Nicaragua: proteste contro il presidente causano 2 morti, vescovi incontrano Ortega per mediare

Pubblicato il 10 giugno 2018 alle 9:15 in America Latina America centrale e Caraibi

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Uno dei gruppi per i diritti umani del Nicaragua ha dichiarato che almeno altre 2 persone sono morte durante le violenti proteste avvenute durante la notte contro il presidente del Paese, Daniel Ortega.

Il Nicaraguan Center for Human Rights (CENIDH) ha dichiarato, sabato 9 giugno, che 1 persona è stata uccisa nella città settentrionale di Jinotega e un’altra è morta nella capitale, Managua. Con questo incidente, il bilancio delle vittime è arrivato a 137 dall’inizio delle proteste, cominciate il 18 aprile.

Gli studenti che hanno organizzato le due manifestazioni hanno spiegato che l’uomo che è morto a Jinotega è stato ucciso durante un attacco armato contro i rimostranti che stavano proteggendo una barricata, volta a respingere le forze di sicurezza. “I paramilitari del governo hanno sparato contro i ragazzi che stavano combattendo nelle strade per la libertà e la democrazia” si legge nella dichiarazione rilasciata dal movimento studentesco della città, che ha definito la serata di proteste “una notte di terrore”. A Managua, invece, l’altra vittima si trovava su una moto quando è stata colpita al collo da un proiettile, dopo essere stata inseguita da due uomini armati a bordo di uno scooter.

Giovedì 7 giugno, gli influenti vescovi cattolici del Nicaragua hanno incontrato il presidente per discutere un piano per riprendere le trattative, con l’obiettivo di calmare la crisi. Silvio Jose Baez, uno dei vescovi ausiliari di Managua, ha spiegato che Ortega ha richiesto un periodo di riflessione prima di dar loro una risposta. La Chiesa cattolica ha accettato di mediare con il governo di Ortega per cercare di risolvere la crisi, cominciata con una serie di proteste contro le riforme di sicurezza sociale, che in seguito si sono estese e rivoltate contro il presidente, che è al potere dal 2007.

I manifestanti si sono riversati nelle strade chiedendo che Ortega si ritiri, accusandolo di essere corrotto, di avere uno stile autocratico e di avere opzioni limitate per il cambiamento della politica del Nicaragua attraverso le elezioni. Inoltre, i cittadini accusano le autorità di utilizzare “forza bruta” per reprimere i dimostranti e lamentano altresì l’eccessivo controllo presidenziale su Congresso, tribunali e comitati militari ed elettorali.

L’opposizione spera che Ortega si impegni per far cessare le violenze e sia aperto alla possibilità di riaprire le trattative su un processo di democratizzazione del Paese. Una delle richieste degli opponenti del leader è che le elezioni del 2021 accelerino la deposizione del presidente, dopo 11 anni in carica. Inoltre, viene anche richiesto il rinnovo dell’autorità elettorale, che attualmente è nelle mani del partito di maggioranza.

L’incontro dei vescovi di giovedì è stato organizzato in seguito alla decisione, da parte degli Stati Uniti, di aumentare la pressione sul governo di Ortega imponendo restrizioni sui visti delle forze dell’ordine e di altri funzionari connessi alle attività di repressione. “La violenza politica da parte della polizia e dei criminali pro-governo contro il popolo del Nicaragua, e in particolare contro gli studenti universitari, mostra uno sfacciato disprezzo dei diritti umani, e ciò è inaccettabile” ha dichiarato la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Heather Nauert.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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