Iran: arrestata l’avvocatessa per i diritti umani, Nasrin Sotoudeh

Pubblicato il 14 giugno 2018 alle 16:00 in Iran Medio Oriente

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L’avvocatessa iraniana per i diritti umani, Nasrin Sotoudeh, è stata arrestata mercoledì 13 giugno, secondo quanto ha riferito il marito, Reza Khandan, in un post su Facebook.  

“Qualche ora fa Nasrin è stata arrestata a casa e trasferita a Evin”, riporta il post, riferendosi alla famigerata prigione di Teheran, dove sono detenuti numerosi prigionieri politici iraniani. Sotoudeh, 55 anni, una delle poche avvocatesse che sostiene cause contro violazioni dei diritti umani in Iran, che ha recentemente rappresentato diverse donne arrestate per aver protestato contro l’obbligo di indossare il velo. Tra queste vi sono alcune delle 29 donne arrestate dalla polizia di Teheran, il 1 febbraio, per essersi mostrate in pubblico senza velo. Il messaggio di Khandan su Facebook, con tono provocatorio, recita: “Una volta ho detto agli interrogatori nella stanza degli interrogatori: ‘Di tutte le cose che le autorità dovrebbero fare per il loro Paese, voi ne conoscete soltanto una ed è arrestare la gente'”.  

Amnesty International ha definito la detenzione della Sotoudeh “un oltraggio”. Secondo quanto riferito dall’organizzazione non governativa internazionale impegnata nella tutela dei diritti umani, il marito dell’avvocatessa aveva rilasciato un’intervista ai media locali, tenutasi fuori dall’Iran, in cui affermava che Sotoudeh era stata arrestata per scontare una condanna a cinque anni, di cui i coniugi erano completamente all’oscuro. “Nasrin Sotoudeh ha dato la vita per lottare per i diritti umani in Iran, il suo arresto oggi è l’ultimo esempio dei tentativi vendicativi delle autorità iraniane per impedirle di svolgere il suo importante lavoro di avvocato”, ha dichiarato in una nota Philip Luther, direttore di ricerca di Amnesty in Medio Oriente e Nord Africa. Sotoudeh ha vinto il prestigioso premio Sakharov per i diritti, assegnatole dal Parlamento europeo nel 2012, per il suo lavoro sui diritti fondamentali e sui casi politici.   

Sotoudeh aveva già trascorso 3 anni in prigione, tra il 2010 e il 2013, per “azioni contro la sicurezza nazionale” e per diffusione di “propaganda contro il regime”. A causa di tale condanna oggi le è interdetto rappresentare casi politici nel Paese o lasciare l’Iran, fino al 2022. Durante la sua prigionia, la Sotoudeh ha organizzato due scioperi della fame, per protestare contro le condizioni di vita nella prigione di Evin e il divieto di vedere suo figlio e sua figlia. È stata rilasciata nel settembre 2013 poco prima del neoeletto presidente iraniano Hassan Rouhani, che aveva promosso una campagna per migliorare i diritti civili, ha partecipato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite.  

 Sotoudeh ha difeso giornalisti e attivisti, tra cui il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi, e diversi dissidenti, arrestati durante le proteste di massa del 2009. Recentemente si era espressa contro un nuovo codice penale, che consente unicamente a un numero ristretto di avvocati, solo 20 a Teheran, di rappresentare le persone accusate di crimini di sicurezza nazionale. “Permettere solo agli avvocati che sono pre-approvati di difendere le persone accusate di reati di ‘sicurezza’ – che spesso sono difensori dei diritti umani – mina completamente il diritto dei detenuti a scegliere autonomamente il proprio avvocato”, ha riferito Philip Luther di Amnesty.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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