non sono tuttavia ancora entrate in vigore. Anche il Canada adotterà dazi sulle importazioni statunitensi dall’1 luglio, mentre il Messico le ha annunciate la settimana scorsa.

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha espresso preoccupazione per la decisione di Trump, capace, secondo il FMI, di minare il sistema del commercio internazionale, determinare ritorsioni da parte di altri Stati e danneggiare l’economia statunitense, dal momento che, secondo il FMI, la crescita dell’economia statunitense rallenterà nei prossimi anni. Il 10 giugno, Trump si era ritirato dal documento finale concordato dal G7 che menzionava l’importanza del commercio libero, equo e reciprocamente vantaggioso.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

di Redazione

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