Taiwan: prevista inaugurazione di un nuovo Istituto Americano

Pubblicato il 9 giugno 2018 alle 6:48 in Taiwan USA e Canada

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Il 12 giugno, in concomitanza con il summit previsto a Singapore tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader nordcoreano, Kim Jong Un, verrà inaugurato a Taiwan il nuovo Istituto Americano, rappresentante l’ambasciata americana de facto sull’isola dal momento che Stati Uniti e Taiwan non hanno mai stretto rapporti diplomatici formali.

Questa cerimonia potrebbe complicare le relazioni già tese di Washington con Pechino, sebbene non sia prevista la presenza di nessun ufficiale americano di alto rango. “Gli Stati Uniti potrebbero giocare la carta di Taiwan per aumentare la pressione sulla Cina. Si tratterebbe di una mossa molto pericolosa poiché non solo rischierebbe di danneggiare i rapporti tra Washington e Pechino ma anche di spingere i due Paesi verso il conflitto”, ha fatto notare Xin Qiang, esperto di relazioni internazionali presso la Fudan University di Shanghai.

La Repubblica Popolare Cinese considera l’isola di Taiwan come una sua provincia e non è disposta a concederle una formale indipendenza. Al contrario, per riaffermare il principio One China Policy, secondo il quale gli Stati che desiderano intrattenere rapporti diplomatici e commerciali con la Cina non possono riconoscere l’indipendenza dell’isola di Taiwan, la Repubblica Popolare Cinese ha avviato una serie di esercitazioni militari nello Stretto di Taiwan.

Le più recenti risalgono al 17 aprile, quando la marina militare cinese ha eseguito una serie di addestramenti con l’utilizzo di munizioni vere a 40 km dall’isola di Taiwan, e all’11 maggio quando gli aerei da caccia Sukhoi Su-35 ed i caccia bombardieri strategici H-6K hanno sorvolato il canale di Bashi, situato tra l’isola di Taiwan e le isole settentrionali delle Filippine, mentre i jet J-11 e gli aeromobili di allerta rapida KJ-200 hanno sorvolato lo stretto di Miyako, situato tra l’isola di Taiwan e il Giappone.

I principali punti di scontro tra gli Stati Uniti e la Cina sono rappresentati dalle questioni della militarizzazione del Mar Cinese Meridionale e della “guerra commerciale”, a seguito della decisione di Washington di imporre pesanti dazi alla Cina.

Secondo il governo di Pechino il dispiegamento di attrezzatura militare sulle proprie isole nel Mar Cinese Meridionale è legittimo e giustificato dal diritto di autodifesa, riconosciuto dal diritto internazionale. Tuttavia, il segretario della Difesa Mattis ha ricordato che il presidente della Cina, Xi Jinping, in occasione della sua visita presso la Casa Bianca nel 2015, aveva promesso che le isole contese nel Mar Cinese Meridionale non sarebbero state militarizzate.

La Cina reputa le isole dell’area parte integrante del territorio nazionale e considera un suo diritto installare equipaggiamenti militari su di esse. Pechino ha costruito nella regione alcune infrastrutture, quali basi aeree, radar, sistemi di comunicazioni, moli navali e piste di atterraggio per gli aerei militari. Secondo il governo cinese, sono almeno 4 i suoi aeroporti nel Mar Cinese Meridionale: quello dell’isola Woody e quelli sulle scogliere Mischief, Subi e Fiery Cross, in cinese Meiji, Zhubi e Yongshu, che si trovano nelle isole Spratly, note al governo di Pechino come isole Nansha.

Washington ha criticato le attività cinesi nell’area, promettendo di continuare a lavorare per assicurare che la regione indo-pacifica rimanga “libera e aperta”. Gli Stati Uniti sono interessati a tutelare lo status di acque internazionali del Mar Cinese Meridionale poiché nell’area passano numerose rotte commerciali e sono presenti giacimenti di risorse minerarie e di gas naturale. Il governo statunitense, pertanto, condanna la militarizzazione delle isole da parte di Pechino, poiché teme che il governo cinese possa impedire l’accesso all’area e l’entrata del Paese nel giro di affari di circa 5000 miliardi di dollari che passa nella zona.

I rapporti della Cina non sono tesi solamente con gli Stati Uniti. Dall’elezione nel 2016 di Tsai Ing Wen a presidente di Taiwan, i rapporti cinesi con l’isola sono peggiorati dal momento che Pechino teme che il nuovo governo voglia spingere verso la richiesta di indipendenza formale dalla Cina.

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Alice Barberis

di Redazione

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