Egitto: al-Sisi porta avanti politica di austerità

Pubblicato il 14 giugno 2018 alle 17:00 in Africa Egitto

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Il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi ha annunciato l’aumento del prezzo dell’elettricità e dell’acqua come parte di una politica generale di austerità finalizzata alla concessione di un prestito di 12 miliardi di dollari, da parte del Fondo Monetario Internazionale, che il Paese aveva accordato nel 2016.

A breve, si prevede anche un nuovo round di tagli ai sussidi. Al-Sisi aveva dichiarato, durante una trasmissione televisiva martedì 12 giugno, che il Paese spende circa 18,6 miliardi di dollari ogni anno per sussidi in carburante, cibo ed energia elettrica. Ogni famiglia riceve circa 60 dollari l’anno. Il presidente aveva poi aggiunto: “Tutte le sfide e le difficoltà saranno più facili da affrontare se resistiamo. Dobbiamo pagare insieme il prezzo”. La riduzione dei sussidi causerebbe la fluttuazione della valuta egiziana e farebbe aumentare il prezzo dei beni di base.

Secondo quanto previsto dalle misure di austerità, “il costo dell’elettricità per le fabbriche aumenterebbe del 41,8% mentre per le famiglie del 20,9%”, ha dichiarato il ministro dell’Elettricità, Mohamed Shaker. “Le nuove tariffe entreranno in vigore a luglio”, ha aggiunto. Dall’inizio di giugno, il prezzo dell’acqua potabile è già aumentato fino al 45%.

Dal 12 maggio, violente manifestazioni erano scoppiate nel Paese in seguito alla decisione di aumentare il prezzo dei biglietti metropolitani. Lo stesso giorno, le forze di polizia del Cairo avevano arrestato 10 persone. Al 17 maggio, il bilancio degli arresti era salito a 21. Da allora, le proteste non si sono arrestate e gli attivisti continuano a osteggiare il governo di al-Sisi, accusandolo anche di reprimere le libertà e violare i diritti umani.  

Le autorità si sono dichiarate preoccupate che gli oppositori agitino la popolazione e la incitino a protestare contro le decisioni del governo di tagliare i sussidi. Le forze di sicurezza hanno affermato: “Tutti noi sappiamo che ci sarà un’ondata di prezzi elevati come parte del programma di riforme economiche inaugurato dal governo. Gli attivisti sono abituati ad agitare le persone, soprattutto attraverso i social media, quando il governo prende tali decisioni”.

Dal 2013, diversi gruppi internazionali per i diritti umani hanno criticato il governo di al-Sisi per aver represso i manifestanti laici e di sinistra, così come gli islamisti vicini ai Fratelli musulmani dichiarati organizzazione terroristica nell’ottobre di quell’anno. Da parte sua, Amnesty International ha condannato i recenti arresti definendoli “un nuovo passo nella repressione della libertà d’espressione”. Tra gennaio e maggio, i tribunali hanno condannato almeno 15 giornalisti a pene detentive variabili da tre mesi a cinque anni, per accuse riconducibili esclusivamente al loro lavoro, compresa la diffamazione e la pubblicazione di quelle che le autorità consideravano “informazioni false”. Nel Paese, viene spesso fatto ricorso a lunghi periodi di detenzione cautelare, anche per più di due anni, come metodo per punire i dissidenti.

L’economia egiziana continua a vacillare dopo che la rivolta del 2011, parte della Primavera Araba, ha inaugurato un periodo di forte instabilità politica ed economica. Le misure di austerità, che nessuno dei predecessori di al-Sisi aveva osato implementare, minacciano i poveri e la classe media. Da quando un golpe ha rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, le autorità hanno lanciato una profonda repressione contro il dissenso. Al-Sisi ha iniziato il suo secondo mandato quadriennale dopo aver ricevuto più del 97% dei voti alle elezioni presidenziali tenutesi dal 26 al 28 marzo 2018. Al momento, tutti i principali leader dell’opposizione si troverebbero in carcere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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