Paesi del Golfo promettono 2,5 miliardi di aiuti alla Giordania

Pubblicato il 11 giugno 2018 alle 14:00 in Arabia Saudita Giordania

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Il Kuwait, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno promesso 2,5 miliardi di dollari di aiuti alla Giordania, nel tentativo di stabilizzare il Regno sconvolto dalle proteste contro i piani di austerità proposti dal precedente governo.

Gli aiuti promessi dai Paesi del Golfo saranno depositati presso la Banca centrale della Giordania, avranno la funzione di coprire le garanzie sui prestiti ricevuti dal Paese da parte della Banca mondiale e di sostegno diretto al bilancio statale giordano e di altri progetti di sviluppo. Il pacchetto degli aiuti economici è fondamentale per diminuire l’attuale deficit di bilancio della Giordania, che ammonta a circa $ 700 milioni.

La speranza è che il pacchetto di aiuti quinquennale, che rispecchia un simile pacchetto di aiuti offerto dagli Stati del Golfo nel 2011, aiuterà la Giordania a elaborare un nuovo piano finanziario e fiscale più sostenibile da parte della popolazione, secondo quanto riporta Al-Jazeera English. La decisione è arrivata dopo un incontro mattutino alla Mecca, al quale hanno partecipato il re giordano Abdullah II, il re saudita Salman, l’emiro al governo del Kuwait, lo sceicco Sabah Al-Ahmad Al-Sabah e il sovrano di Dubai, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al-Maktoum, il vice presidente e il primo ministro degli Emirati Arabi.

Le proteste in Giordania continuano nonostante la classe politica abbia dimostrato di aver recepito il malcontento popolare. Il governo dell’ex primo ministro giordano Hani Al-Mulki si è dimesso il 4 maggio, a seguito delle proteste contro il disegno di riforma fiscale. Il re Abdullah II ha, quindi, affidato l’incarico a Omar Al-Razzaz, un ex economista della Banca Mondiale, per la formazione di un nuovo governo, il 6 giugno. Razzaz, ha dichiarato il giorno successuvo che avrebbe ritirato il disegno di legge sulla riforma fiscale, sostenuto dal Fondo Monetario Internazionale e fortemente criticato durante le manifestazioni scoppiate in Giordania il 1 giugno.

L’economia della Giordania ha faticato a crescere negli ultimi anni a causa di deficit cronici e per via della diminuzione degli investimenti di capitale straniero. Il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un accordo con la Giordania, il 24 agosto 2016, che prevede un credito triennale da 723 milioni di dollari, per sostenere una riforma economica e finanziaria, con l’obiettivo di ridurre il debito pubblico e incoraggiare il cambiamento strutturale. Le politiche economiche dell’ex-premier Mulki, che erano previste dal disegno di legge e supportate dal Fondo Monetario Internazionale, avrebbero comportato un aumento della pressione fiscale in Giordania pari al 5% e avrebbero previsto l’abolizione dei sussidi sul pane, una politica ritenuta essenziale dalla popolazione più povera del Paese. Tali provvedimenti hanno causato il crollo della popolarità di Mulki e hanno scatenato grandi proteste. Le manifestazioni, che durano da quasi due settimane, hanno preso di mira il disegno di riforma fiscale, ma anche i privilegi della classe politica, la corruzione e lo spreco di fondi pubblici. “Le nostre richieste sono legittime. No alla corruzione”, recitano nelle piazze i manifestanti appellandosi al re Abdullah, percepito dalla popolazione come la forza unificante del Paese.

Gli aiuti da parte dei Paesi del Golfo sono stati decisi a seguito di un incontro a Gedda, in Arabia Saudita, convocato dal leader di Riad, re Salman, che ha invitato le sue controparti del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti per discutere i metodi per aiutare la Giordania a superare le tensioni economiche. Da parte sua, anche l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha annunciato, domenica 10 giugno, in occasione di una conferenza stampa ad Amman alla presenza del ministro degli Esteri giordano, Ayman Al-Safadi, che l’Unione Europea stanzierà 20 milioni di euro, corrispondenti a 23,5 milioni di dollari, di aiuti alla Giordania. L’Unione Europea sosterrà la Giordania “con tutti i mezzi a disposizione, compresi quelli di natura economica e finanziaria”, ha dichiarato Federica Mogherini durante la sua visita ad Amman. L’Alto Rappresentate ha altresì affermato che la Giordania è un Paese che svolge un ruolo vitale nella regione e che, dunque, l’Unione lo sosterrà nel processo di riforma.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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