ONU: sessione a porte chiuse sugli scontri presso il porto di Hodeida

Pubblicato il 12 giugno 2018 alle 10:39 in Medio Oriente Yemen

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Più di 600 persone sono state uccise in una serie di scontri tra i ribelli Houthi e le forze filogovernative yemenite, mentre continuano ad avanzare, appoggiate dalla coalizione a guida saudita, lungo la costa occidentale del Paese, in direzione del Porto di Hodeida.

A tale riguardo, il Consiglio di sicurezza dell’Onu si è riunito a porte chiuse, il 10 giugno, e ha rinnovato la preoccupazione riguardo alle conseguenze umanitarie di un eventuale attacco contro il porto della città di Hodeida. Secondo quanto riporta il quotidiano The New Arab, decine di famiglie sono state costrette a lasciare le loro case da quando le forze governative, fedeli al presidente Rabbo Mansour Hadi, stanno avanzando verso il porto, mentre combattono contro i ribelli Houthi. Gli scontri si sono intensificati con l’avvicinarsi delle forze governative al porto del Mar Rosso, che rappresenta un accesso vitale al Paese, attraverso il quale entrano in Yemen la maggior parte del cibo e dei medicinali.

Le Nazioni Unite hanno avvertito che fino a 250.000 persone sono a rischio in caso di un attacco nell’area, da parte della coalizione a guida saudita. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha riferito che ci sono stati “intensi negoziati” da parte dell’inviato in Yemen delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, sul destino del porto. “Spero che troveremo un modo per evitare lo scontro militare a Hodeida”, ha dichiarato Guterres ai giornalisti. Durante la sessione del Consiglio di sicurezza, Griffiths ha riassunto la situazione ai membri del Consiglio in videoconferenza da Amman, supportato dal Sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Mark Lowcock. “Comprendiamo le preoccupazioni degli Emirati Arabi Unite relative alla sicurezza e che queste debbano essere affrontate”, ha dichiarato l’ambasciatore britannico Karen Pierce ai giornalisti, prima dell’incontro. “Ma siamo anche preoccupati per la situazione umanitaria”, ha aggiunto. Separatamente, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha esortato tutte le parti in conflitto a garantire l’accesso umanitario al porto yemenita. Gli Stati Uniti, ha affermato, stanno seguendo da vicino gli sviluppi a Hodeida e hanno sollecitato i leader degli Emirati, che controllano la maggior parte del sud, a preservare “il libero flusso di aiuti umanitari e importazioni commerciali”.

Nel frattempo, l’organizzazione di soccorso internazionale, Medici Senza Frontiere, ha denunciato un attacco, avvenuto il 10 giugno, da parte della coalizione a guida saudita, contro un centro per il trattamento del colera, nella provincia settentrionale di Hajja. Medici Senza Frontiere ha congelato le proprie attività nell’area, “finché non potremo garantire la sicurezza del nostro personale e dei pazienti”, ha scritto su twitter João Martins, il capo missione dell’organizzazione nello Yemen. L’ONU considera lo Yemen una gravissima crisi umanitaria, con oltre 22,2 milioni di persone bisognose di assistenza. La malnutrizione, il colera e altre malattie hanno ucciso migliaia di civili nel corso degli anni. A tale riguardo, il 7 giugno, è stata rivelata l’esistenza di un piano per la pace dell’Onu in Yemen che prevede la consegna dei missili balistici da parte dei ribelli Houthi, in cambio della garanzia di un posto in un nuovo governo provvisorio. Le indiscrezioni sul progetto sono state riportate dall’agenzia di stampa Reuters, la quale avrebbe visionato il documento. Il piano non è ancora stato reso pubblico e potrebbe subire modifiche. 

La guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015, è entrata ormai nel suo terzo anno. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’esistenza di gruppi secessionisti e dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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