Offensiva contro il porto di Hodeida: il punto della situazione

Pubblicato il 15 giugno 2018 alle 14:00 in Medio Oriente Yemen

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Il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito in un incontro straordinario a porte chiuse, nella giornata di giovedì 14 maggio, per discutere dell’offensiva lanciata dalla coalizione araba, a guida saudita, contro il porto yemenita di Hodeida. Questo è stato il secondo incontro in questa settimana, per discutere la crisi in Yemen.

Le Nazioni Unite hanno rinnovato la preoccupazione riguardo alle conseguenze umanitarie dell’offensiva, lanciata ufficialmente all’alba di mercoledì 13 giugno, per liberare la città e il porto di Hodeida dalle forze dei ribelli Houthi. Il Consiglio è preoccupato che tale assedio possa paralizzare gli scambi di beni commerciali e gli aiuti umanitariper i 22,2 milioni di yemeniti bisognosi di assistenza, in quello che è ormai il terzo anno di guerra civile nel Paese. Il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, ha chiesto che l’operazione militare contro Hodeida non interrompa il flusso di merci. “La coalizione ci ha assicurato che stanno considerando preoccupazioni umanitarie nei loro piani operativi, e questo è vitale per mantenere il flusso di cibo, carburante e forniture mediche in Yemen”, ha affermato Johnson, in una dichiarazione. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per lo Yemen, Martin Griffiths, ha assicurato che i negoziati su Hodeida stanno continuando e ha chiesto a tutte le parti di esercitare moderazione. 

Da parte sua, il governo yemenita del presidente Rabbo Mansour Hadi ha sottolineato l’importanza di liberare Hodeida. “Abbiamo esaurito tutte le soluzioni pacifiche e politiche per portare le milizie Houthi fuori dal porto di Hodeidah”, ha affermato in una dichiarazione. “Liberare il porto rappresenta l’inizio del collasso degli Houthi, assicurerà la navigazione nello stretto di Bab-Al-Mandeb e taglierà le mani dell’Iran, che hanno affogato lo Yemen con le loro armi, usate per spargere il sangue degli yemeniti”, ha aggiunto. Il governo ha sottolineato che si occuperà della popolazione di Hodeida, con il sostegno della coalizione, dopo che il porto sarà completamente liberato e si adopererà per mitigare le loro sofferenze e riportare la vita alla normalità, in tutti i distretti del governatorato. Fonti militari hanno dichiarato, secondo quanto riportato da Al-Arabiya English, che la scelta della tattica militare di attacco ha preso in considerazione la protezione dei civili e delle infrastrutture dentro la città. Il segretario degli Esteri britannico ha esortato gli Houthi a “non compromettere le strutture portuali o ostacolare la risposta umanitaria”. La Svezia, membro non permanente, ha invitato invece il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a chiedere di sospendere immediatamente l’offensiva e i bombardamenti guidati dai sauditi e dagli Emirati Arabi Uniti, al fine di impedire un grave disastro umanitario.

Inoltre, secondo quanto riportato dal quotidiano Al-Monitor, alcuni componenti di cinque missili lanciati in Arabia Saudita da parte dei ribelli Houthi risulterebbero essere stati fabbricati in Iran. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha dichiarato, in un rapporto di 14 pagine al Consiglio di Sicurezza, che i detriti provenienti dai missili lanciati dai ribelli a partire da luglio 2017 “condividono alcune caratteristiche chiave di design con un tipo di missile prodotto dall’Iran”. Tuttavia, i funzionari delle Nazioni Unite non sarebbero in grado di determinare quando sono stati inviati nello Yemen. Il rapporto, inviato martedì 12 giugno al Consiglio, ha aggiunto che “alcune parti componenti dei detriti sono state prodotte nella Repubblica islamica dell’Iran”, ma non è stato chiaro se il trasferimento fosse in violazione delle restrizioni ONU. 

La guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015, è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, da parte dei ribelli, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Dall’altra parte, l’Iran è accusata di sostenere gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. La Repubblica Islamica ha negato con fermezza le accuse, provenienti dagli Stati Uniti e dell’Arabia Saudita. In questo contesto è intervenuta anche la Russia, sostenendo che lo scambio di armi tra Yemen e Iran potrebbe essersi verificato precedentemente rispetto all’imposizione dell’embargo sulle armi in Iran, avvenuto a seguito di una serie di risoluzioni Onu, adottate a partire dal 2006. Da parte sua, l’amministrazione americana, il 14 giugno, ha negato qualsiasi tipo di sostegno all’assalto della coalizione araba, guidata dai sauditi, contro il porto yemenita di Hodeidah. La decisione è stata presa durante una votazione al Senato riguardo ad un piano per il supporto militare agli Emirati Arabi Uniti e all’Arabia Saudita da parte degli Stati Uniti.

Nel frattempo, l’organizzazione di soccorso internazionale, Medici Senza Frontiere, ha denunciato un attacco, avvenuto il 10 giugno, da parte della coalizione a guida saudita, contro un centro per il trattamento del colera, nella provincia settentrionale di Hajja. Medici Senza Frontiere ha congelato le proprie attività nell’area, “finché non potremo garantire la sicurezza del nostro personale e dei pazienti”, ha scritto su twitter João Martins, il capo missione dell’organizzazione nello Yemen. L’Onu considera lo Yemen una gravissima crisi umanitaria, con oltre 22,2 milioni di persone bisognose di assistenza. La malnutrizione, il colera e altre malattie hanno ucciso migliaia di civili nel corso degli anni. A tale riguardo, il 7 giugno, è stata rivelata l’esistenza di un piano per la pace dell’Onu in Yemen che prevede la consegna dei missili balistici da parte dei ribelli Houthi, in cambio della garanzia di un posto in un nuovo governo provvisorio. Le indiscrezioni sul progetto sono state riportate dall’agenzia di stampa Reuters, la quale avrebbe visionato il documento. Il piano non è ancora stato reso pubblico e potrebbe subire modifiche. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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