Turchia: tutto ciò che c’è da sapere sulle elezioni del 24 giugno

Pubblicato il 14 giugno 2018 alle 6:10 in Approfondimenti Turchia

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In occasione delle elezioni del 24 giugno, la Turchia passerà da una repubblica parlamentare ad un sistema presidenziale. I cittadini turchi andranno a votare per selezionare i nuovi membri del Parlamento ed eleggere un presidente con maggiori poteri. Tale passaggio amministrativo è frutto del referendum nazionale del 16 aprile 2017, concluso con la vittoria del “Sì”. Il “Sì”, che aveva ottenuto il 51,3% dei voti, corrispondente a circa 58 milioni di elettori, era la posizione sostenuta dal partito attualmente al governo, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), fondato dal leader turco, Recep Tayyip  Erdogan, e dal Partito del Movimento Nazionalista (MHP). Il “No”, invece, era sponsorizzato dai partiti di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP) e il partito filo-curdo, il Partito Democratico dei Popoli (HDP), i quali ritenevano che questo cambiamento avrebbe portato alla nascita di un governo autocratico.

Il Parlamento ha spostato le elezioni, originariamente previste per il 3 novembre 2019, per i crescenti problemi di instabilità politica presenti nel Paese. La campagna elettorale si svolgerà sotto lo stato di emergenza in corso dal tentato colpo di Stato contro il governo di Erdogan, avvenuto il 15 luglio 2016. I cambiamenti costituzionali entreranno in vigore dopo lo svolgimento delle elezioni parlamentari e presidenziali del 24 giugno. Gli emendamenti apportati alla Costituzione conferiranno al nuovo presidente notevoli poteri esecutivi rispetto all’attuale ruolo prevalentemente simbolico. Al contrario, i poteri del gabinetto e del Parlamento, i principali rami esecutivi e legislativi del sistema politico turco, saranno ridotti.

Il presidente sarà a capo del ramo esecutivo e avrà il potere di emettere decreti su una vasta gamma di aree. Nel sistema corrente, è il Parlamento a conferire al gabinetto il potere di emettere decreti in determinate aree. Il presidente assumerà inoltre il potere di dichiarare lo stato di emergenza e di preparare il budget annuale, tutti provvedimenti attualmente nelle mani del gabinetto. Da un lato, la figura del primo ministro sarà abolita e il ruolo di monitoraggio del Parlamento sarà rimosso- Dall’altro lato, sarà introdotta la carica di vice presidente. Il presidente acquisirà perciò l’ulteriore potere di eleggere i Ministeri, nominare il vicepresidente, alti ufficiali, ed infine sciogliere il Parlamento. Attualmente, il presidente ha solamente il potere di nominare e rimuovere il primo ministro e eleggere i Ministeri, su proposta del primo ministro.

Le elezioni parlamentari determineranno l’elezione di 600 membri del Parlamento, in aumento rispetto ai 550 correnti. L’età minima per concorrere sarà 18 anni, ridotta rispetto ai 25 previsti prima degli emendamenti costituzionali. Le elezioni si terranno ogni 5 anni, non più 4, e si svolgeranno in corrispondenza delle elezioni presidenziali. Avranno diritto di voto i cittadini con più di 18 anni.

Una stima dei votanti, riportata da Al Jazeera English, conta 59.39 milioni di votanti, 56.34 in Turchia e 3.05 residenti all’estero. L’elettorato sceglierà i membri del Parlamento turco tra i candidati di 9 partiti politici. Il numero stimato di urne è 181.896 tra le 18 province turche e le 123 missioni diplomatiche in 60 diversi Paesi. Nel sistema parlamentare corrente, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) governa il Paese da solo, ritenendo il controllo di 3/5 dei seggi in Parlamento. È seguito dal partito di opposizione di centro-destra, il Partito Popolare Repubblicano (CHP), dal partito filo-curdo, il Partito Democratico dei Popoli (HDP), il Partito del Movimento Nazionalista (MHP) di estrema destra e il neo-partito IYI, il partito (buono). Ad oggi, dei 550 seggi presenti, 316 sono dell’AKP, guidato da Recep Tayyip Erdogan, 131 del CHP, guidato da Kemal Kilicdaroglu, 47 del HDP, guidato da Pervin Buldan e Sezai Temelli, 35 del MHP, guidato da Devlet Bahceli, 6 del IYI, guidato da Meral Aksener, 2 degli indipendenti e 13 seggi sono vacanti.

