Libia: LNA lancia 3 attacchi aerei contro terroristi a sud di Sirte

Pubblicato il 14 giugno 2018 alle 14:30 in Africa Libia

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L’aviazione dell’esercito nazionale libico, guidato dal generale Khalifa Haftar, ha condotto, martedì 12 giugno, 3 attacchi aerei contro “bande terroriste legate ad al-Qaeda formate da militanti in fuga da Bengasi e da mercenari stranieri provenienti da diversi Paesi dell’Africa”. È quanto ha riportato, mercoledì 13 giugno, il quotidiano Libya Herald, specificando che gli aerei militari hanno colpito gli obiettivi con attacchi diretti e, al termine dell’operazione, i combattenti dell’esercito sono tornati nelle loro basi sani e salvi.

Secondo una dichiarazione pubblicata il 13 giugno sulla pagina Facebook ufficiale dell’LNA, l’intervento è stato messo in atto dalle forze armate libiche dopo aver monitorato, seguito e stabilito la posizione dei terroristi con il primo attacco aereo, eseguito alle 10 di mattina, e poi con altre due incursioni alle 3 del pomeriggio contro obiettivi situati a 60 km a sud di Sirte.

Le posizioni contro cui sono stati lanciati gli attacchi aerei ha sollevato interrogativi sulle aree di operatività dell’esercito nazionale libico e delle forze del Consiglio di presidenza/Governo di Accordo Nazionale di Tripoli (PC/GNA) di Fayez Serraj.  

Il 3 aprile scorso PC/GNA aveva lanciato una campagna militare anti-terrorismo denominata Nation’s Storm. Secondo il premier Serraj, l’operazione mira a colpire le ultime cellule dell’ISIS/Daesh partendo dal checkpoint di 60 km a est di Misurata fino alle periferie di Bani Walid, Tarhuna, Khoms e Zliten. Successivamente, il 7 maggio, il generale Khalifa Haftar aveva dichiarato l’inizio di un’offensiva militare volta a liberare la città di Derna dai terroristi.

In una conferenza stampa tenutasi il 9 aprile, il portavoce personale di Serraj, Mohamed El-Sallak, aveva affermato che l’area geografica della Nation’s Storm era stata quasi completamente liberata da elementi terroristici e che le pattuglie dell’operazione erano state stanziate nella regione per assicurare il mantenimento della sicurezza. El-Sallak aveva inoltre assicurato che la forza anti-terrorismo non sarebbe entrata in nessuna città o regione e che i suoi compiti erano limitati a trattare con potenziali bersagli nelle valli e nelle periferie del Paese. In un’altra conferenza stampa, il 18 aprile, El-Sallak ha nuovamente confermato che la sala operativa della Nation’s Storm stava continuando le sue operazioni, tra cui la raccolta di informazioni su qualsiasi altra presenza terroristica in aree al di fuori di quelle definite all’inizio delle operazioni.

Ufficialmente, in Libia, lo Stato Islamico era stato sconfitto il 5 dicembre 2016, quando le brigate dell’operazione al-Bunyan al-Marsous avevano liberato la città di Sirte. Tuttavia, sebbene Sirte sia stata messa al sicuro, nell’ultimo anno si sono verificati attacchi sporadici a posti di blocco, strutture petrolifere e punti strategici in diverse aree del Paese. L’ultimo di questi attentati risale all’8 maggio scorso, quando alcuni militanti dello Stato Islamico si sono fatti esplodere presso un posto di blocco a 70 km da Ras Lanuf, uno dei principali porti petroliferi della Libia orientale, provocando la morte di 2 persone e 4 feriti.

Dal rovesciamento del dittatore Muammar Gheddafi, nell’ottobre del 2011, la Libia si trova in una situazione di profonda instabilità. Tra il 2012 e il 2014, il Paese è andato sull’orlo di una nuova guerra civile, che ha visto la contrapposizione tra due governi rivali, uno insediato a Tripoli, e uno insediato a Tobruk. Il 17 dicembre 2015, i due attori, guidati dall’Onu, hanno raggiunto un accordo per la formazione del Governo di Accordo Nazionale (GNA), capeggiato dal premier Fayez Serraj, che avrebbe dovuto unificare il panorama politico libico. Tuttavia, il GNA è riuscito a insediarsi a Tripoli soltanto nel marzo 2016, non venendo riconosciuto né dal governo di Tobruk, appoggiato da Russia ed Egitto, né dalle forze fedeli all’ex governo di Tripoli, che hanno iniziato a commettere una serie di attacchi contro la capitale per riprendere il potere. Tale situazione ha fatto sì che ad oggi, nonostante l’appoggio dell’Onu e degli USA, il governo di Serraj stia ancora faticando per imporre la propria autorità in tutta la Libia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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