Giordania: il nuovo governo di Al-Razzaz presta giuramento

Pubblicato il 15 giugno 2018 alle 16:00 in Giordania Medio Oriente

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Il nuovo governo della Giordania ha prestato giuramento giovedì 14 giugno, dopo lo scoppio delle proteste di massa contro l’aumento dei prezzi e le misure di austerità, iniziate il 1 giugno, hanno costretto alle dimissioni dell’ex primo ministro del Paese.

La nuova amministrazione guidata dall’economista di Harvard, Omar Al-Razzaz, ha già annunciato il ritiro della riforma fiscale contestata durante le proteste. La riorganizzazione del governo ha visto la sostituzione di metà dei 28 ministri. Tuttavia, il ministro degli Esteri, Ayman Safadi, e il ministro dell’Interno, Samir al-Mabidin, hanno mantenuto il proprio ruolo. Il ministero della Difesa sarà guidato dal primo ministro Al-Razzaz, mentre sono state nominate nuove personalità per i ministeri della Finanza, Pianificazione, Cooperazione Internazionale e Sviluppo Regionale. Da quando ha ricevuto l’incarico di formare un governo dal re Abdullah II, il 4 giugno, Al-Razzaz ha dichiarato di essere stato impegnato in trattative con diversi partiti, per “raggiungere un sistema fiscale equo per tutti”.

Il nuovo governo sarà supportato dagli aiuti economici di diversi Paesi, volti a garantire la stabilità nell’area. Il Kuwait, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno promesso 2,5 miliardi di dollari alla Giordania. Gli aiuti promessi dai Paesi del Golfo saranno depositati presso la Banca centrale della Giordania, avranno la funzione di coprire le garanzie sui prestiti ricevuti dal Paese da parte della Banca mondiale e di sostegno diretto al bilancio statale giordano e di altri progetti di sviluppo. Il pacchetto degli aiuti economici è fondamentale per diminuire l’attuale deficit di bilancio della Giordania, che ammonta a circa $ 700 milioni. Da parte sua, anche l’Unione Europea ha garantito un supporto economico al Regno. L’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha annunciato, domenica 10 giugno, in occasione di una conferenza stampa ad Amman alla presenza del ministro degli Esteri giordano, Ayman Al Safadi, che l’Unione Europea stanzierà 20 milioni di euro, corrispondenti a 23,5 milioni di dollari, di aiuti alla Giordania.

L’economia della Giordania ha faticato a crescere negli ultimi anni a causa di deficit cronici e per via della diminuzione degli investimenti di capitale straniero. Il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un accordo con la Giordania, il 24 agosto 2016, che prevede un credito triennale da 723 milioni di dollari, per sostenere una riforma economica e finanziaria, con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico e incoraggiare il cambiamento strutturale. Le politiche economiche dell’ex-premier Mulki, che erano previste dal disegno di legge e supportate dal Fondo Monetario Internazionale, avrebbero comportato un aumento della pressione fiscale in Giordania pari al 5% e avrebbero previsto l’abolizione dei sussidi sul pane, una politica ritenuta essenziale dalla popolazione più povera del Paese. Tali provvedimenti hanno causato il crollo della popolarità di Mulki e hanno scatenato grandi proteste. Le manifestazioni hanno preso di mira il disegno di riforma fiscale, ma anche i privilegi della classe politica, la corruzione e lo spreco di fondi pubblici. “Le nostre richieste sono legittime. No alla corruzione”, hanno recitato nelle piazze i manifestanti appellandosi al re Abdullah, percepito dalla popolazione come la forza unificante del Paese.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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