Una legge approvata dal Parlamento turco il 3 marzo 2017 consentirà ai partiti di formare alleanze e partecipare alle votazion con una lista comune di candidati per le elezioni parlamentari. I seggi saranno assegnati secondo un sistema di rappresentanza proporzionale per ogni partito o alleanza. Ogni gruppo pertanto avrà un numero di parlamentari proporzionale alla percentuale di voti ottenuti nelle circoscrizioni. Se un’alleanza supererà il 10% della soglia elettorale, tutti i partiti compresi nell’alleanza saranno rappresentati in Parlamento, purché i rispettivi candidati abbiano ottenuto abbastanza voti nelle relative circoscrizioni. Ne consegue che la nuova legislazione dovrebbe aiutare i partiti più piccoli ad entrare in Parlamento. Al momento, 6 politici concorrono per elezioni presidenziali, che si svolgeranno in uno o due round. Se un candidato riceverà più del 50% dei voti nel primo turno, verrà dichiarato vincitore. Tuttavia, nell’eventualità che ciò non accada, i due candidati con il maggior numero di voti si sfideranno in un secondo turno. Il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) e il Partito del Movimento Nazionalista (MHP) hanno formato una coalizione conosciuta come l’Alleanza del Popolo, presentandosi alla corsa presidenziale con un candidato comune, Recep Tayyip Erdogan. Il resto dei partiti, invece, ha proposto candidati individuali.

Erdogan, 64 anni, ha ritenuto il potere per un quarto di secolo, inizialmente come primo ministro e successivamente, dal 2014, come presidente. Il leader turco ha guidato il Paese in una transazione economica che lo ha portato a qualificarsi come mercato emergente e ha ridefinito la politica estera centrandola verso est. Erdogan gode del vasto supporto della fazione conservativa della Turchia ed è allo stesso tempo duramente criticato dagli alleati occidentali e dai gruppi di destra, che lo accusano di mettere a repentaglio la tutela dei diritti umani e la democrazia stessa.

Muharrem Ince, 54 anni, è il candidato del Partito Popolare Repubblicano (CHP), deputato del partito dal 2002. Ha operato come vicepresidente del gruppo parlamentare del CHP, tra il 2010 e il 2014. È stato un feroce critico di Erdogan e delle politiche del suo partito. Ince ha promesso di creare una nuova Costituzione per reintrodurre un sistema parlamentare con un forte senso della democrazia e dello stato di diritto, a condizione che sia eletto presidente. Il leader del CHP ha inoltre promesso un sistema educativo “libero, scientifico, laico e democratico”.

Meral Aksener, 61 anni, è una nota politica nazionalista che guida il giovane partito di destra, IYI. In passato, ha servito come ministro degli Interni ed è stata vice-presidente del Parlamento. È stata allontanata dal MHP, il suo precedente partito, dopo aver messo in discussione la leadership dell’allora capo Devlet Bahceli e per aver protestato per il sostegno offerto a Erdogan da Bahceli. Anche Aksener ha promesso di reintegrare il sistema parlamentare e rimuovere lo stato di emergenza, nel caso in cui fosse eletta. In tale evenienza, sarebbe la prima donna presidente della Turchia.

Selahattin Demirtas, 45 anni, è il candidato imprigionato pro-curdo dell’HDP, ex co-leader del suo partito. È entrato in politica facendo appello ai giovani elettori liberali, ottenendo successi nelle elezioni generali del 2015. Nel 2016, Demirtas è stato arrestato insieme ad altri parlamentari HDP, accusati di propagandare i combattenti curdi fuorilegge. Demirtas ha negato le affermazioni e ha promesso di trasferire la maggior parte dei poteri presidenziali al parlamento, per rendere la Turchia una vera democrazia.

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Alice Bellante

di Redazione

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