Tunisia: ex ministro dell’Interno accusato di congiura contro il governo

Pubblicato il 13 giugno 2018 alle 16:30 in Africa Tunisia

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Ufficiali tunisini hanno avviato un’indagine su un rapporto secondo il quale l’ex ministro dell’Interno, Lotfi Brahem, licenziato il 6 giugno, avrebbe organizzato un piano per rovesciare il governo in coordinamento con gli Emirati Arabi Uniti. Martedì 12 giugno, fonti interne al Parlamento di Tunisi hanno dichiarato al quotidiano The New Arab che i legislatori stanno accelerando gli sforzi per scoprire la verità dietro questo presunto caso. “L’ex ministro e chiunque altro sia sospettato di coinvolgimento potrebbe essere interrogato o presentato davanti al Consiglio di sicurezza del Parlamento”, ha riferito una delle fonti, aggiungendo che “le informazioni che circondano il licenziamento di Brahem indicano chiaramente che qualcosa è stato pianificato e poi sventato”.

Il quotidiano francese Le Monde Afrique ha rivelato che l’ex ministro dell’Interno avrebbe pianificato un colpo di stato nel Paese nordafricano, con il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, al fine di rimuovere dal potere il partito Ennahdha, uno dei maggiori attualmente presenti in Parlamento e democraticamente eletto nell’ottobre 2014. Il partito, di orientamento islamista moderato, ha battuto i rivali del Nidaa Tounes, di ispirazione laica, nelle prime elezioni municipali libere della Tunisia, il 6 maggio scorso, da quando è terminata la Rivoluzione dei Gelsomini, il 14 gennaio 2011.

Brahem e numerosi funzionari sono stati licenziati mercoledì 6 giugno, dopo che le guardie costiere non erano riuscite a impedire il naufragio, a largo delle coste tunisine, di un’imbarcazione con a bordo 180 migranti. Anche se nessuna ragione è stata data per i licenziamenti, alcuni sostengono che siano da ricollegarsi al naufragio del 3 giugno, in cui sono morte almeno 68 persone.

Il rapporto attualmente sotto indagine afferma che l’ex ministro sia stato effettivamente licenziato per la sospetta congiura che sarebbe stata pianificata in un incontro segreto con un funzionario dell’intelligence degli Emirati Arabi Uniti, nella città di Djerba, il 29 maggio. “Le sue mosse sospette lo hanno reso discutibile e hanno portato alla rapida decisione del primo ministro Youssef Chahed di licenziare Brahem dopo aver consultato il presidente, Beji Caid Essebsi”, si legge nel rapporto.

La Tunisia è stato acclamata come l’unico successo democratico della Primavera Araba poiché il regime autocratico dell’ex presidente Ben Ali è stato rovesciato, nel gennaio 2011, senza che si verificassero violenze o si instaurasse un ulteriore governo autoritario. Tuttavia, da quel momento non si sono ancora risolti i gravi problemi strutturali del Paese, tra cui l’alta inflazione e la disoccupazione.

La Primavera Araba fu innescata dal gesto di un fruttivendolo tunisino, Mohamed Bouazizi, che il 17 dicembre 2010 si diede fuoco, in segno di protesta, dopo che la polizia aveva sequestrato la sua merce. Dieci giorni dopo, le proteste si diffusero anche nella capitale, Tunisi, dove alcuni giovani scesero per le strade della città per manifestare contro la disoccupazione, e vennero duramente respinti dalla polizia. In seguito al protrarsi dei disordini, nella sera del 13 gennaio venne imposto lo stato di emergenza, e successivamente venne dato l’annuncio che Ben Ali, dopo essere stato dal 7 novembre 1987 alla presidenza della Tunisia, aveva lasciato il Paese. Dopo la cacciata dell’ex leader si insediò un governo provvisorio, contro il quale continuarono le proteste. Infine, nel dicembre 2011, venne eletto presidente Moncef Marzouki.  L’attuale leader tunisino, Caid Essebsi, è stato eletto il 21 dicembre 2014.

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Chiara Gentili

di Redazione

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