Idlib: attentati e scontri tra gruppi jihadisti

Pubblicato il 14 giugno 2018 alle 12:30 in Medio Oriente Siria

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Almeno 6 jihadisti dell’Organizzazione per la Liberazione del Levante sono stati uccisi in un attacco suicida con autobomba, effettuato dai militanti dell’ISIS nella provincia nord-occidentale di Idlib, in Siria.

“Un jihadista in un’auto carica di esplosivo si è fatto saltare in aria presso un posto di blocco controllato dai combattenti dell’Organizzazione per la Liberazione del Levante, uccidendone sei”, ha riferito il direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdel Rahman. I militanti dell’Organizzazione per la Liberazione del Levante, in arabo Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), sono un gruppo jihadista salafita emerso dalla fusione dell’ex Fronte Al-Nusra, conosciuto anche come Al-Qaeda in Siria, con altri gruppi jihadisti impegnati nella guerra civile siriana. Secondo quanto riporta il quotidiano The New Arab, gli scontri tra i militanti dell’ISIS e gli altri gruppi jihadisti si sono intensificati. Lo Stato Islamica ha, infatti, “giustiziato cinque membri dell’HTS questo fine settimana”, stando a quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani. 

La provincia di Idlib fa parte delle zone cuscinetto stabilite nel quarto round dei negoziati di Astana, che si erano tenuti tra Russia, Iran e Turchia nella capitale del Kazakistan, il 3 e il 4 maggio 2017. L’area è attualmente controllata da una schiera di ribelli e jihadisti ed è rimasta l’ultima grande fortezza delle opposizioni in Siria. Idlib ospita circa 2 milioni di persone, tra cui migliaia di sfollati interni al Paese. La provincia è interessata da continui scontri. Almeno 16 persone sono state uccise e altre 18 sono rimaste ferite, a seguito di una serie di attacchi aerei, lanciati domenica 10 giugno, dal governo siriano del presidente Bashar Al-Assad, contro alcuni villaggi della provincia di Idlib, controllata dai ribelli. Secondo i caschi bianchi, un’organizzazione umanitaria di protezione civile che opera nelle zone della Siria detenute dai ribelli, una ragazza è rimasta uccisa nell’offensiva e numerosi danni sono stati riportati nei nei villaggi di Binnish, Ram Hamdan e Taftanaz. I villaggi delle zone rurali di Idlib che sono stati attaccati si trovano intorno alle città di Foua e Kefraya, che ospitano circa 10.000 musulmani sciiti. Gli ultimi attacchi del governo contro l’area sono stati lanciati poche ore dopo una serie di scontri mortali scoppiati tra le forze governative siriane e i combattenti dell’Organizzazione per la Liberazione del Levante, Hayʼat Taḥrīr al-Shām (HTS). I combattimenti sono continuati fino alla mattinata del 10 maggio, e sono risultati nella morte dei membri di sei truppe governative siriane e almeno tre combattenti dell’HTS, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ufficiale siriana, SANA. Inoltre, nella giornata di giovedì 7 giugno, alcuni attacchi aerei avevano già colpito il villaggio di Zardana, situato anche questo nel governatorato di Idlib, uccidendo almeno 44 civili, tra cui alcuni bambini. Stando a quanto riferito da numerosi media, la responsabilità di questo attacco sarebbe della Russia. Da parte sua, il ministero della Difesa russo ha negato qualsiasi coinvolgimento. In un discorso tenuto il 24 aprile, l’inviato dell’ONU in Siria, Staffan de Mistura, aveva espresso grande preoccupazione per il futuro di Idlib, che, secondo lui, rischia di diventare la prossima Aleppo. Proprio tale città nella seconda metà del 2016 è stata teatro di una delle più lunghe e sanguinose battaglie dell’intero conflitto siriano.

Al momento, il governatorato di Idlib costituisce un riparo per numerosi civili e ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria, in particolare dai territori di Homs e Hama, a seguito di un accordo raggiunto il 2 maggio tra le forze governative i ribelli, e dal Ghouta orientale, l’area riconquistata dall’esercito governativo siriano il 12 aprile. Inoltre, ad Idlib si sono rifugiati i civili che sono stati costretti ad abbandonare il distretto di Afrin, in seguito al lancio dell’operazione turca Ramo d’Olivo, avvenuto il 20 gennaio. A tale proposito, il 6 marzo, Ankara aveva annunciato che avrebbe stabilito alcuni campi profughi nel governatorato di Idlib, per ospitare circa 170.000 sfollati siriani provenienti dal distretto di Afrin. Nel governatorato di Idlib si trovano anche i combattenti di Tahrir Al-Sham che erano stati rimpatriati, insieme alle loro famiglie, dai campi profughi di Arsal, in Libano, nell’agosto 2017.

In merito alla situazione del governatorato, il 24 aprile, l’inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, Staffan de Mistura, aveva esortato la comunità internazionale a prevenire un nuovo disastro umanitario nel territorio. In questo contesto, de Mistura aveva affermato che Idlib potrebbe costituire il prossimo obiettivo del presidente siriano, nel contesto della guerra contro i ribelli per il controllo del territorio nazionale siriano.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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