Libia: la NOC teme gli scontri nei porti petroliferi di Sidra e Ras Lanuf

Pubblicato il 15 giugno 2018 alle 15:30 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La National Oil Corporation (NOC), compagnia petrolifera nazionale della Libia, è stata costretta a chiudere il porto di Sidra e a interrompere le esportazioni di greggio da Ras Lanuf, giovedì 14 giugno, in seguito a scontri tra milizie rivali nella regione. La NOC ha anche deciso di evacuare i suoi operatori dai due porti petroliferi per preservare la loro incolumità, dopo che forze della Petroleum Facilities Guard (PFG), guidate dall’ex comandante Ibrahim Jodran, hanno condotto pesanti attacchi nell’area. La compagnia ha stimato che oltre 240 barili di greggio sono stati persi negli scontri a sorpresa del 14 giugno, specificando che a una nave in procinto di attraccare al porto di Sidra per il caricamento di altri barili è stato negato temporaneamente l’ingresso. “Chiediamo di assicurare alla giustizia tutti quegli individui e gruppi che stanno cercando di prendere il controllo delle strutture petrolifere e bloccare la produzione di petrolio, usando i nostri stabilimenti per ottenere guadagni personali”, ha affermato il NOC in una dichiarazione.

Le forze di Ibrahim Jodran avevano riferito, giovedì 14 giugno, di aver portato a termine un’operazione militare nella regione della mezzaluna petrolifera, al fine di allontanare da quell’area l’esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, definito dall’ex leader della PFG “un’entità terrorista”. In una dichiarazione video rilasciata sul sito di informazione del gruppo, Jodran ha rivelato che la Petroleum Facilities Guard sarebbe composta non solo dai vecchi membri della PFG, figli della tribù Al-Magharba, ma anche da quelli della tribù Tabu, i quali si dichiarano fedeli al governo di Tripoli. Entrambi si dichiarano completamenti estranei al terrorismo e all’estremismo. La PFG è un gruppo parastatale che si occupa della protezione dei giacimenti petroliferi libici, supportato dal Consiglio di Presidenza del Governo di Accordo Nazionale di Tripoli. Si sospetta che anche altri gruppi siano affiliati alla PFG, tra cui le Benghazi Defense Brigades, composte da combattenti espulsi dalla città di Bengasi dalle forze dell’LNA, nel dicembre 2016.

L’esercito nazionale libico sostiene che a mettere concretamente in atto l’attacco di giovedì siano state le stesse Benghazi Defense Brigades, le quali avrebbero lanciato un’offensiva su tre fronti nella regione petrolifera. “L’esercito e l’aviazione hanno rintracciato le brigate terroristiche di Bengasi, che sono fuggite dall’area” ha detto il portavoce dell’LNA. I due porti erano stati posti sotto il controllo di Haftar nel 2016, insieme al resto della cosiddetta mezzaluna petrolifera libica.

In merito agli scontri, l’ufficio stampa della Petroleum Facilities Guard ha affermato che il gruppo è riuscito a prendere il controllo dei terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanuf e sta avanzando progressivamente verso altri porti petroliferi. Nel frattempo, il capo del Consiglio presidenziale/Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, Fayez Al-Sarraj, ha rilasciato una dichiarazione, in seguito agli attacchi, sostenendo di non aver ordinato alcuna operazione militare nella regione della mezzaluna petrolifera. Al-Sarraj ha poi condannato l’offensiva e ha definito le forze responsabili un “gruppo armato”, specificando che tali azioni porterebbero far scoppiare in Libia una nuova guerra civile. “Mettiamo in guardia tutti coloro che sono coinvolti nell’attacco alla regione della mezzaluna petrolifera che ci potrebbero essere conseguenze drammatiche”, si legge nella dichiarazione. Tuttavia, nonostante la denuncia dell’offensiva da parte di Tripoli, il governo del comandante Haftar, con sede a Tobruk, ha accusato al-Sarraj di essere dietro all’attacco. La missione ONU in Libia, o UNSMIL, ha evidenziato il pericolo di “un’escalation pericolosa” e ha detto che ” queste azioni mettono a repentaglio l’economia della Libia e rischiano di innescare uno scontro diffuso”.

Haftar controlla la maggior parte della Libia orientale. La produzione di petrolio continua ancora nel Paese, ma gli scontri alimentano la possibilità che le esportazioni di greggio si fermino, portando a ulteriori difficoltà per la Libia. Le esportazioni di petrolio da Sidra sono pari a 300.000 barili al giorno, mentre per Ras Lanuf sono di circa 110.000 barili, secondo quanto riferito da Reuters. Il Paese produce in totale circa 1 milione di barili al giorno, ma questa cifra è molto al di sotto del precedente tasso di 1,5 milioni, registrato quando l’ex dittatore, Muammar Gheddafi, governava il territorio.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.