Egitto: sostituiti ministro dell’Interno e della Difesa

Pubblicato il 15 giugno 2018 alle 17:01 in Africa Egitto

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha sostituito i ministri dell’Interno e della Difesa come parte di un rimpasto di governo attuato in seguito all’inaugurazione del suo secondo mandato quadriennale, iniziato ufficialmente il 2 giugno con il giuramento davanti al Parlamento. Giovedì 7 giugno, l’ex ministro dell’Edilizia abitativa e dello Sviluppo Urbano, Mustafa Madbouly, era stato nominato primo ministro ed era stato incaricato di formare il nuovo governo.

Il generale Mohamed Ahmed Zaki Mohamed, che ha guidato la Guardia Repubblicana, l’esercito egiziano, dall’agosto 2012, è diventato il nuovo ministro della Difesa al posto di Sedki Sobhi, il quale aveva ricoperto la carica da quando al-Sisi aveva assunto per la prima volta il mandato di presidente, l’8 giugno 2014. La posizione di ministro degli Interni, invece, è stata occupata dal generale Mahmoud Tawfiq, che aveva guidato l’apparato della sicurezza nazionale dall’ottobre 2017. L’uomo ha sostituito Magdy Abdel Ghaffar, in carica dal marzo 2015.

Secondo il quotidiano Al-Monitor, il nuovo gabinetto rappresenta un’importante revisione, con nuove figure nominate anche in altre dieci posizioni ministeriali. Diverse modifiche hanno anche incluso i ministeri che riguardano aviazione, salute, comunicazioni, ambiente, commercio e agricoltura.

Il vecchio governo, guidato dal premier Sherif Ismail, si è dimesso il 5 giugno, in base alla tradizione politica secondo cui il gabinetto dovrebbe dimettersi all’inizio di un nuovo mandato presidenziale.

Dall’avvio del suo incarico, al-Sisi ha promesso di reprimere l’insurrezione islamista nel Sinai. Da febbraio, le forze egiziane hanno intrapreso una vasta operazione militare contro i combattenti jihadisti ancora attivi nell’area. Più di 200 militanti e almeno 35 soldati sono stati uccisi da quando l’esercito ha lanciato l’operazione Sinai 2018, il 9 febbraio scorso. La missione antiterroristica, nota con il nome di Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata istituita con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti nell’area, così come “tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese”, secondo quanto specificato da un comunicato dell’esercito rilasciato all’inizio della campagna. Nonostante il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, avesse promesso, un mese fa, che l’operazione in Sinai “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi nella penisola.

Nelle nuove elezioni presidenziali, tenutesi dal 26 al 28 marzo 2018, il presidente al-Sisi si è aggiudicato il suo secondo mandato, gareggiando contro un unico candidato, Moussa Mustafa Moussa, relativamente sconosciuto e già fervente sostenitore del suo governo. Tutti gli altri oppositori politici, invece, si erano ritirati prima della chiusura delle registrazioni dei candidati, avvenuta il 29 gennaio. In questo clima di repressione, la Procura Generale egiziana aveva intentato cause contro diversi possibili candidati dell’opposizione, accusati di “aver preso di mira il presidente” e di aver estrapolato alcune parti dei suoi discorsi per “dare ai media stranieri contenuti che potessero essere utilizzati contro lo Stato”. La causa aveva permesso alle autorità egiziane di arrestare e interrogare molti accusati e di sottoporli a processo. Al momento, tutti i principali leader dell’opposizione si troverebbero in carcere.

Il primo mandato presidenziale di al-Sisi risale al 3 luglio 2013, quando un golpe aveva rovesciato l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani. Quest’ultimo era stato democraticamente eletto nel giugno 2012 ma, in seguito a numerose proteste popolari contro il suo governo, era stato rovesciato e messo sotto accusa insieme ad altri esponenti dei Fratelli Musulmani. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, aveva scatenato le insorgenze dei jihadisti nella regione settentrionale della penisola del Sinai, causando tuttora gravi problemi alla sicurezza del Paese. Il 24 novembre 2017, militanti affiliati dell’ISIS avevano attaccato una moschea nel Sinai e ucciso oltre 300 persone, compiendo l’attentato più mortale degli ultimi anni in Egitto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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