Giordania: re spera in aiuti economici dei Paesi del Golfo contro la crisi economica

Pubblicato il 11 giugno 2018 alle 6:03 in Giordania Medio Oriente

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La Giordania spera che gli Stati del Golfo, guidati dall’Arabia Saudita, inviino un pacchetto di aiuti da miliardi di dollari per aiutarla a superare la crisi economica, che ha causato alcune proteste per le strade del Paese, a causa della nuova riforma fiscale.

Una dichiarazione rilasciata dal palazzo reale ha spiegato che re Abdullah si è recato a Gedda, in Arabia Saudita, per partecipare a un summit convocato dal leader di Riad, re Salman, che ha invitato le sue controparti del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti per discutere i metodi per aiutare il regno a superare le tensioni economiche che hanno fatto scoppiare, la settimana passata, una serie di proteste pacifiche. Migliaia di cittadini giordani, colpiti dall’aumento dei prezzi, si erano riversati nelle strada contro le politiche economiche sostenute dal Fondo Monetario Internazionale. Le proteste avevano indotto re Abdullah a nominare un nuovo primo ministro, Omar Al-Razzaz, che dovrà rivedere il sistema fiscale della Giordania. Il 7 giugno, il premier ha dichiarato che ritirerà il disegno di legge sulla riforma fiscale fortemente criticato durante le manifestazioni dell’1 giugno.

I funzionari del Paese sperano che l’incontro di Gedda porti all’approvazione di un pacchetto di aiuti in linea con il fondo di 5 miliardi di dollari donato alla Giordania dalle monarchie del Golfo a dicembre 2011, per contenere le proteste a favore della democrazia che si erano diffuse in tutto il Paese.

Un funzionario rimasto anonimo ha spiegato a Reuters che un deposito per ammortizzare le attuali risorse in esaurimento avrebbe un impatto significativo nel diminuire le pressioni sul budget del Paese, già affetto da deficit, e le quali spese sono destinate principalmente al pagamento dei salari pubblici. Un altro funzionario ha spiegato che il finanziamento per la costruzione di autostrade, ospedali e infrastrutture da parte dell’Arabia Saudita, del Kuwait e degli Emirati Arabi Uniti hanno indirettamente mitigato le pressioni sulla Giordania, riducendo la portata del capitale di spesa.

Secondo alcuni funzionari del Paese, le tensioni economiche del regno sono peggiorate con la fine dei fondi donati dagli Stati del Golfo e di altre piccole donazioni da parte di altri Paesi occidentali degli ultimi anni, fornite per aiutare la Giordania a gestire i migliaia di rifugiati siriani che si riversano nel territorio. La crisi siriana avrebbe altresì fatto perdere ad Amman opportunità d’affari e i flussi di investimenti esteri.

L’economia della Giordania ha faticato a crescere negli ultimi anni a causa di deficit cronici e per via della diminuzione degli investimenti di capitale straniero. Secondo alcuni politici ed economisti, il duro piano di consolidamento fiscale imposto dal Fondo Monetario Internazionale ha aggravato la difficile situazione delle fasce più povere della popolazione della Giordania e ha schiacciato la classe media. Le manifestazioni, infatti, hanno preso di mira i privilegi della classe politica, la corruzione e lo spreco di fondi pubblici.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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