Grecia: Parlamento discute mozione di sfiducia a Tsipras

Pubblicato il 15 giugno 2018 alle 13:30 in Europa Grecia

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Il Parlamento greco ha iniziato a discutere una mozione di sfiducia al governo Tsipras, giovedì 14 giugno. I parlamentari dell’opposizione contestano l’accordo voluto dal primo ministro Alexis Tsipras e volto a risolvere una controversia con la vicina Macedonia, sul suo nome.

Tsipras e il primo ministro macedone, Zoran Zaev, hanno raggiunto un importante accordo per chiamare l’ex repubblica jugoslava “Repubblica del Nord Macedonia”, mettendo fine a quasi tre decenni di dispute sul suo nome e rimuovendo un ostacolo alla proposta di Skopje di aderire all’Unione Europea e NATO.

In questo contesto, sia Zaev che Tsipras sono stati accusati nei loro rispettivi Paesi di origine di “capitolazione nazionale”. Il problema ha provocato proteste di massa sia a Skopje che ad Atene, nei mesi scorsi. Il presidente macedone ha dichiarato che cercherà di bloccare l’accordo, e in Grecia l’opposizione ha avviato una mozione di sfiducia contro il governo, una prima volta che Tsipras è salito al potere nel 2015.

Il dibattito in Parlamento dovrebbe concludersi sabato 16 giugno. La coalizione di sinistra di destra di Tsipras ha 154 seggi nel Parlamento di 300 membri, quindi è improbabile che il governo cada, ma se il Parlamento dovesse appoggiare la mozione di sfiducia, Tsipras terminerebbe il suo mandato alla guida del Paese.

Tsipras sta già seguendo i sondaggi d’opinione. La sua popolarità è stata intaccata dalle riforme economiche introdotte come condizione per un terzo piano di salvataggio di miliardi di euro per la Grecia nel 2015. La mozione di sfiducia, presentata dal partito di opposizione Nuova Democrazia, ha dichiarato che l’accordo è stato il colpo finale per i greci, che hanno sofferto anni di austerità. “Questo è un accordo dannoso per i nostri interessi nazionali”, afferma il testo della mozione. È una questione che “non può essere tollerata”. Gli alleati della coalizione di Tsipras, il partito dei Greci Indipendenti, hanno dichiarato pubblicamente che non appoggerebbero l’accordo raggiunto con Skopje, ma non contribuiranno a rovesciare il governo.

Le proteste sono state programmate per la serata di sabato 16, fuori dal Parlamento, anche se venerdì 15 sono previste altre manifestazioni nel centro di Atene. Nell’ambito dell’accordo, la Macedonia diventerebbe formalmente nota come “Repubblica del Nord Macedonia”. Questo Stato è attualmente noto ufficialmente alle Nazioni Unite come “Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia”.

L’accordo richiede ancora la ratifica da parte di entrambi i Parlamenti nazionali e da un referendum a Skopje. “Sono costretto, è mio dovere, di esaurire tutte le possibilità offerte dalla Costituzione per scongiurare questo sviluppo”, ha detto il leader della Nuova Democrazia, Kyriakos Mitsotakis.

Atene ha a lungo contestato l’uso del nome “Macedonia” da parte del vicino settentrionale, dicendo che implica rivendicazioni territoriali su una provincia della Grecia settentrionale con lo stesso nome e equivale all’appropriazione dell’antico patrimonio culturale della Grecia. In Macedonia, il governo di Zaev ha adottato all’unanimità l’accordo, il portavoce del governo Mile Boshnjakovski ha riferito ai giornalisti dopo la sessione.

Tuttavia, il principale partito di opposizione macedone, la destra VMRO-DPMNE, ha organizzato una protesta, programmata per domenica 17 giugno, contro l’accordo. Quest’ultimo deve ancora essere adottato dal Parlamento poiché Zaev non detiene la maggioranza dei due terzi necessaria per farla passare automaticamente. Mentre il governo detiene il potere esecutivo, il presidente ha detto mercoledì 13 che non firmerà l’accordo, in quanto esso viola la Costituzione.

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di Redazione

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