Grecia: storico accordo con la Macedonia per il cambio del nome

Pubblicato il 14 giugno 2018 alle 6:30 in Grecia Macedonia

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Il primo ministro greco, Alex Tsipras, e la sua controparte macedone, Zoran Zaev, hanno reso noto di aver raggiunto un accordo sulla modifica del nome della Macedonia in Repubblica della Macedonia del Nord (Republic of North Macedonia). Tale accordo risolve una disputa lunga e complessa, iniziata dalla proclamazione di indipendenza da parte dell’Ex Repubblica Jujoslava di Macedonia nel 1991, e che ha caratterizzato le relazioni tra Atene  e Skopje. L’accordo permetterà inoltre alla Macedonia di accelerare il processo di adesione all’Unione Europea ed alla NATO, i cui prossimi incontri sono fissati rispettivamente il 28-29 giugno e a metà luglio. Oltre al cambio del nome, la Grecia si impegna a riconoscere l’esistenza della lingua e della cittadinanza macedone.

Atene ha a lungo domandato al Paese vicino di modificare il proprio nome in modo da evitare qualsiasi richiamo e rivendicazione di territorio rispetto all’antica Macedonia. Tuttavia, fino ad ora, i dialoghi non avevano portato alcun risultato. L’accordo dovrà essere ratificato dai Parlamenti dei due Paesi interessati. Zaev ha dichiarato che il documento verrà firmato nel fine settimana e che, entro il termine dell’anno, verrà organizzato un referendum sulla questione. Il presidente della Grecia, Prokopis Pavlopoulos, si è detto soddisfatto del raggiungimento dell’accordo, evidenziando come questo risponda a tutte le richieste greche.  

Manifestazioni di consenso rispetto a tale risultato stanno arrivando da tutto il mondo. Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, ha dichiarato, il 13 giugno, che l’accordo aumenta le possibilità della Macedonia di entrare nell’Unione Europea. Anche il mediatore delle Nazioni Unite, Matthew Nimetz, ha affermato che l’intesa permetterà il rafforzamento delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, ma anche e soprattutto tra i due popoli. Su tale scia si è posizionato anche Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, definendo l’accordo “storico” e con effetti stabilizzatori sull’intera regione dei Balcani occidentali, ed auspicando che presto Skopje possa finalizzare la propria adesione al Patto Atlantico. La stessa posizione è stata espressa anche dall’ambasciatore del Regno Unito in Macedonia, Charles Garrett.

Tra le reazioni negative, c’è stata quella del leader del partito greco Nuova Democrazia, Kyriakos Mitsotakis, che ha parlato di un “brutto accordo”. “L’accettazione della lingua macedone e della etnia macedone costituisce una concessione nazionale che non possiamo accettare”, ha scritto sul proprio account Twitter. Contestazioni sono arrivate anche dalla Bulgaria, dove il portavoce per gli affari esteri del Partito Socialista bulgaro, forza dell’opposizione, Kristian Vigenin, ha affermato che il governo di Sofia dovrebbe richiedere delle garanzie affinchè il cambiamento del nome non costituisca un prerequisito per una futura rivendicazione di territori ora appartenenti alla Bulgaria.

Opposizioni all’accordo sono state riscontrate all’interno della stessaMacedonia. In particolare, il leader del Partito Democratico per l’Unità Nazionale Macedone, Hristijan Mickoski, ha dichiarato che il suo partito non sosterrà mai le modifiche alla Costituzione relative al nome dello Stato, accusando allo stesso tempo il primo ministro di aver superato la linea rossa relativamente anche all’identità e alla lingua costituzionale. Anche la leader del partito “Voice for Macedonia”, Solza Grceva, ha preso posizione contro l’intesa, dichiarando che il Presidente della Repubblica macedone, Gjorge Ivanov, non ha il diritto di firmare un accordo internazionale dove sia richiesto la modifica del nome, della lingua o dell’identità di un popolo. Ha invece dichiarato il proprio sostegno al primo ministro il vice primo ministro per gli Affari Europei e membro del partito Unione Democratica per l’Integrazione, Bujar Osmani.

Per quanto riguarda la NATO, Skopje partecipa al Membership Action Plan (MAP) dell’Alleanza. Relativamente al processo d’integrazione nell’UE, il Paese gode dello status di candidato dal dicembre 2005, e attende l’apertura formale dei negoziati di adesione.

di Redazione

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