Libia: Guardia Costiera soccorre 152 migranti

Pubblicato il 11 giugno 2018 alle 9:53 in Immigrazione Libia

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La Guardia Costiera libica ha soccorso 152 migranti irregolari, tra cui 19 donne e 3 bambini, a bordo di due imbarcazioni, al largo di Zuwara e Garabulli, domenica 10 giugno.

Secondo quanto riportato dal portavoce della marina di Tripoli, Ayoub Qassem, i migranti salvati sono originari dell’Africa sub-sahariana. Prima dell’arrivo delle vedette della Guardia Costiera libica, una delle due imbarcazioni, che stava per naufragare, è stata soccorsa dalla petroliera Anwar Al-Khalij. Gli stranieri sono stati trasportati presso la base navale della capitale libica, per poi essere trasferiti in un centro per l’immigrazione irregolare a Tagiura, nelle vicinanze di Tripoli.

Tali operazioni di salvataggio in mare sono avvenute pochi giorni dopo che il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha imposto sanzioni contro 6 individui, 4 libici 3 2 eritrei, legati al traffico di migranti in Libia. La proposta è stata avanzata in seno al Consiglio dall’Olanda, con il supporto di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti, a seguito di un’indagine di un mese compiuta da esperti dell’Onu. Si tratta delle prime sanzioni che il Consiglio di sicurezza adotta nei confronti di persone coinvolte nel traffico degli esseri umani nel Paese nordafricano. Tra gli individui in questione ci sono un comandante della Guardia Costiera libica nord-occidentale di Zawiya e un comandante della milizia libica Anas al-Dabbashi, accusato di avere legami con i gruppi terroristici, tra cui l’ISIS.

Con il sostegno dell’Italia e dell’Unione Europea, che addestra gli ufficiali libici attraverso l’Operazione Sophia dall’ottobre2016, nei primi tre mesi del 2018, la Guardia Costiera libica ha compiuto più di 4.100 operazioni di salvataggio in mare nella tratta del Mediterraneo Centrale, tra la Libia e l’Italia, raggiungendo una cifra che è pari al doppio rispetto ai 2.500 soccorsi effettuati dalle navi delle Ong nello stesso periodo. Tale inversione di tendenza ha evidenziato un miglioramento nelle capacità operative di controllo e soccorso della marina libica, e ha provocato una diminuzione nel numero degli sbarchi in Italia dalla Libia, che dal primo gennaio all’8 giugno 2018 sono stati 9.372 su 13.808 migranti complessivi giunti nel nostro Paese via mare. Si tratta di un calo pari all’84% rispetto allo stesso periodo del 2017, in cui sbarcarono dalla Libia 58.772 stranieri.

Secondo uno studio dell’iniziativa REACH, finanziata dalla UN Refugee Agency (UNHCR), tuttaviua, le politiche migratorie attuate dall’Unione Europea in Libia dall’inizio del 2017 hanno prodotto un aumento nel numero delle reti di trafficanti in Libia e nel Mediterraneo. All’interno del Paese nordafricano, i traffici migratori hanno subito cambiamenti fin dall’inizio dell’anno passato, con un aumento delle rotte secondarie lungo la costa orientale e un’emergenza di nuovi snodi a nord-est. Mentre nei primi mesi del 2017 era stato riferito che la maggioranza dei migranti tendeva a concentrarsi lungo la costa occidentale, le rotte riscontrate nell’aprile 2018 da REACH indicano che i rifugiati attraversano tutta la costa libica, arrivando sia da sud sia da sud-est. I principali mezzi di trasporto utilizzati dai trafficanti rimangono i camion, le auto 4×4 e i taxi, in base a quanto sono disposti a pagare i migranti.

Intanto, nell’ambito della riforma del sistema di Dublino, l’Europa è spaccata in due. Da una parte Italia, Spagna e i Paesi del gruppo Visegrad, quali Austria, Romania, Ungheria, Slovenia e Slovacchia, si sono opposti alla proposta della presidenza bulgara sulla riforma. Estonia, Polonia e Gran Bretagna, al contrario, non si sono espressi. Dall’altra parte, i rimanenti 18 Paesi membri dell’Unione, tra cui Grecia, Malta e Cipro, pur non soddisfatti, hanno lasciato la porta aperta al negoziato.

Sempre domenica 10 giugno, la nave Aquarius, gestita in collaborazione dalle ong Sos-Mediterranee e Medici Senza Frontiere (MSF), con a bordo 629 migranti, tra cui 123 minori non accompagnati e 7 donne incinte, si è vista negare l’autorizzazione ad attraccare in Italia da nuovo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha deciso di chiuder ei porti italiani. Ad avviso di Salvini, i migranti dovrebbero sbarcare a Malta, in quanto “porto più sicuro”. Da parte loro, le autorità maltesi si sono rifiutate a loro volta di accogliere la nave, in quanto sostengono di “non essere coinvolte nella questione”. Il premier maltese, Joseph Muscat, ha altresì accusato l’Italia di violare il diritto internazionale con la chiusura dei propri porti ai migranti. L’organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere teme che le politiche degli Stati europei si stiano nuovamente ponendo al di sopra delle vite delle persone. A suo avviso, al contrario, la priorità dovrebbe essere la sicurezza e il benessere di chi sta a bordo delle navi. I 629 migranti sono stati salvati al largo della Libia in 6 operazioni separate.

La nave Aquarius era stata protagonista di un episodio simile tra il 6 e il 10 maggio scorso, quando era rimasta alcuni giorni in stallo in mare con a bordo 105 migranti, perché né l’Italia né l’Inghilterra avevano dato il permesso di attracco nei propri porti. Entrambi i Paesi sostenevano che la gestione dello sbarco fosse competenza dell’altro. Infine, l’Italia ha ceduto, facendo attraccare a Catania la Aquarius, la mattina del 10 maggio. Nell’occasione, l’Unione Europea aveva criticato sia l’Italia sia l’Inghilterra, sostenendo che la priorità dei Paesi dovrebbe essere il soccorso dei migranti. Intanto, nella notte tra il 10 e l’11 giugno, altri 800 migranti sono stati soccorsi al largo della Libia.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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