Yemen: scontri tra Houthi e coalizione saudita vicino porto di Hodeidah

Pubblicato il 10 giugno 2018 alle 16:22 in Medio Oriente Yemen

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Una serie di scontri tra le truppe sostenute dalla coalizione a guida saudita e il gruppo di ribelli Houthi, supportati dall’Iran, si sono intensificati nel fine settimana nei pressi della città yemenita di Hodeidah, mentre le Nazioni Unite cercano di negoziare un cessate-il-fuoco per evitare un possibile assalto al porto della città.

Gli scontri sono cominciati tra venerdì 8 e sabato 9 giugno, ad al-Durayhmi e a Bayt al-Faqih, secondo fonti militari, che hanno confermato che gli aerei e le navi da guerra della coalizione hanno lanciato una serie di attacchi contro gli Houthi. Un funzionario umanitario dell’Onu ha avvertito che un attacco militare o un assedio alla città, che si trova sotto il controllo dei ribelli, potrebbe causare più di 250.000 vittime. Gli Stati Uniti, in precedenza, avevano già suggerito al loro stretto alleato, gli Emirati Arabi Uniti, di non attaccare la città di Hodeidah, dato il rischio che tale mossa possa provocare una nuova crisi umanitaria.

Il mediatore per lo Yemen delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, sta tenendo negoziati con gli Houthi per convincerli a cedere il controllo del porto di Hodeidah all’Onu. Già il 4 giugno, Griffiths aveva chiesto ai ribelli di ritirarsi dall’area portuale, per mettere la zona sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Oltre a questa richiesta, agli Houthi è stato proposto un più vasto piano per la pace da parte dell’organizzazione, che prevede che il gruppo abbandoni l’uso dei missili in cambio della fine dei bombardamenti da parte della coalizione e la stipulazione di un patto per la creazione di un governo di transizione.

La guerra civile in Yemen, iniziata il 19 marzo 2015, è entrata ormai nel suo terzo anno. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’esistenza di gruppi secessionisti e dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. L’Arabia Saudita ritiene che Teheran si celi dietro il rifornimento di armi ai ribelli yemeniti, nonostante, da parte sua, Teheran abbia più volte respinto tali accuse. Sia la coalizione araba sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

La coalizione aveva deciso di chiudere tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra in Yemen il 6 novembre 2017, al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran. La misura era stata imposta dopo che, il giorno precedente, i ribelli yemeniti avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita. Qualche giorno dopo, il 13 novembre, l’Arabia Saudita aveva dichiarato che la coalizione araba avrebbe riaperto gli aeroporti e i porti, a causa della pressione delle organizzazioni umanitarie, che temevano che il blocco potesse condannare milioni di persone “a morire di fame”. Il porto di Hodeida, sul Mar Rosso, rappresenta un’ancora di salvezza per milioni di cittadini dello Yemen, poiché da lì vengono incanalate nel Paese le importazioni commerciali e i rifornimenti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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