Afghanistan: esplosione a Jalalabad, bambino ucciso

Pubblicato il 13 giugno 2018 alle 13:00 in Afghanistan Asia

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Un ordigno esplosivo improvvisato è esploso nella città di Jalalabad, il 13 giugno, uccidendo un bambino di 10 anni e ferendo 7 civili. L’esplosione è avvenuta intorno alle 5:00, ora locale, nei pressi di un negozio in un mercato affollato, secondo quanto riporta il portavoce del governatore provinciale, Attullah Khogyani. Il proprietario del negozio, Akramullah, 4 bambini e i rimanenti 2 feriti sono stati trasferiti in ospedale e sono in condizioni stabili. Nessun gruppo, compresi i talebani, ha rivendicato l’attacco.

Da anni, l’Afghanistan è colpito dalle violenze di gruppi di militanti armati che usano ordigni esplosivi per colpire il personale governativo. La maggior parte di questi attacchi spesso comprende vittime civili, il personale di sicurezza afghano e in alcuni casi i militanti stessi vengono uccisi o feriti. Secondo il report annuale dell’UN Assistance Mission in Afghanistan (UNAMA), nel 2017 è stato riportato un totale di 10.453 vittime civili, tra cui 3.438 persone uccise e 7.015 feriti. I dati hanno inoltre evidenziato che l’alto numero di vittime civili è causato principalmente da attentati suicidi e attacchi con ordigni esplosivi improvvisati.

Il presidente afghano, Ashraf Ghani, il 7 giugno, ha annunciato un cessate il fuoco con i talebani, in seguito alla sentenza emessa da 2.000 studiosi religiosi a Kabul, tre giorni prima, in cui si dichiarava che “la guerra in corso in Afghanistan è vietata dalla legge islamica”. In risposta all’appello del presidente, i talebani, il 9 giugno, hanno annunciato un cessate il fuoco di tre giorni, il cui inizio è previsto il 15 giugno. Il gruppo ha sottolineato, tuttavia, che la tregua escluderà le forze internazionali presenti nel Paese e che pertanto le operazioni contro queste ultime continueranno.

Il leader dei talebani, Mullah Hebatullah Akhundzada, ha dichiarato che l’obiettivo del gruppo è porre fine alla presenza dell’esercito americano in Afghanistan. L’unico modo per salvare il Paese, secondo Akhundzada, è liberarlo dalle forze statunitensi e dalle “altre forze di occupazione”, in modo che un governo indipendente, islamico e intra-afghano “possa mettere radici”. Ha aggiunto che il gruppo è disponibile a trattare e che l’Ufficio dell’Emirato Islamico sarà l’unico canale disponibile per i negoziati. Akhundzada ha inoltre rinnovato agli Stati Uniti l’invito a tenere colloqui diretti con i talebani, accentuando che se i i funzionari statunitensi credono in una risoluzione pacifica, allora devono risolvere la crisi attraverso il dialogo.

In seguito all’annuncio del cessate il fuoco del governo afghano con i talebani, previsto per il 12 giugno, Washington ha dichiarato di essere pronta a partecipare ai colloqui con i talebani. Il vice assistente del presidente Donald Trump e Lisa Curtis, la direttrice generale per l’Asia Centrale al Consiglio di Sicurezza Nazionale, hanno dichiarato che gli Stati Uniti non posso agire a nome dei funzionari afghani nei colloqui di pace, ma che desiderano comunque partecipare. “Gli Stati Uniti sono pronti a partecipare alla discussione, ma non possiamo sostituire il governo e il popolo afghano. Una soluzione politica deve essere negoziata attraverso un processo guidato dall’Afghanistan” ha affermato Lisa Curtis.

Il 17 maggio, un gruppo di 8 attivisti politici ha iniziato una marcia di protesta dalla provincia meridionale di Helmand, finalizzata a chiedere al governo afghano e ai talebani un cessate il fuoco definitivo per porre fine alla guerra che affligge il Paese una volta per tutte. Il numero di manifestanti è progressivamente aumentato, nel corso della marcia lunga circa 700km. Giovani e anziani sono attualmente in marcia verso Kabul per portare il loro messaggio al governo centrale, al popolo e ai militanti anti-governativi.

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Alice Bellante

di Redazione

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