Naufragio al largo della Libia: almeno 12 morti

Pubblicato il 12 giugno 2018 alle 18:30 in Immigrazione Libia

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La nave dell’ONG Sea Watch, battente bandiera olandese, si è recata sul luogo di un naufragio a 20 miglia nautiche dalla costa della Libia, dove sono morte almeno 12 persone. Il naufragio, secondo quanto riporta la Ong “è stato segnalato da un assetto della Marina statunitense, che ha tratto in salvo dall’acqua 40 persone e conferma 12 morti”.

La nave americana Trenton, dopo aver soccorso il gommone che stava affondando, ha contattato l’Ong tedesca Sea Watch, che gestisce l’unica nave di salvataggio attualmente in servizio al largo della costa libica, per notificare il naufragio e chiedere assistenza. “Questo dimostra cosa succede quando non ci sono abbastanza risorse in mare” ha dichiarato il portavoce di Sea Watch, Ruben Neugebauer. Non è ancora noto quante persone fossero effettivamente a bordo prima del naufragio.

La Libia costituisce ormai da anni il principale porto di partenza dei flussi migratori diretti in Italia e in Europa, attraverso il Mediterraneo. Da quando il regime dittatoriale di Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, il Paese nordafricano non è mai riuscito a compiere una transazione democratica. Il potere politico è attualmente diviso in due governi: il primo a Tripoli, appoggiato dall’Onu e dall’Italia; il secondo a Tobruk, sostenuto da Russia ed Egitto.

Le autorità italiane, dall’inizio del 2017, con il supporto dell’Unione Europea, hanno concluso una serie di patti con la Libia, volti a diminuire le ondate migratorie verso il Paese. Il 2 febbraio 2017, Roma ha firmato un accordo sull’immigrazione con le autorità del governo di Tripoli, stanziando 200 milioni di euro per avviare una collaborazione trai due Stati. Tuttavia, secondo uno studio dell’iniziativa REACH, finanziata dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, le politiche migratorie attuate dall’Unione Europea in Libia dall’inizio del 2017 hanno prodotto un aumento nel numero delle reti di trafficanti sia in Libia, sia nel Mediterraneo. D’altra parte, con il sostegno dell’Italia e dell’Unione Europea, nei primi tre mesi del 2018, la Guardia Costiera libica ha compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio nella tratta del Mediterraneo Centrale, tra la Libia e l’Italia. Tale cifra è pari al doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle ONG nello stesso periodo. L’ultima operazione di questo tipo risale al 10 giugno, quando la Guardia Costiera libica ha soccorso 152 migranti irregolari, a bordo di due imbarcazioni al largo di Zuwara e Garabulli.

Domenica 10 giugno, in seguito al salvataggio di 629 migranti al largo del Paese nordafricano, la nave Aquarius dell’ONG francese SOS Méditerranée non ha ricevuto l’autorizzazione per attraccare né in Italia né a Malta. Il ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha altresì chiuso tutti i porti, ritenendo che i migranti dovessero essere accolti da Malta, in quanto questa rappresenterebbe un “porto più sicuro”. Alla luce di ciò, tuttavia, anche le autorità maltesi hanno negato l’accesso all’Aquarius, sostenendo “di non essere coinvolte nella questione”. In seguito a tali sviluppi, il premier spagnolo, Pedro Sánchez, l’11 giugno, ha offerto Valencia come porto sicuro per la nave, che attualmente aspetta istruzioni dalle autorità, ferma a 35 miglia dall’Italia, a 27 da Malta e a oltre 800 da Valencia.

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Alice Bellante

di Redazione

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