La Libia e la sicurezza dei confini con Sudan, Ciad e Niger

Pubblicato il 14 giugno 2018 alle 11:01 in Immigrazione Libia

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Il protocollo di sicurezza firmato da Libia, Sudan, Ciad e Niger a N’Djamena, il 31 maggio, rafforzerà la cooperazione tra i quattro Paesi africani, migliorando altresì il controllo dei confini per contrastare i traffici criminali, soprattutto relativi agli esseri umani, alle armi e alla droga.

Si è trattato del secondo meeting organizzato dalle delegazioni dei quattro Paesi, formate dai ministri degli Interni e dai capi delle intelligence nazionali, volto ad approfondire la coordinazione di sicurezza. Il primo incontro era avvenuto il 4 aprile scorso a Niamey, in Niger, dove era stato firmato un patto al termine di due giorni di consultazioni. In base all’accordo, i quattro Paesi impiegheranno le proprie forze armate per combattere il crimine ed i traffici illegali nella regione a cavallo tra il Sahara e il Sahel, soprattutto in prossimità del sud della Libia, considerato luogo sensibile per le attività dei trafficanti e dei gruppi terroristici.

La cooperazione di sicurezza tra i quattro Paesi risale al 1998, anno in cui fu stabilita la Community of Sahel-Saharan States (CEN-SAD), una comunità regionale economica che detiene lo status di osservatore all’interno dell’Assemblea Generale dell’Onu. In seguito al rovescio del regime del dittatore libico, Muammar Gheddafi, nell’ottobre del 2011 per mano dell’intervento della NATO, il CEN-SAD venne messo in secondo piano, perdendo quasi del tutto il proprio valore.

In seguito alla firma del nuovo protocollo di sicurezza del 31 maggio, al-Monitor ha chiesto al direttore del Dipartimento legale del Ministero degli Esteri libico, Fathalla al-Jadi, se il documento apporterà novità rispetto agli accordi precedenti. Al-Jadi spiega che, tutto ciò che è stato firmato prima del 2011 riguardava la sicurezza bilaterale nell’ambito del CEN-SAD mentre, oggi, le sfide sono cambiate, motivo per cui il nuovo protocollo mira a rispondere alle nuove minacce che i quattro Paesi africani si stanno trovando ad affrontare.

In particolare, al-Jadi riferisce che, prima dell’intervento militare della NATO, iniziato il 19 marzo 2011, l’immigrazione illegale non era un problema urgente come adesso. In seguito al rovesciamento di Gheddafi, tra il 2012 e il 2014, la Libia è andata sull’orlo di una nuova guerra civile, spaccando l’autorità politica in due governi rivali. Ancora oggi, il Paese nordafricano non ha un potere politico unitario, con un governo insediato a Tripoli, appoggiato dall’Onu e dall’Italia, e uno insediato a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto. Tale situazione ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani ed i gruppi terroristici si avvantaggiassero del caos generale e dei mancanti controlli di sicurezza per portare avanti le proprie attività, trasformando la Libia nel principale porto di partenza delle imbarcazioni cariche di migranti verso l’Europa. I confini meridionali del Paese nordafricano, in particolare, con il Niger, il Ciad e il Sudan sono divenuti aree molto sensibili, in quanto poco controllate.

Dall’inizio del 2017, l’Italia, con l’appoggio dell’Unione Europea ha concluso una serie di accordi con la Libia, portando avanti altresì una serie di iniziative volte a limitare i flussi migratori verso le coste europee e volte a migliorare la sicurezza dei confini meridionali del Paese. A tale riguardo, alla fine del mese di dicembre 2017, l’ex premier Paolo Gentiloni ha annunciato il posizionamento di 470 soldati italiani dall’Iraq al Niger, insieme a 130 mezzi terrestri e di 2 mezzi aerei, per sostenere e addestrare i suoi soldati. Tale missione è stata approvata dal Parlamento insieme alle altre operazioni estere dell’Italia, nel gennaio 2018.

Sempre in Niger, gli Stati Uniti, invece, stanno costruendo una base per droni armati, chiamata Base Aerea 201, in prossimità della città di Agadez, vicino al confine con la Libia, per rafforzare la lotta contro l’estremismo nell’area del Sahel. Si tratta di un progetto del valore di 110 milioni di dollari, considerato il più grande mai effettuato dalle truppe americane, secondo alcuni ufficiali dell’Aviazione statunitense. È previsto che la base venga completata entro il 2019 e, una volta operativa, avrà un costo annuo di 15 milioni di dollari e servirà a monitorare le aree desertiche tramite l’ausilio dei jet MQ-9, trasferiti da Niamey, che verranno altresì armati. Attualmente, sono circa 800 i membri del personale militare americano presenti nel Paese africano. Una parte dei militari ha il compito di addestrare i militari nigerini e di assisterli nelle operazioni di ricognizione e sorveglianza, per facilitare il contrasto delle organizzazioni estremiste presenti nella regione. Un’altra parte di soldati è impegnata, invece, in missioni congiunte alle forze francesi al di fuori del Niger.

La firma del protocollo di sicurezza tra Libia, Sudan, Ciad e Niger, secondo al-Monitor, non è del tutto giusta nei confronti di Tripoli, in quanto il Paese nordafricano viene trattato nello stesso modo degli altri tre, quando in realtà si trova in una situazione di maggiore instabilità. Inoltre, occorre tenere presente che la Libia è un Paese di transito per i flussi migratori, e non di origine, nota il quotidiano. Ad avviso di al-Jadi, invece, l’accordo è perfettamente giusto, in quanto Khartoum, N’Djamena e Niamey si stanno impegnando seriamente nella lotta contro il traffico di esseri umani anche all’interno dei loro confini, prima ancora che questi riescano a raggiungere la Libia. Non a caso, come rivelato da uno studio dell’iniziativa REACH, due dei punti principali di entrata dei flussi migratori in Libia si trovano in prossimità delle frontiere con il Niger e il Ciad, dal dove i migranti cercano di raggiungere Sebha, nel sud del Paese. Un altro punto di entrata, invece, è posizionato lungo i confini sud-orientali con una parte del Ciad e una parte del Sudan ed è attraversato soprattutto da persone originarie dell’Africa centrale e orientale, che raggiungono la regione di Alkufra. A partire dal 2017, è stato registrato un aumento nel numero di migranti che hanno attraversato il Ciad che, ad avviso di REACH, è stato il risultato delle maggiori misure di sicurezza attuate, soprattutto nella regione di Agadez in Niger. La maggior parte delle fonti ha confermato di non aver riscontrato una diminuzione nel numero delle entrate dei rifugiati dai confini meridionali libici fino alla metà del 2017. In seguito a tale data, i flussi hanno mutato direzione, spostandosi ai lati del Niger, in Ciad e in Algeria.

A tale proposito, il nuovo protocollo include disposizioni molto chiare volte ad attuare meccanismi da tutti e quattro gli Stati, come la conduzione di controlli e pattugliamenti misti lungo i confini condivisi, che serviranno a dare un quadro più chiaro della situazione in corso in tali aree. È stato altresì concordata l’organizzazione di operazioni congiunte oltre i confini nazionali reciproci, che verranno gestite da un comitato formato dai rappresentanti dei quattro Paesi.

Il prossimo incontro delle delegazioni libica, sudanese, ciadiana e nigerina si terrà nel mese di agosto a Khartoum, secondo quanto riferito dal portavoce del Ministero degli esteri del Sudan, Kareeb Allah Khedr.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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