G7: alterco USA-Canada su tariffe, Trump non firma

Pubblicato il 10 giugno 2018 alle 11:02 in Europa USA e Canada

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Il vertice del G7 si è concluso con gli Stati Uniti in disaccordo, e il presidente americano, Donald Trump, ha lasciato la sessione in anticipo dopo aver criticato l’approccio canadese e ritrattato sul suo appoggio alla dichiarazione congiunta.

Trump ha abbandonato il tavolo delle trattative del G7  prima dell’effettiva conclusione del vertice – i cui lavori si sono chiusi ufficialmente sabato 9 giugno – adducendo come giustificazione la preparazione al suo imminente viaggio a Singapore per lo storico incontro con il leader nordcoreano, Kim Jong-un, che si terrà il 12 giugno. Prima di lasciare La Malbaie, nella provincia canadese francofona di Québec, dove il G7 ha avuto luogo, il presidente degli Stati Uniti ha accusato il primo ministro del Canada, Justin Trudeau, di essersi comportato in maniera disonesta, sembrando “mite e docile” durante gli incontri svoltisi, solo per poi attaccare Washington durante la conferenza stampa conclusiva.

Il vertice è stato segnato da alterchi e disaccordi in campo economico-commerciale, in particolare riguardo alle misure dei dazi doganali. In tal proposito, Trudeau ha descritto come “un insulto” la decisione presa da Trump di invocare il bene della sicurezza nazionale per giustificare l’imposizione di suddette tariffe nei confronti degli altri Paesi e, durante la conferenza stampa tenutasi alla fine dei lavori, ha promesso che ci saranno conseguenze per gli Stati Uniti, minacciando ritorsioni analoghe dal primo luglio. “Noi canadesi siamo un popolo gentile e ragionevole, ma non ci faremo maltrattare”, ha affermato il premier.

Prima del summit, le differenze inerenti ai dazi doganali statunitensi su acciaio e alluminio erano state messe da parte con un comunicato congiunto fautore di un “sistema commerciale basato su norme” precise. Dopo aver lasciato il Paese alla volta di Singapore, Trump ha reso noto, tramite il suo account Twitter ufficiale, di aver istruito i funzionari americani a non sottoscrivere tale comunicato, in quanto sta esaminando potenziali tariffe sulle automobili. Egli ha spiegato che la sua mossa fa seguito alle “false dichiarazioni” rilasciate da Trudeau durante la conferenza stampa, e al fatto che il Canada stia imponendo esose tariffe ad agricoltori, impiegati e compagnie americane. Inoltre, il presidente statunitense ha scritto che Trudeau è stato “molto disonesto e debole”, in quanto egli avrebbe avuto un comportamento mite e docile durante il summit solo per poi rivelare il suo malcontento sui dazi americani ai giornalisti. In chiusura del messaggio pubblicato, Trump ha sottolineato che le tariffe che intende imporre al Canada sono la risposta ai dazi, vigenti nel Paese vicino, del 270% sui prodotti caseari.

Il gabinetto di Trudeau ha dichiarato che il primo ministro non ha detto nulla che non avesse già messo in chiaro in precedenza, tanto nelle conversazioni pubbliche quanto in quelle private con il presidente Trump. Quest’ultimo, che aveva firmato – insieme agli altri Paesi membri del vertice – tutti i punti precedentemente stilati nella dichiarazione congiunta del G7, ha dato istruzioni ai suoi affinché non firmassero la parte relativa alle tariffe commerciali.

Fino all’inizio dei lavori, le relazioni bilaterali tra Trump e Trudeau erano cordiali.

Il vertice del G7 ha affrontato numerose altre tematiche, oltre ai dazi commerciali, in primis le relazioni con la Russia. Nella dichiarazione finale, il gruppo delle principali e maggiori economie industriali a livello globale, composto da Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Italia, Giappone e Germania, ha convenuto sia sulla necessità di un commercio “libero, equo e vantaggioso a livello reciproco”, sia sull’importanza di combattere il protezionismo. “I nostri Paesi si battono per la riduzione delle barriere doganali, non doganali, e dei sussidi”, è stato detto durante i lavori. Altri accordi stipulati riguardano: la Russia, in merito alla quale una richiesta congiunta verrà inoltrata a Mosca per esortarla a porre fine al suo “comportamento destabilizzante” e ai suoi tentativi di “minare la democrazia”, intimandole di cessare il suo appoggio al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad; l’Iran, il quale verrà “permanentemente” posto sotto vigilanza affinché il suo programma nucleare rimanga pacifico e Teheran non cerchi, sviluppi o acquisisca mai un forte arsenale nucleare; il clima, in merito a cui si prende atto della discordia tra i Paesi membri. Gli Stati Uniti si erano rifiutati di firmare un accordo per implementare la lotta al cambiamento climatico, discussa già in precedenza in seno alla conferenza di Parigi sul Clima. Trump aveva pertanto annunciato che gli Stati Uniti avrebbero abbandonato l’intesa climatica, esigendo un accordo a loro più congeniale.

In precedenza, Trump aveva riferito ai giornalisti di aver proposto agli altri leader l’idea di un G7 privo della tematica relativa ai dazi doganali, descrivendo i suoi scambi con loro come “estremamente producenti”. In tale occasione, il presidente aveva continuato affermando che gli Stati Uniti sono stati “sfruttati per decenni e decenni”, e che l’America è un “salvadanaio che chiunque continua a derubare”. Inoltre, egli ha affermato che potenziali misure analoghe, da parte dei Paesi alleati, in risposta ai dazi americani, sarebbero un “errore”, e ha messo in guardia che si andrà a creare una guerra doganale, gli Stati Uniti “la vinceranno mille volte su mille”.

Il primo giugno, Trump aveva imposto ai Paesi dell’Unione Europea, al Canada e al Messico una tariffa del 25% sull’esportazione dell’acciaio e una del 10% su quella dell’alluminio, dicendo di voler proteggere i produttori nazionali, che rivestirebbero un ruolo di grande importanti per la sicurezza del suo Stato. Dopo tale annuncio, l’UE ha risposto imponendo tariffe sull’esportazione di alcuni beni americani, quali le moto Harley-Davidson e il bourbon. Anche il Canada e il Messico stanno organizzando misure analoghe verso Washington.

Il G7 è il vertice annuale che riunisce Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia, Giappone e Germania, Paesi che rappresentano, insieme, oltre il 60% del valore netto globale. L’economia è il settore trattato a livello principale, sebbene ormai all’ordine del giorno vi siano anche altri argomenti a cuore degli Stati e di rilevanza internazionale. La Russia è stata espulsa dal gruppo nel 2014, in seguito alla sua annessione della Crimea ucraina. Venerdì 8 giugno, Trump aveva inaspettatamente avanzato alla cancelliera tedesca, Angela Merkel, la richiesta di riammettere la Russia al tavolo delle trattative. Tuttavia, tanto la Germania quanto gli altri Paesi si sono detti contrari a tale proposta. “Preferirei vedere la Russia nel G8, piuttosto che opposta al G7. Penso che il G8 sia un gruppo più significativo del G7. Senza dubbio”, aveva affermato Trump in tale occasione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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