Forze governative siriane attaccano Idlib

Pubblicato il 11 giugno 2018 alle 11:37 in Medio Oriente Siria

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Almeno 16 persone sono state uccise e altre 18 sono rimaste ferite, a seguito di una serie di attacchi aerei, lanciati domenica 10 giugno, dal governo siriano del presidente Bashar Al-Assad, contro alcuni villaggi della provincia di Idlib, controllata dai ribelli.

Secondo i caschi bianchi, un’organizzazione umanitaria di protezione civile che opera nelle zone della Siria detenute dai ribelli, una ragazza è rimasta uccisa nell’offensiva e numerosi danni sono stati riportati nei nei villaggi di Binnish, Ram Hamdan e Taftanaz.”Il bombardamento è durato circa due ore”, ha dichiarato ad Al-Jazeera English un attivista di Taftanaz, Mohammed Abu Al-Amin. “Gran parte degli edifici della città sono stati presi di mira, tra cui l’ospedale Al-Noor e la casa di una famiglia, che ora risulta tra le vittime”, ha aggiunto.

I villaggi delle zone rurali di Idlib che sono stati attaccati si trovano intorno alle città di Foua e Kefraya, che ospitano circa 10.000 musulmani sciiti. Gli ultimi attacchi del governo contro l’area sono stati lanciati poche ore dopo una serie di scontri mortali scoppiati tra le forze governative siriane e i combattenti dell’Organizzazione per la Liberazione del Levante, Hayʼat Taḥrīr al-Shām (HTS), precedentemente nota come Fronte Al-Nusra e conosciuta anche come Al-Qaeda in Siria. I combattimenti sono continuati fino a domenica mattina, e sono risultati nella morte dei membri di sei truppe governative siriane e almeno tre combattenti dell’HTS, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ufficiale siriana, SANA. “I combattenti del Fronte di Al-Nusra sono entrati dai villaggi vicini, tra cui Binnish e Ram Hamdan”, riferisce SANA.

Nella giornata di giovedì 7 giugno, alcuni attacchi aerei avevano già colpito il villaggio di Zardana, situato anche questo nel governatorato di Idlib, uccidendo almeno 44 civili, tra cui alcuni bambini. Stando a quanto riferito da numerosi media, la responsabilità si questo attacco sarebbe della Russia. Da parte sua, il ministero della Difesa russo ha negato qualsiasi coinvolgimento. La provincia di Idlib fa parte delle zone cuscinetto stabilite nel quarto round dei negoziati di Astana, che si erano tenuti tra Russia, Iran e Turchia nella capitale del Kazakistan il 3 e il 4 maggio 2017. L’area è attualmente controllata da una schiera di ribelli e jihadisti ed è rimasta l’ultima grande fortezza delle opposizioni in Siria. Idlib ospita circa 2 milioni di persone, tra cui migliaia di sfollati interni al Paese.

In un discorso tenuto il 24 aprile, l’inviato dell’ONU in Siria, Staffan de Mistura, aveva espresso grande preoccupazione per il futuro di Idlib, che rischia di diventare la prossima Aleppo. Proprio tale città nella seconda metà del 2016 è stata teatro di una delle più lunghe e sanguinose battaglie dell’intero conflitto siriano. Lo stesso destino è toccato, in tempi più recenti, al territorio del Ghouta orientale. L’area, conquistata dall’esercito governativo siriano il 12 aprile, era stata posta sotto assedio dalle forze fedeli ad Al-Assad nel dicembre 2012. A partire dal 18 febbraio, i soldati fedeli al presidente siriano avevano stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano la zona avevano reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Gli scontri sono continuati incessantemente nonostante, il 24 febbraio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avesse imposto nel territorio una tregua della durata di 30 giorni per consentire la distribuzione degli aiuti umanitari nell’area e le evacuazioni mediche.

Nel governatorato di Idlib si sono rifugiati numerosi ribelli siriani che hanno lasciato le loro zone originarie a seguito della loro conquista. Nello specifico l’allontanamento dei ribelli dai territori di Homs e Hama fa parte di un accordo raggiunto il 2 maggio tra le forze governative, fedeli al presidente siriano, Bashar Al-Assad, e i ribelli che si trovano nell’area. Il patto, concordato grazie alla mediazione della Russia, alleata del governo di Damasco, prevedeva che i ribelli e i civili avrebbero potuto abbandonare l’area in maniera sicura, dopo aver consegnato le armi pesanti. Coloro che si fossero opposti sarebbero stati trasferiti forzatamente nel governatorato di Idlib, situato nel nord-ovest della Siria, l’ultima grande roccaforte dell’opposizione siriana, a partire da sabato 5 maggio.

Al momento, il territorio costituisce un riparo per numerosi civili e ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria, in particolare dal Ghouta orientale. Inoltre, ad Idlib si sono rifugiati i civili che sono stati costretti ad abbandonare il distretto di Afrin, in seguito al lancio dell’operazione turca Ramo d’Olivo, avvenuto il 20 gennaio. A tale proposito, il 6 marzo, Ankara aveva annunciato che avrebbe stabilito alcuni campi profughi nel governatorato di Idlib, per ospitare circa 170.000 sfollati siriani provenienti dal distretto di Afrin. Nel governatorato di Idlib si trovano anche i combattenti di Tahrir Al-Sham che erano stati rimpatriati, insieme alle loro famiglie, dai campi profughi di Arsal, in Libano, nell’agosto 2017. In merito alla situazione del governatorato, il 24 aprile, l’inviato speciale del segretario generale dell’ONU per la Siria, Staffan de Mistura, aveva esortato la comunità internazionale a prevenire un nuovo disastro umanitario nel territorio. In questo contesto, de Mistura aveva affermato che Idlib potrebbe costituire il prossimo obiettivo del presidente siriano, nel contesto della guerra contro i ribelli per il controllo del territorio nazionale siriano.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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