Erdogan: “bonificheremo la palude del terrore” in Iraq

Pubblicato il 12 giugno 2018 alle 15:30 in Iraq Turchia

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La Turchia bonificherà la “palude del terrore” nella parte settentrionale dell’Iraq, nella regione di Qandil, secondo quanto ha affermato l’11 giugno il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Tali dichiarazioni, riportate dal quotidiano Al-Arabiya English, sono arrivate a seguito di un attacco aereo turco contro una dozzina di obiettivi curdi nell’area.

L’esercito turco ha incrementato le operazioni nel nord dell’Iraq, con l’obiettivo di distruggere le basi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) sulle montagne di Qandil, dove si ritiene che siano nascosti alcuni leader del movimento. “Abbiamo iniziato le nostre operazioni su Qandil”, ha dichiarato Erdogan, durante una manifestazione elettorale, tenutasi nella provincia centrale turca di Nigde. “Qandil non sarà più una minaccia, una fonte di terrore per il nostro popolo. Bonificheremo la palude del terrore a Qandil come abbiamo fatto ad Afrin, Jarablus, Azaz, Al-Bab “, ha dichiarato il presidente turco.

Erdogan, nella dichiarazione, fa riferimento alle aree nel nord della Siria, dove l’esercito turco è intervenuto, affiancato dall’Esercito siriano libero (Esl), contro i militanti dell’ISIS e alcune milizie curde. Ankara è particolarmente preoccupata dalla presenza delle milizie delle People’s Protection Units (YPG), un gruppo curdo siriano sostenuto dagli Stati Uniti. I soldati curdi sono stati un partner fondamentale degli Stati Uniti nel territorio e hanno rappresentato una grande risorsa durante la guerra contro lo Stato Islamico. Da parte sua, la Turchia si è sempre opposta a questa alleanza. Ankara considera le Syrian Democratic Forces, alleanza a maggioranza curda che combatte contro il regime di Bashar Al-Assad in Siria, parte del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). A sua volta, il PKK è un partito politico e paramilitare curdo attivo in Turchia e nel nord dell’Iraq che è considerato illegale da Ankara. Inoltre, l’amministrazione turca è preoccupata da un eventuale autonomia curda nel nord della Siria, poiché tale conquista potrebbe creare simili aspettative nella popolazione curda che risiede in territorio turco.

Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, ha dichiarato, il 5 giugno, che Baghdad è pronta a cooperare con Ankara per prevenire attacchi dall’Iraq contro la Turchia, ma ha anche invitato Erdogan a “rispettare la sovranità irachena” e ha accusato i politici turchi di sollevare tensioni per scopi domestici, prima delle elezioni del 24 giugno. Il 19 marzo di questo anno, Ankara aveva minacciato di estendere verso est l’offensiva lanciata nella regione Afrin il 9 marzo. In tale caso, si sarebbe scontrata con le truppe statunitensi presenti nell’area, a supporto delle Syrian Democratic Forces. Il clima tra Stati Uniti e Turchia nella regione è stato normalizzato a seguito dell’approvazione di un percorso comune per la gestione della città di Manbij, nel nord della Siria, avvenuta durante una riunione dei ministri degli Esteri dei due Paesi, tenutosi a Washington. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che il piano prevede la rimozione dalla città delle forze curde, sostenute dagli Stati Uniti. Tale decisone, a lungo ricercata da Ankara, è arrivata a seguito di precedenti negoziazioni con gli Stati Uniti per trovare un accordo che potesse mettere in sicurezza la città Manbij dopo il ritiro delle People’s Protection Units dal territorio. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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