Iran: nell’accordo solo se ne traiamo beneficio

Pubblicato il 13 giugno 2018 alle 15:30 in Europa Iran

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, afferma che l’Iran non potrà rimanere nell’accordo sul nucleare a meno che non tragga beneficio dalle disposizioni dell’accordo. In una conversazione telefonica con il presidente francese, Emmanuel Macron, martedì 12 giugno, Rouhani ha dichiarato che gli europei devono trovare un modo per risarcire l’Iran se vogliono mantenere l’accordo sul nucleare, in seguito alla decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi dal patto e ripristinare le sanzioni.

Il sito web di Rouhani riporta la sua affermazione: “Non dobbiamo permettere che questa grande conquista della diplomazia venga distrutta da azioni unilaterali altrui, che sono infedeli alle loro promesse”. Altri funzionari iraniani hanno detto che le attività nucleari potrebbero riprendere, se l’accordo dovesse saltare.

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva dichiarato, domenica 20 maggio, che gli sforzi europei per salvare l’accordo nucleare dopo l’uscita degli Stati Uniti non sono stati sufficienti. Il fatto che alcune compagnie europee abbiano deciso di porre fine alle loro attività in Iran in seguito all’annuncio del presidente americano, Donald Trump, ad avviso di Zarif, “rende le cose molto più complicate” come ha riferito ai giornalisti di The New Arab.

Tali dichiarazioni sono state rilasciate dal ministro iraniano in seguito all’incontro con il commissario europeo per l’energia, Miguel Arias Canete, che è stato in visita di due giorni a Teheran, il 19 e 20 maggio. Dopo l’incontro diplomatico, Canete ha ammesso che il tempo a disposizione per discutere della questione è stato molto breve e che dall’Europa erano necessarie misure chiare per proteggere gli investimenti e gli acquisti di petrolio in Iran.

Si è trattato della prima visita in Iran di un funzionario occidentale da quando il presidente Trump ha annunciato, l’8 maggio, il ritiro americano dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo sul nucleare iraniano firmato il 14 luglio 2015, che comporterà il ripristino delle sanzioni contro Teheran. L’Unione Europea si è subito dichiarata determinata a salvare il patto, che è stato firmato da 3 Paesi membri dell’Unione, Germania, Gran Bretagna e Francia, oltre a Cina, Russia e Stati Uniti. L’accordo è il frutto di 12 anni di negoziazione diplomatica e ha come principale scopo impedire all’Iran di sviluppare un’arma atomica.

Tra i tentativi compiuti dall’Unione per salvare il patto ci sono state diverse proposte da parte della Commissione europea che avevano lo scopo di aggirare le sanzioni statunitensi nei confronti dell’Iran, quando queste riprenderanno, in agosto. Ad esempio, la Commissione aveva ipotizzato di poter invitare i governi degli Stati membri a avviare il processo legale per consentire alla Banca europea per gli investimenti (BEI) di finanziare progetti dell’Unione in Iran. In base a tale piano, la banca avrebbe potuto garantire tali progetti attraverso il bilancio comune dell’Unione. La misura avrebbe altresì mirato a incoraggiare le imprese europee a investire in Iran.

Con l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, il futuro del patto è stato messo a repentaglio e le aspettative dell’opinione pubblica iraniana verso il ruolo dell’Unione europea nella salvaguardia dell’accordo sono aumentate. L’Unione europea deve compiere passi concreti per aumentare i propri investimenti in Iran e “il sostegno politico che l’Unione ha finora dimostrato nei confronti dell’accordo non è sufficiente”, ha aggiunto Zarif nei commenti rilasciati all’emittente di Stato IRIB. Gli impegni assunti da Bruxelles per l’applicazione dell’accordo nucleare non sono compatibili con l’annuncio di un probabile ritiro dall’Iran da parte delle principali società europee, ha aggiunto il ministro degli Esteri iraniano.

Diverse ditte europee hanno già interrotto le loro attività in Iran nell’attesa di vedere come si svolgeranno i colloqui Tra Bruxelles e Teheran. Ad esempio, la principale compagnia petrolifera francese, Total, ha dichiarato la settimana scorsa che abbandonerà il suo progetto di investimento da 4,8 miliardi di dollari in Iran, a meno che una deroga all’accordo sul nucleare non sarà concessa da Washington. Il portavoce di un altro gigante energetico francese, Engie, ha dichiarato sabato 19 maggio che cesserà il lavoro di ingegneria delle infrastrutture energetiche in Iran prima di novembre, quando le sanzioni statunitensi dovrebbero essere reimposte a Teheran.

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di Redazione

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