Sud Sudan: leader dei ribelli disposto ad incontrare presidente Salva Kiir

Pubblicato il 9 giugno 2018 alle 6:30 in Africa Sud Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il leader delle forze armate dei ribelli del Sud Sudan, Riek Machar, ha dichiarato che sarebbe “felice” di incontrare il suo rivale, il presidente Salva Kiir, ma ha negato di essere a conoscenza dei colloqui pianificati a Khartoum. La notizia è stata resa nota dal quotidiano di informazione Africanews, venerdì 8 giugno.  

Il presidente sudanese Omar al-Bashir si era offerto, lo scorso martedì 5 giugno, di ospitare l’incontro tra le due parti coinvolte nel conflitto su sudanese nella città di Khartoum, in occasione di un incontro tra il presidente Kiir e una delegazione sudanese di alto livello a Juba. Tuttavia, Mabior Garang Mabior, portavoce del Sudan People’s Liberation Movement-in-Opposition (SPLM-IO) ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale al riguardo. L’offerta di al-Bashir giunge dopo che i colloqui che si erano tenuti ad Addis Abeba, dal 17 al 21 maggio, non avevano portato al raggiungimento di un accordo tra le parti coinvolte. Dopo aver incontrato Kiir lo scorso 24 maggio, anche il primo ministro keniota, Raila Odinga, si era offerto di mediare tra le parti opposte nel conflitto in Sud Sudan, sostenendo lo svolgimento di colloqui di pace.

Il ministro degli Esteri sud sudanese, Martin Elia Lomuro, ha accolto con favore l’offerta di al-Bashir, affermando che tale iniziativa deve svolgersi nell’ambito del processo di pace promosso dall’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (IGAD), l’organizzazione politico-commerciale che riunisce i Paesi del Corno d’Africa, che intende favorire l’accordo tra il governo del Sud Sudan e i gruppi ribelli che operano nel Paese.

Il Sud Sudan ha proclamato l’indipendenza dal Sudan nel 2011. Nel 2013 è scoppiata una violenta guerra civile, che ha visto contrapporsi le milizie di etnia Ginka, fedeli al governo del presidente Salva Kiir, a quelle di etnia Nuer, che rispondono a Riek Machar, ex vicepresidente del Paese. Un accordo di pace, firmato nell’agosto 2015 grazie alla mediazione dell’IGAD e col supporto dell’ONU aveva portato all’istituzione di un governo di transizione, tuttavia, era stato vanificato dallo scoppio di nuovi scontri, nel luglio 2016.

Gli alleati del Sud Sudan, tra cui Stati Uniti, Unione europea e Germania, avevano già avvertito il Paese che avrebbero preso duri provvedimenti qualora i colloqui di pace fossero falliti. In seguito ai mancati progressi nelle trattative per la pace, l’8 maggio 2018, la presidenza USA aveva annunciato che avrebbe riesaminato i programmi di assistenza destinati allo Stato africano. Infine, lo scorso 31 maggio, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato una risoluzione che prevede l’imposizione di sanzioni ad alcuni ministri e alti funzionari sud sudanesi, se il conflitto non cesserà entro il 30 giugno 2018.

In base alle stime, dall’inizio degli scontri in Sud Sudan sono morte almeno 50.000 persone, mentre oltre 4 milioni sono state costrette ad abbandonare le loro case per trasferirsi negli Stati confinanti, come Etiopia e Uganda. Ad oggi, malnutrizione e mancanza di cure mediche affligono quasi i 2/3 della popolazione.  

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Federica Patanè

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.