Yemen: lanciata l’offensiva contro il porto di Hodeida

Pubblicato il 13 giugno 2018 alle 10:33 in Medio Oriente Yemen

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L’esercito yemenita, sostenuto dalla coalizione araba a guida saudita, ha lanciato ufficialmente la battaglia per liberare la città e il porto di Hodeida, nello Yemen occidentale, all’alba di mercoledì 13 giugno.

Una fonte militare ha riportato l’inizio di un’operazione di terra su vasta scala, sostenuta dalla copertura aerea e navale della coalizione araba, contro Hodeida. Fonti locali hanno riferito che alcune esplosioni violente sono state udite nella periferia della città. Più tardi nella mattinata, l’esercito ha annunciato di aver preso il controllo di Nekhailah, nella periferia a sud di Hodeida.

Secondo quanto riportato dal quotidiano The New Arab, il 12 giugno, gli Emirati Arabi Uniti avevano chiesto ai ribelli Houthi di evacuare la città portuale entro 48 ore oppure di prepararsi ad affrontare un’imminente offensiva su Hodeida. “Se gli Houthi non lasceranno la città e il porto di Hodeida, gli Emirati Arabi Uniti inizieranno un’operazione militare contro i ribelli”, ha dichiarato il ministro degli Esteri yemenita, Anwar Gargash, in un’intervista al quotidiano francese, Le Figaro. Gli EAU affermano di aver lanciato un ultimatum, prima dell’offensiva. “Abbiamo dato 48 ore all’inviato speciale delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, per convincere gli Houthi a ritirarsi”, ha dichiarato Gargash. “Aspettiamo la sua risposta: queste 48 ore scadono nella notte di martedì e mercoledì”, ha aggiunto.

Da parte sua, il governo yemenita del presidente Rabbo Mansour Hadi ha espresso l’importanza di liberare Hodeida. “Abbiamo esaurito tutte le soluzioni pacifiche e politiche per portare le milizie Houthi fuori dal porto di Hodeidah”, ha affermato in una dichiarazione. “Liberare il porto rappresenta l’inizio del collasso degli Houthi, assicurerà la navigazione nello stretto di Bab-Al-Mandeb e taglierà le mani dell’Iran, che hanno affogato lo Yemen con le loro armi, usate per spargere il sangue degli yemeniti”, ha aggiunto. Il governo ha sottolineato che si occuperà della popolazione di Hodeida, con il sostegno della coalizione, dopo che il porto sarà completamente liberato e si adopererà per mitigare le loro sofferenze e riportare la vita alla normalità in tutti i distretti del governatorato. Nelle ultime ore, l’esercito yemenita ha raggiunto la periferia di Hodeida e si è posizionato su fronti diversi, pronto a lanciare la battaglia decisiva per la liberazione della città. Fonti militari hanno dichiarato, secondo quanto riportato da Al-Arabiya English, che la scelta della tattica militare di attacco ha preso in considerazione la protezione dei civili e delle infrastrutture dentro la città.

Il 10 giugno, il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito a porte chiuse per discutere la situazione in Yemen e ha rinnovato la preoccupazione riguardo alle conseguenze umanitarie di un eventuale attacco contro il porto della città di Hodeida. Secondo quanto riporta il quotidiano The New Arab, decine di famiglie sono state costrette a lasciare le loro case da quando le forze governative, supportate dalla coalizione araba, stanno avanzando verso il porto. Gli scontri si sono intensificati con l’avvicinarsi delle forze governative al porto di Hodeida, che rappresenta un accesso vitale al Paese, attraverso il quale entrano in Yemen la maggior parte del cibo e dei medicinali.

Le Nazioni Unite hanno avvertito che fino a 250.000 persone sono a rischio in caso di un attacco nell’area. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha riferito che ci sono stati “intensi negoziati” da parte dell’inviato in Yemen delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, sul destino del porto. “Spero che troveremo un modo per evitare lo scontro militare a Hodeida”, ha dichiarato Guterres ai giornalisti. Separatamente, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha esortato tutte le parti in conflitto a garantire l’accesso umanitario al porto yemenita. Gli Stati Uniti, ha affermato, stanno seguendo da vicino gli sviluppi a Hodeida e hanno sollecitato i leader degli Emirati, che controllano la maggior parte del sud, a preservare “il libero flusso di aiuti umanitari e importazioni commerciali”.

Nel frattempo, l’organizzazione di soccorso internazionale, Medici Senza Frontiere, ha denunciato un attacco, avvenuto il 10 giugno, da parte della coalizione a guida saudita, contro un centro per il trattamento del colera, nella provincia settentrionale di Hajja. Medici Senza Frontiere ha congelato le proprie attività nell’area, “finché non potremo garantire la sicurezza del nostro personale e dei pazienti”, ha scritto su twitter João Martins, il capo missione dell’organizzazione nello Yemen. L’Onu considera lo Yemen una gravissima crisi umanitaria, con oltre 22,2 milioni di persone bisognose di assistenza. La malnutrizione, il colera e altre malattie hanno ucciso migliaia di civili nel corso degli anni. A tale riguardo, il 7 giugno, è stata rivelata l’esistenza di un piano per la pace dell’Onu in Yemen che prevede la consegna dei missili balistici da parte dei ribelli Houthi, in cambio della garanzia di un posto in un nuovo governo provvisorio. Le indiscrezioni sul progetto sono state riportate dall’agenzia di stampa Reuters, la quale avrebbe visionato il documento. Il piano non è ancora stato reso pubblico e potrebbe subire modifiche. 

La guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015, è entrata ormai nel suo terzo anno. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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