Salvini e la Russia di Putin

Pubblicato il 12 giugno 2018 alle 0:03 in Il commento Italia

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Alessandro Orsini. Fonte: LUISS.

Matteo Salvini, divenuto ministro dell’Interno, ha proposto il ritiro delle sanzioni contro la Russia, ottenendo il rifiuto del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg. Pochi giorni dopo, Giuseppe Conte ha ribadito la richiesta al G7 in Canada, ma ha dovuto arretrare davanti all’opposizione di Francia e Germania. Il primo “round” si è chiuso in favore di Merkel e Macron. Dal momento che il governo italiano intende tornare alla carica, occorre capire quali siano le sue probabilità di successo. Questo richiede due informazioni fondamentali. La prima riguarda i rapporti di forza. I principali Paesi anti-russi dell’Unione Europea sono Francia, Gran Bretagna, Germania, Polonia e Romania. Si tratta di un blocco potente e compatto. La seconda informazione riguarda le paure di questi Paesi, da cui dipende la loro determinazione anti-russa. La loro paura più grande è che Putin sfondi le linee occidentali muovendo da Kaliningrad. Questo punto è della massima importanza e richiede attenzione. Kaliningrad è una “exclave” russa situata tra Lituania e Polonia. Una “exclave” è un territorio che appartiene a uno Stato, senza essere all’interno dei suoi confini. Kaliningrad, dove Putin ha ammassato una quantità impressionante di soldati, è lontano dall’Italia, ma vicino a Polonia e Germania. Questo aiuta a comprendere come mai i tedeschi hanno paura e gli italiani no. Nel 2014, su una popolazione di 941mila abitanti, a Kaliningrad vi erano circa 225mila soldati russi. Questo numero è addirittura cresciuto negli utlimi anni. Putin è in grado di marciare sulle capitali di Lettonia (Riga) ed Estonia (Tallin) in sessanta ore, senza che la Nato possa intervenire, per una serie di ragioni troppo complesse da sviscerare in questa sede. Oltre alle paure che nascono dalla presenza russa a Kalilingrad, occorre considerare le paure che scaturiscono dalla situazione in Ucraina dell’est ovvero in quella parte dell’Ucraina che confina con la Russia. Anche qui, lo spiegamento di forze russe desta impressione. Putin ha concentrato a Kaliningrad, e ai confini ucraini, una parte o forse tutte le armi più temute dagli Stati Uniti, tra cui il sistema missilistico S-400, il caccia Sukhoi su-35 e il carrarmato T-90. L’insieme di queste paure ha portato il presidente della Romania – che ha paura di Putin perché confina con l’Ucraina – e il presidente della Polonia – che ha paura di Putin perché confina con l’Ucraina e con Kaliningrad – a creare un’alleanza in seno alla Nato. Si chiama B9 ovvero “Bucarest Nove” perché comprende nove Paesi. Si tratta di Romania, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia. Il clima di paura è alimentato anche dal fatto che la Russia ha a sua volta paura della Romania, dove la Nato, e cioè gli Stati Uniti, ha installato un potente sistema missilistico. La Casa Bianca ha detto che i missili sono concepiti in funzione anti-Iran. Ma siccome Putin è un capo di Stato e ha il dovere morale di non fidarsi di nessuno, ha dichiarato, per bocca di un suo alto ufficiale, Alexander Botsan-Kharchenko, che la Romania rappresenta una “minaccia” per la Russia. Molti italiani si chiedono come mai il segretario della Nato, e tanti Paesi europei, siano così ostinati nel voler protrarre le sanzioni contro la Russia. La risposta è semplice: hanno paura perché la Russia è nella condizione di sfondare le linee occidentali con disinvoltura. Non ci sono dubbi che la distensione promossa dal governo Conte sia la linea migliore per tutelare gli interessi dell’Italia. D’altronde, è una linea che era stata già abbracciata da Berlusconi, Renzi e Gentiloni. Non è questione di giusto o sbagliato; è questione di capire come muoversi e questo richiede la conoscenza delle forze oggettive in cui si svolgono le relazioni internazionali non tra l’Italia e la Russia, che sono a tutti note, ma tra la Russia e i Paesi dell’Europa dell’est. Occorre infatti ricordare che tutti i Paesi che compongono il “Bucarest Nove” sono membri della Nato. Ne consegue che, semmai Putin, a torto o a ragione, decidesse di sfondare le linee ucraine o polacche, l’Italia sarebbe coinvolta in una guerra perché scatterebbe l’obbligo di difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del trattato istitutivo della Nato. Più che di speranze, la politica internazionale è fatta di paure, con le quali occorre sempre rimanere in contatto.

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Articolo apparso sul Messaggero, domenica 10 giugno. Riprodotto per gentile concessione.

di Alessandro Orsini

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